Sport e disabilità: uno spazio di autodeterminazione
Dalle medaglie paralimpiche alla pratica quotidiana: lo sport come strumento per rivendicare il diritto all’identità e superare i pregiudizi dell’abilismo.
- 26 Mag | di Letizia Palmisano
- 20 Mag | di Redazione Changes IA
Dalle medaglie paralimpiche alla pratica quotidiana: lo sport come strumento per rivendicare il diritto all’identità e superare i pregiudizi dell’abilismo.
Cambiano le competenze, cambiano le imprese. E con loro cambia anche il modo in cui si costruisce una carriera, sempre meno lineare e sempre più da reinventare nel tempo. La sfida non è lavorare di più, ma lavorare meglio con formazione continua, organizzazioni più inclusive e un welfare capace di accompagnare davvero le persone.
Il racconto mediatico tende spesso a semplificare il confronto tra generazioni trasformandolo in una contrapposizione netta di giovani vs anziani. La realtà, come sempre accade, è molto più complessa.
Dalla biodiversità alla paleontologia, fino alla lotta contro le frodi scientifiche: quando un fenomeno globale diventa strumento di conoscenza. Così Pikachu e Charizard hanno ispirato una generazione di ricercatori.
Dalla valorizzazione delle differenze alla leadership situazionale, passando per mentoring e tecnologia: così le aziende trasformano l’età in un motore di innovazione, coesione e crescita condivisa.
La presenza di donne ai vertici sta favorendo la diffusione di modelli più orizzontali, basati su condivisione delle responsabilità e sulla costruzione di relazioni basate sulla fiducia.
Molte disabilità non sono immediatamente riconoscibili. Per questo sono spesso ignorate, dando spazio alla frustrazione dei lavoratori e a uno spreco di talenti per le aziende. Ecco come rendere il lavoro più equo: Changes ne ha parlato con Emanuele Serrelli, partner di Wise Growth.
Una domanda all’IA. Viviamo in un mondo dove le merci, i dati e le idee attraversano i confini più velocemente delle persone. E mentre le mappe politiche sembrano immutabili, la realtà quotidiana racconta una crescente interdipendenza. Tra mezzo secolo, gli Stati nazionali saranno ancora il perno dell’ordine globale o i confini diventeranno qualcosa di molto diverso da come li conosciamo oggi?
Sembrano innocui ma in realtà sono in grado di influenzare profondamente le nostre vite fino a limitare le libertà individuali e a diffondere e giustificare profonde disuguaglianze nella società.
A sette anni dalla nascita della campagna europea “No Women No Panel”, il bilanciamento di genere nei dibattiti pubblici resta un obiettivo incompiuto: i dati 2024 del CNR raccontano una realtà ancora segnata da squilibri e stereotipi.




