Greenshouting: la nuova sfida della sostenibilità è parlare meglio
Dopo gli anni del greenwashing e del greenhushing emerge una nuova idea di comunicazione: raccontare ciò che si fa davvero, con dati, trasparenza e senza promettere l'impossibile.
Dopo gli anni del greenwashing e del greenhushing emerge una nuova idea di comunicazione: raccontare ciò che si fa davvero, con dati, trasparenza e senza promettere l'impossibile.
In Italia oltre 2,4 milioni di famiglie vivono in condizioni di povertà energetica. Tra bollette, case inefficienti e ondate di calore sempre più frequenti, la sfida riguarda insieme ambiente, salute e inclusione sociale.
Per oltre due secoli abbiamo considerato la crescita economica un obiettivo indiscutibile. Oggi, tra crisi climatica, perdita di biodiversità e nuove disuguaglianze, sempre più istituzioni internazionali guardano a un'idea radicale: un'economia che non cresce all'infinito ma cerca un equilibrio duraturo tra benessere umano e limiti del pianeta.
Dalla biodiversità alla sicurezza alimentare, fino alla lotta contro la crisi climatica: gli impollinatori sono indispensabili per la sopravvivenza degli ecosistemi. Ma pesticidi, agricoltura intensiva e perdita di habitat ne minacciano sempre più l'esistenza.
Dalle ecografie postate prima della nascita ai profili social costruiti dai genitori: esporre i minori sui social media porta a rischi concreti, tra violazioni della privacy, impatti psicologici e sfruttamento commerciale. Un fenomeno sempre più diffuso che solleva una domanda urgente: di chi è davvero l’identità digitale dei bambini?
Dalla UNESCO alle Stelle Verdi della Guida Michelin, la sostenibilità del cibo si afferma: filiera corta, riduzione degli sprechi e inclusione sociale diventano leve strategiche, mentre i consumatori, soprattutto i più giovani, trasformano il “mangiare fuori” in una scelta di valore oltre che di gusto.
A quasi quarant’anni dalla definizione di sviluppo sostenibile introdotta dal World Commission on Environment and Development, oggi è diventato mainstream, ma rischia di perdere efficacia. Tra abuso del concetto, greenwashing e iper-regolamentazione, il tema appare oggi svuotato di visione e sempre più esposto a strumentalizzazioni ideologiche.
Dalle biblioteche ai parchi urbani, passando per scuole e centri civici: i rifugi climatici diventano infrastrutture sociali contro le ondate di calore, tra adattamento climatico e giustizia urbana.
Dalla COP30 di Belém alla conferenza di Santa Marta: il 2026 potrebbe segnare l’avvio concreto del phase-out globale delle fonti fossili.
Dalle lotte abolizioniste dell’Ottocento al femminismo nero, fino alle politiche europee e alle sfide climatiche di oggi: una lunga genealogia di pensiero e azione che mette al centro le discriminazioni multiple e intrecciate, trasformandole in chiave di lettura del presente e strumento di cambiamento politico e sociale.
Zone di sacrificio, comunità vulnerabili, diritti negati: il lato oscuro di un sistema economico che continua a produrre inquinamento e disuguaglianze. Comprendere e combattere il razzismo ambientale è una sfida imprescindibile per il futuro del pianeta e della giustizia sociale.
L’ambiente è entrato nei testi fondativi di oltre 150 Paesi, da Quito a Roma. È la nuova frontiera del diritto, che riconosce alla Terra un valore giuridico e simbolico senza precedenti. Ma la vera sfida è far vivere quelle parole nella realtà.
Dalle contadine indiane del movimento Chipko alle teorie di Vandana Shiva e Donna Haraway, fino all’Italia di Laura Cima: come l’ecofemminismo unisce la difesa dell’ambiente, dei diritti delle donne e di tutte le forme di vita.
Non tutta l’umanità ha lo stesso peso nella devastazione del pianeta. Jason Moore e altri studiosi ribaltano la prospettiva: non siamo “noi” a distruggere la Terra, ma un sistema preciso: il capitalismo.
È una di quelle idee di cui si è detto tante volte che il momento per realizzarla era giunto: sarà la volta buona con la prossima legislatura?