Phygital: dove si incontrano il mondo fisico e quello digitale

Phygital è una parola che nasce dalla fusione di physical e digital, e descrive l’interazione – anzi, la fusione – tra queste due dimensioni. Se ne sente parlare sempre più
È una di quelle idee di cui si è detto tante volte che il momento per realizzarla era giunto: sarà la volta buona con la prossima legislatura?
Il reddito di base universale è tornato al centro del dibattito politico e sociale in Europa. Un’idea antica, discussa e sperimentata in tutto il mondo, che oggi si ripropone con forza alla luce delle fragilità emerse dopo la pandemia. In molti la vedono come una risposta strutturale per affrontare povertà, disuguaglianze e crisi future.
Il tema del reddito di base è da tempo oggetto di studi e confronti. Ma è stato con i colpi inferti dal Covid-19 al sistema sociale ed economico che la discussione ha ripreso vigore, evidenziando quanto le nostre società siano esposte agli shock e quanto sia necessario un nuovo strumento di protezione.
Una spinta significativa era arrivata da Papa Francesco, che nella Lettera ai movimenti popolari scritta il giorno di Pasqua del 2020, in piena emergenza sanitaria, ha dichiarato: «Molti di voi vivono giorno per giorno senza alcuna garanzia legale che li protegga (..) Voi, lavoratori precari, indipendenti, del settore informale o dell’economia popolare, non avete uno stipendio stabile per resistere a questo momento… e la quarantena vi risulta insopportabile. Forse è giunto il momento di pensare a una forma di retribuzione universale di base».
Nel maggio 2020 è stata lanciata un’Iniziativa dei Cittadini Europei (ECI) per chiedere l’introduzione del reddito di base incondizionato (RBI) nell’UE. Anche se non è stato raggiunto l’obiettivo minimo di un milione di firme entro giugno 2022, la campagna – promossa in Italia dal Basic Income Network Italia – ha continuato a operare. Nel marzo 2024, in vista delle elezioni europee, è stata inviata una lettera ai parlamentari europei per ricordare che proprio l’RBI è stata l’idea più frequentemente emersa nel processo partecipativo della Conferenza sul futuro dell’Europa tra 2021 e 2022.
Il reddito universale, noto anche come Universal Basic Income (UBI), è una somma di denaro erogata regolarmente, individualmente e incondizionatamente a tutte le persone, a prescindere dal reddito, dall’occupazione o dallo status sociale. Si propone di garantire a ogni individuo una base economica per condurre una vita dignitosa. Il reddito universale di base è sostenuto da economisti come Esther Duflo, ma anche da personalità storiche come Martin Luther King. Alcuni vi includono anche Mahatma Gandhi tra i suoi precursori.
Tra gli obiettivi principali del reddito di base universale, vi è il contrasto alla povertà, la riduzione delle disuguaglianze e il rafforzamento della cohesione sociale.
Durante l’evento “Reddito Universale, è arrivato il momento”, svoltosi nell’aprile 2024 al Parlamento Ue a Bruxelles, i relatori Philippe Van Parijs e Guy Standing, fondatori del Basic Income Earth Network (BIEN), hanno sottolineato che l’UBI rappresenta:
Le sperimentazioni svolte nel mondo hanno dato risultati coerenti: miglioramento della salute mentale, maggiore libertà e indipendenza, migliore controllo della propria vita.
Chi riceve l’UBI tende a dedicare più tempo ad attività percepite come significative, anche non retribuite, come la cura, l’assistenza o la tutela dell’ambiente. Al contrario di quanto sostenuto da alcune critiche, l’UBI non incentiva la pigrizia, come ha confermato anche uno dei più vasti esperimenti realizzati in Kenya, che ha coinvolto oltre 70.000 persone per due anni.
Il reddito di cittadinanza europeo e il reddito universale europeo si basano su approcci differenti. Il primo, spesso condizionato, si lega a requisiti specifici. Il secondo, l’UBI, mira a essere un diritto individuale incondizionato, parte integrante della cittadinanza stessa, e non un sussidio di emergenza.
A oggi, nel mondo si contano oltre 130 progetti pilota sul reddito di base universale, anche in Paesi sviluppati. Accanto all’esperienza keniana, si segnalano iniziative come UBI4ALL, nata per permettere ai cittadini europei di vivere in prima persona l’esperienza dell’UBI.
Secondo questa visione, l’UBI non solo contrasta la povertà, ma garantisce anche più tempo per la cura delle persone e dell’ambiente. Alcuni sostengono che debba essere riconosciuto come un diritto umano.
Molti si domandano: reddito universale 2025, è una prospettiva realistica? L’idea guadagna consensi nella società civile e in alcuni ambiti politici, ma non esistono ancora tempistiche precise. La sua inclusione tra le proposte più ricorrenti della Conferenza sul futuro dell’Europa e le pressioni esercitate attraverso iniziative civiche potrebbero, però, accelerare il processo.
Uno degli interrogativi più frequenti è: dove trovare le risorse? Le proposte non mancano, come mostrano le faq del BIEN e testi come “Il reddito di base: una proposta radicale” di Van Parijs.
Secondo Daniel Raventós, sociologo ed economista, tra le fonti possibili vi è una carbon tax. Più articolata la proposta di Gianluca Grimalda, ricercatore e attivista per il clima:
Grimalda evidenzia anche il ruolo dell’UBI nella gestione delle crisi climatiche ed emergenziali: può rappresentare una risposta automatica e immediata per chi, colpito da eventi estremi, perde la possibilità di lavorare e accedere ai beni primari.
Le ultime notizie sul reddito universale mostrano segnali incoraggianti. Oggi si torna a parlare di tassazione per scopi sociali e ambientali, con proposte come la tassa globale sui ricchi (#TaxTheRich) o l’iniziativa ICE per una tassa sui grandi patrimoni che finanzi la transizione ecologica (aperta fino a ottobre 2024).
Tuttavia, persiste una forte contraddizione: nel 2023 la spesa globale in armamenti ha toccato i 2.500 miliardi di dollari, mentre si continua a sostenere che “non ci sono i soldi” per l’UBI. Papa Francesco, all’udienza generale del 1° maggio 2024, aveva dichiarato: «Purtroppo, oggi gli investimenti che danno più reddito sono le fabbriche delle armi. Terribile, guadagnare con la morte».
In un contesto globale segnato da conflitti e crisi ambientali, il reddito di base universale potrebbe invece rappresentare una soluzione etica, efficace e sostenibile per garantire dignità, giustizia e resilienza sociale.
*Articolo pubblicato il 3 giugno 2024 e sottoposto a successive revisioni