L’era della post-generation
I confini dell’età sono sempre più labili. Si lavora di più, si vive a lungo e i limiti tra una generazione e l’altra sono sempre più sottili. Se viene meno la sequenza temporale della vita come può cambiare la società.
I confini dell’età sono sempre più labili. Si lavora di più, si vive a lungo e i limiti tra una generazione e l’altra sono sempre più sottili. Se viene meno la sequenza temporale della vita come può cambiare la società.
In tempi di globalizzazione le azioni utili a non rompere col nemico ma contenerlo esistono, ma sono tutte costose.
Chi non è sui social esiste davvero? I contenuti che non vediamo sul web assolvono davvero la loro funzione? C’è un sottobosco di comunicazioni via mail e messaggi privati tramite qualsiasi strumento tecnologico che producono una massa di dati e contenuti difficili da tracciare che non si possono più ignorare.
Dove c’è grande disponibilità di prodotti fisici o digitali, la scelta diventa più difficile. Se pensiamo agli anni della scarsità che fino a un secolo fa l’uomo ha attraversato, ci troviamo a vivere un paradosso.
Per molti prodotti, la parola rifiuto non è la più adatta a definire ciò che viene utilizzato e poi scartato. E per i settori tecnologici in particolare, dalle strumentazioni per l’ICT alle auto elettriche, comincia ad essere più calzante parlare di abituale riciclo.
L’economia digitale accelera le nostre giornate e ci priva dei preziosi momenti di profondità in cui dar spazio alla creatività e ai pensieri alternativi. È possibile trovare una soluzione? Per capirlo ci servono un viaggio in Italia e poi uno in Germania.
Quando l’economia fa una curva, stretta o larga che sia, quasi sempre c’è dietro un nuovo racconto favorito, se non addirittura spinto, da cosa (si) dice la gente. Quali sono le 10 storie più gettonate adesso?
Conflitti politici, inflazione, speculazione, blocchi logistici e produttivi. Tutti questi fattori hanno portato al centro della scena globale una materia prima data per scontata fino a ieri.
Da qualche mese le piattaforme digitali puntano sul pagamento e l’autenticazione. Due cambiamenti in apparenza lievi ma destinati a modificare per sempre questi media. Qual è l’impatto sull’utilizzo e sugli utenti.
Sono indispensabili, invisibili, strategici. Sono i prodotti critici che hanno un ruolo chiave nell’economia globale e dei quali guerra, inflazione e nuovi utilizzi hanno reso difficile il reperimento.
Ponti, strade, acquedotti e città con l’arrivo del digitale hanno viaggiato sempre di più sulla blockchain e avevano perso l’interesse delle élite globali. Pandemia, embarghi e divieti di passaggio hanno rimesso in agenda il reale rispetto al virtuale.
Nel settore delle materie prime prezzi e ricavi surfano su ritardi nelle consegne e scarsità dei beni. Poco più sotto, si restringono i margini. Andando in profondità i rischi geopolitici spingono verso la sostenibilità per cui servirebbero investimenti enormi.
Sarà ancora l’uomo a muovere il capitalismo, o lo farà la natura? All’orizzonte c’è però un investitore di maggioranza silenzioso e ingombrante. Un investitore escluso, a cui non si è ancora dato spazio.
Perché instabilità e conflitti preoccupano i capi d’azienda più di inflazione, volatilità dei prezzi dell’energia e delle risorse e tassi di interesse.
Non c’è solo la guerra Russia-Ucraina. La convergenza di fattori di crisi sul settore alimentare globale può diventare la sfida più grande dei prossimi anni.