Ghiacci e sicurezza globale: come cambiano rischi e geopolitica
La relazione tra clima e sicurezza non è una novità. Già in passato, eventi naturali hanno contribuito a trasformazioni politiche profonde: dalle carestie legate a eruzioni vulc
Per anni simbolo della dipendenza dal carbone, il Paese dell’Europa dell’Est sta diventando un caso chiave della transizione energetica europea: grazie all’eolico e a investimenti in crescita, riduce le emissioni e dimostra che la svolta green può essere anche una scelta economica, non solo ambientale.
L’Unione europea ha da tempo un obiettivo: la neutralità climatica e la leadership dell’ambientalismo globale. In altre parole, una transizione verde che sia rapida e vincente. La sfida più grande, per raggiungere questo obiettivo, è mantenere sia la crescita che la competitività economica, ma soprattutto tenere al passo di questo processo tutti i grandi paesi europei – cioè quelli che contano di più in termini di emissioni.
Gli osservati speciali sono Germania e Polonia, cioè i due paesi più legati all’uso del carbone e quindi anche due tra i più inquinanti di tutto il continente europeo. Pensate che nel 2023 la Polonia emetteva la stessa quantità di gas serra dell’Italia, ma con una popolazione molto inferiore alla nostra. Venti milioni di abitanti in meno del nostro Paese, ma su per giù le stesse emissioni, com’è possibile? La risposta, appunto, è il carbone. La fonte fossile più inquinante di tutte.
L’ottima notizia, però, è che la Polonia sta riuscendo ad abbandonare il fossile e le rinnovabili hanno un peso sempre maggiore nel suo mix energetico di approvvigionamento. Che la Polonia riuscisse a fare questo passo non era affatto scontato, ed è un fatto determinante per il piano europeo di transizione energetica. Senza la Polonia raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 non sarebbe possibile.
Le potenzialità del territorio polacco sono enormi in termini di produzione di energia verde. Certo, la Polonia ha meno sole di un paese dell’area mediterranea ma nella regione storica della Pomerania (che si affaccia sul Baltico) e nella parte centrale del Paese il vento abbonda. Di recente l’Associazione polacca per l’energia eolica (nota con la sigla Psew) ha messo nero su bianco qualche dato: già un anno fa la Polonia aveva dei parchi eolici con una capacità installata di circa 9 Gw. Non è affatto male considerati i precedenti. Per avere un termine di paragone, noi in Italia abbiamo il 54% della capacità totale che proviene da fonti rinnovabili (74,5 Gw su 137,6).
Piotr Czopek, il vicepresidente dell’Associazione polacca per l’energia eolica, di recente ha espresso grande soddisfazione: «Ogni giorno, durante le ore diurne, abbiamo molta più energia che viene da fonti rinnovabili che da carbone».
Anche in Polonia, come in Italia e in moltissimi altri paesi europei, le rinnovabili hanno avuto intoppi, rallentamenti, questioni legali e in alcuni casi vere e proprie proteste. Per anni una legge ha limitato la costruzione di impianti eolici: le torri non potevano essere installate a una distanza inferiore pari alla loro altezza moltiplicata per dieci. Nonostante tutto il paese europeo, una volta tra i più in difficoltà di tutto il continente, ha raggiunto risultati straordinari. Gli investimenti sono aumentati moltissimo, con un’impennata dal 2023 in poi.
Il Baltico è un luogo con caratteristiche geografiche e meteorologiche così promettenti che diversi media e commentatori lo hanno definito un nuovo hub energetico. Acque basse, vento piuttosto costante e il tutto lontano dai grandi centri urbani tedeschi e polacchi, così da non essere visto come un disturbo di alcun genere.
L’equilibrio tra fonti fossili e rinnovabili, però, non dipende solo da scelte politiche o dalla disponibilità di vento e sole, ma anche dai prezzi. L’aumento del costo del petrolio che stiamo vedendo in queste settimane, legato alle tensioni in Iran e più in generale in Medio Oriente, sta già avendo un effetto indiretto ma notevole: rende le alternative più competitive. In questo scenario, investire in eolico e in altre fonti pulite diventa non solo una scelta ambientale, ma anche economica. Se i combustibili fossili continuano a essere instabili e costosi, paesi come la Polonia potrebbero accelerare ulteriormente la loro transizione, consolidando un percorso che fino a pochi anni fa non era affatto ovvio.
Oltre ai prezzi del petrolio un ruolo potrebbero averlo le sfide globali tra paesi europei e gli altri blocchi politici. L’energia eolica cresce rapidamente anche in Germania, Spagna e Paesi Bassi, ma l’Unione europea deve fare i conti con l’aumento dei costi dei componenti, l’inflazione e soprattutto la concorrenza internazionale, in particolare quella cinese. La Cina domina la produzione di turbine e componenti elettronici. Bruxelles punta a rispondere con strumenti come l’Atto europeo sulle industrie a emissioni zero e i partenariati strategici sulle materie prime, proprio per rafforzare l’autonomia tecnologica ed energetica del continente.
Tutto questo andrà combinato con la disponibilità economica e gli investimenti. Costruire un parco richiede investimenti enormi, fino a diversi milioni di euro per megawatt, e costi di manutenzione continui. La vera partita, quindi, per dirla tutta non è solo produrre energia pulita in Polonia, ma riuscire a farlo in tutta Europa in modo efficiente e a prezzi competitivi che siano sostenibili nel lungo periodo.