Micromobilità elettrica: una rivoluzione urbana tra benefici e rischi

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Micromobilità elettrica: una rivoluzione urbana tra benefici e rischi

Tra nuove e vecchie regole, questa formula ha un beneficio sociale evidente, garantendo una mobilità individuale efficiente alternativa al trasporto pubblico. Restano ancora tanti problemi di sicurezza.

Cos’è la micromobilità elettrica

La micromobilità elettrica si definisce come l’insieme di mezzi di trasporto leggeri, compatti ed elettrici—come monopattini elettrici, biciclette elettriche, scooter e hoverboard elettrici—utilizzati soprattutto per spostamenti brevi nelle zone urbane. Garantisce un collegamento efficace tra i quartieri, riduce l’inquinamento e la congestione tipici della micromobilità delle città. Anche se la bicicletta vanta una lunga storia, dall’Ottocento a oggi è stata elettrificata per affrontare salite e percorsi più impegnativi.

I principali mezzi di micromobilità elettrica

Ecco gli strumenti principali della micromobilità elettrica:

Monopattini elettrici
Il monopattino è diventato popolare negli anni 2010: leggero, pieghevole, con autonomia fino a 50 km e velocità limitata a 20 km/h per legge.

Biciclette elettriche
Le biciclette a pedalata assistita permettono di affrontare percorsi collinari e salite senza affaticamento, con assistenza fino a 25 km/h, mantenendole assimilate alle biciclette tradizionali.

Scooter elettrici
Veicoli a due ruote che, con motore elettrico e acceleratore, possono raggiungere circa 45 km/h; richiedono casco e assicurazione come i ciclomotori.

Hoverboard elettrici
Tecnologie basate sull’equilibrio corporeo, evoluzione dei Segway e delle monoruote, diffusissime grazie alla trazione elettrica.

Micromobilità condivisa

La micromobilità elettrica condivisa è in evoluzione: secondo l’8° Rapporto sulla Sharing Mobility, presentato a Novembre 2024, tra 2022 e 2024 i servizi sono calati da 211 a 143 e i veicoli da 113.000 a 81.000, ma la domanda resta stabile. La flotta totale è composta per il 44% da monopattini, 42% da biciclette, 9% da automobili e 5% da scooter, con una percentuale di veicoli a zero emissioni altissima: il 95%. I monopattini elettrici in sharing si sono ridotti a 30.000 unità, con circa 25 milioni di noleggi annui, mentre la percorrenza media è scesa a 2,1 km. Il bikesharing cresce: +12% di noleggi nel 2023 e +22% previsti nel 2024, con le biciclette elettriche che costituiscono il 62% della flotta. Lo scootersharing, pur dimezzando i veicoli, ha toccato un record di 4,5 milioni di noleggi nel 2023.

Codice della strada e micromobilità

Il nuovo Codice della Strada (legge 177/2024, in vigore dal 14 dicembre 2024) introduce cambiamenti rilevanti:

  • Monopattini elettrici: casco obbligatorio per tutti, indicatori di direzione e frenata, limiti di velocità (20 km/h, 6 km/h in aree pedonali); divieto di circolazione su strade extraurbane o marciapiedi; infrastrutture geofencing per sharing.
  • Targa e assicurazione: obbligatorie dopo i decreti attuativi (previsti tra giugno e luglio, operativi da settembre) con sanzioni da 100 a 800 €. Contrassegno plastificato e non rimovibile, rilasciato da Poligrafico dello Stato.
  • Biciclette elettriche: pedalata assistita fino a 25 km/h, al di sopra assimilate agli scooter (casco, assicurazione, limiti analoghi).

I vantaggi della micromobilità urbana

Riduzione delle emissioni
Con un’auto si trasportano mediamente 1,5 persone per circa una tonnellata per veicolo; con le stesse masse si possono spostare cento persone su monopattini elettrici: con un enorme risparmio energetico ed emissioni di CO₂.

Decongestione traffico
Velocità medie in città: Milano 9,1 km/h, Roma 8,5 km/h, Napoli 7,3 km/h. Biciclette elettriche e monopattini a 15 km/h su corsie dedicate garantirebbero viaggi rapidi e fluidi.

Mobilità accessibile
Servizi di micromobilità comuni con bassi costi, free-floating e flotte diffuse avvicinano questi mezzi a vaste fasce di cittadini. <h2>I rischi e i limiti della micromobilità</h2> La micromobilità non comporta però solo conseguenze positive, ma anche limiti e rischi.

Sicurezza stradale
La condivisione delle strade con auto e mezzi pesanti comporta elevata vulnerabilità: sono necessarie infrastrutture dedicate.

Infrastrutture carenti
Centri storici e aree urbane hanno difficoltà a creare corsie protette per servizi di micromobilità elettrica in città.

Esclusione sociale
Obblighi e costi di monopattini elettrici: casco, assicurazione e targa rischiano di aumentare i costi d’accesso e penalizzare fasce meno abbienti. <h2>Una rivoluzione urbana da regolare</h2> Per sfruttare i benefici, servono norme chiare, gestione strategica degli spazi pubblici e regolazione della condivisione, con un ruolo attivo delle micromobilità comuni e delle città. È fondamentale realizzare parcheggi e corsie protette per una mobilità sostenibile.

Opportunità o rischio?

La micromobilità elettrica rappresenta una grande opportunità per sostenibilità, efficienza e accessibilità urbana. D’altro canto, senza infrastrutture adeguate presenta rischi evidenti: sicurezza, esclusione sociale, furti, logistica meteo-dipendente. Le città hanno l’opportunità di guidare la transizione verso una mobilità più ecologica e inclusiva.

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Nato a Carmagnola il 14 Settembre 1956. Si laurea nel 1980 in Ingegneria Elettrica, con la votazione finale di 110/110 e lode. Specializzazione in Automazione Industriale. Dopo un paio di anni di esperienza come sistemista software entra nel 1982 al Centro Ricerche FIAT. Fino al 1990 si occupa di automazione industriale e robotica, realizzando sistemi innovativi per il montaggio e l’ispezione, utilizzando sistemi di visione artificiale. Nel 1990 la tecnologia della visione artificiale diventa matura per essere utilizzata anche sul prodotto, veicolo, e quindi inizia a sviluppare sistemi di ausilio alla guida (radar anticollisione, mantenimento corsia, sensore angolo cieco). Diventa dirigente nel 1995, e gestisce i team di sviluppo di sistemi di informativa di bordo, assistenza alla guida, telematica e interfaccia con il guidatore. Coordinatore di numerosi progetti a finanziamento Europeo. Nel 2003 coordina per Fiat il progetto regionale Torino Wireless. Nel 2012 assume l’incarico di direttore della sicurezza presso l’ACEA, l’associazione Europea dei costruttori di veicoli, a Bruxelles. Rientrato in Fiat Chrysler Automotive nel 2017, lascia l’azienda nel novembre del 2017, per avviare una attività in proprio di consulenza industriale.