Problem setting: perché le domande giuste contano più delle risposte

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Problem setting: perché le domande giuste contano più delle risposte

Di fronte a un problema bisogna diventare brutalmente creativi. Ma quali competenze occorrono? Una guida arriva dal World Economic Forum.

Di fronte a un problema serve essere brutalmente creativi. Ma quali competenze sono davvero necessarie per affrontarlo in modo efficace? Una guida utile arriva dal World Economic Forum, da alcuni dei più importanti modelli di innovazione creativa e, soprattutto, da Albert Einstein. La sua celebre frase racchiude l’essenza del tema: «Se avessi a disposizione un’ora per salvare il mondo, preferirei dedicare 55 minuti di quell’ora alla definizione del problema e solo i cinque minuti rimanenti alla progettazione di una soluzione».

Una lezione chiave: prima del problem solving, c’è il problem setting.

In questo articolo vedremo:

  • Le competenze creative secondo il World Economic Forum
  • La gestione tradizionale dei processi di innovazione
  • La gestione creativa dei processi di innovazione
  • La necessità di essere brutalmente candidi di fronte ai problemi
  • Da Einstein alla pratica quotidiana della creatività e della critica

Cos’è il problem setting e perché è fondamentale

Il problem setting, in italiano “definizione del problema”, è la fase preliminare e strategica in ogni processo decisionale e creativo. Comprendere bene il significato di problem setting è fondamentale: significa imparare a farsi le domande giuste prima ancora di cercare risposte. È l’arte di analizzare, scomporre e reinterpretare un problema, esplorando tutte le possibili sfaccettature prima di affrontarne la soluzione.

Senza una corretta formulazione del problema, anche la soluzione più brillante rischia di essere inutile. Il problem setting non è solo un esercizio tecnico, ma un’abilità mentale, culturale e persino etica: implica ascolto, riflessione e apertura.

Problem setting vs. problem solving

La distinzione tra problem setting e problem solving è fondamentale. Mentre il problem setting si occupa di definire correttamente il problema, il problem solving entra in gioco per risolverlo.

Spesso ci concentriamo direttamente sul problem solving, cercando una risposta immediata a un problema che non abbiamo compreso a fondo. Ma che cos’è il problem solving se non la seconda parte di un processo che inizia molto prima? Come ci ricorda Einstein, ogni buona soluzione nasce da una buona domanda.

Conoscere la differenza e la complementarità tra questi due approcci significa costruire una predisposizione al problem solving che sia solida, fondata e davvero efficace.

Le competenze creative secondo il World Economic Forum

Tra le dieci competenze fondamentali per il futuro indicate dal World Economic Forum, troviamo la risoluzione di problemi complessi, il pensiero critico, la creatività e l’intelligenza emotiva.

La creatività non è più un’opzione: è una risorsa strategica, una leva centrale per l’innovazione. Secondo Daniel Goleman, padre del concetto di intelligenza emotiva, riconoscere e gestire le proprie emozioni è essenziale per attivare processi cognitivi efficaci e innovativi. In quest’ottica, problem setting e creatività sono profondamente interconnessi.

Einstein e l’arte di porsi le domande

Nella storia del pensiero, pochi hanno compreso il valore delle domande quanto Albert Einstein. Il suo approccio, basato sull’osservazione attenta e sul pensiero laterale, ci ricorda che non è importante trovare subito una soluzione, ma piuttosto formulare bene il problema.

Questa riflessione è centrale nel dibattito su Einstein, così come nel confronto tra Einstein e approcci più meccanici. Einstein ci insegna a rallentare, a riflettere, a esplorare con creatività e profondità ogni possibile dimensione del problema.

Come sviluppare una predisposizione al problem setting

Sviluppare una predisposizione al problem solving efficace richiede prima di tutto di allenare la mente al problem setting. Ecco alcune strategie per farlo:

  • Ascolto attivo: saper cogliere non solo le parole, ma anche i bisogni impliciti.
  • Curiosità autentica: accogliere il dubbio come motore di apprendimento.
  • Dubbi costruttivi: imparare a mettere in discussione ciò che sembra ovvio.
  • Pensiero divergente: esplorare alternative multiple, anche inaspettate.
  • Contesto psicologico sicuro: favorire ambienti in cui si possa sbagliare e riprovare.

Tutte queste abitudini mentali rafforzano la capacità di affrontare l’ignoto con intelligenza e sensibilità.

Da Einstein alla pratica quotidiana della creatività e della critica

Come ricorda Claudio Dell’Era, docente di Design Thinking al Politecnico di Milano, esistono vari modelli per la gestione creativa dell’innovazione: quelli proposti da IDEO, dalla Design School di Stanford e dal Design Council sono i più diffusi. Tutti condividono una struttura comune: alternare fasi divergenti (esplorative e generative) a fasi convergenti (analitiche e selettive).

L’economista Gary Pisano, in un articolo per Harvard Business Review, sottolinea la necessità di essere brutalmente sinceri nella valutazione delle idee: solo in un ambiente che accoglie sia la creatività che la critica, il processo risulta veramente efficace.

La lezione finale? La capacità di problem setting non è una dote innata, ma un’abilità che si può sviluppare, allenare e integrare nella nostra pratica quotidiana. Come Einstein ci insegna, le domande giuste contano più delle risposte.

*Articolo pubblicato a Gennaio 2023 e sottoposto a successive revisioni

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Top voice di LinkedIn in Italia, milanese, dal 2017 cura su LinkedIn la “Rassegna quotidiana del cambiamento sul lavoro” delle ore 8 ed è promotore del portale Rassegnalavoro. Ogni giovedì, su LinkedIn, conduce alle 18 il talk “New Normal Live” dedicato alla “nuova normalità” sul mondo del lavoro. Giornalista professionista, ha scritto per più di 30 testate come il Corriere della Sera. Si occupa di comunicazione digitale aziendale e, in particolare, della progettazione, della realizzazione e dell’implementazione di community professionali. Suo il libro ​“Tempo di IoP: Intranet of People” dedicato alla comunicazione interna d’impresa. ​