Il mondo ha messo l’ambiente in Costituzione

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Il mondo ha messo l’ambiente in Costituzione

L’ambiente è entrato nei testi fondativi di oltre 150 Paesi, da Quito a Roma. È la nuova frontiera del diritto, che riconosce alla Terra un valore giuridico e simbolico senza precedenti. Ma la vera sfida è far vivere quelle parole nella realtà.

Con la legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, l’Italia ha modificato due articoli della Costituzione in materia di tutela dell’ambiente. Nell’articolo 9, che è fra quelli che delineano i principi costituzionali fondamentali, è stato inserito un nuovo comma che parla di ambiente, biodiversità, ecosistemi, future generazioni e anche di tutela degli animali. Nell’articolo 41, il testo è stato modificato da una parte inserendo ambiente e salute quali ulteriori limiti all’iniziativa economica privata; dall’altra, ancora l’ambiente è stato incluso fra i fini qualificati verso i quali l’attività economica può essere indirizzata.

La nascita dell’Osservatorio sul Costituzionalismo Ambientale

Molti vi hanno visto una svolta storica e sull’onda dell’attenzione generata è stato costituito l’Osservatorio sul Costituzionalismo Ambientale (OCA), che fa capo alla rivista DPCE (Diritto pubblico comparato ed europeo). Si sono moltiplicate anche le iniziative scientifiche sul tema. E si è registrato un aumento delle pubblicazioni dedicate a cura di studiosi di diritto pubblico.

Va, comunque, ricordato che le modifiche costituzionali hanno innescato un intenso dibattito sulla loro reale capacità di incidere concretamente sul contrasto alla crisi climatica e sulla promozione e accelerazione di politiche per la transizione ecologica. Ci si è chiesti ad esempio se e in che misura le modifiche introdotte siano state davvero innovative e quanto invece abbiano più che altro costituito un consolidamento dell’esistente; se la riforma non avrebbe potuto essere anche più coraggiosa, inserendo espressioni quali “sviluppo sostenibile” o “cambiamenti climatici”; se in buona sostanza non si sia trattato di un’occasione mancata che ha lasciato importanti esigenze, giuridicamente parlando, ancora da soddisfare.

L’Italia nel contesto dell’eco-costituzionalismo globale

Dibattito a parte, un punto fondamentale è che quello compiuto dall’Italia è stato un passo che non rappresenta un unicum nel panorama internazionale, tutt’altro. Si è infatti inserito, e con un certo ritardo, in un filone che aveva già da molto tempo iniziato a prendere progressivamente corpo, in varie fasi, a livello globale: viene indicato col termine “eco-costituzionalismo”, o “costituzionalismo ambientale”. Cioè il riconoscimento dell’importanza del prendersi cura dell’ambiente al massimo livello che il diritto può esprimere, ossia quello costituzionale.

Una storia di mezzo secolo

L’introduzione di disposizioni costituzionali in materia di protezione dell’ambiente ha circa mezzo secolo di storia, con i primi casi che risalgono agli anni ‘70 del 1900. La cosiddetta costituzionalizzazione dell’ambiente è una storia densa di episodi e affascinante. Che ha visto alcuni Paesi spingersi più avanti prima degli altri, con coraggio, spirito innovativo e oggi è lecito affermare anche con lungimiranza. Paesi che proprio per questo sono diventati punti di riferimento a cui ispirarsi.

I casi pionieristici di Ecuador e Bolivia

Nel 2008 in Ecuador entrò in vigore una nuova Costituzione. Dove nel preambolo si affermava che gli uomini fanno parte della Pachamama, la Madre Terra, e che essa è vitale per l’esistenza umana. Un intero capitolo era inoltre dedicato ai diritti della natura, che diventava quindi soggetto appunto di diritti sullo stesso piano degli esseri umani. Nel 2011 arrivò la prima sentenza in osservanza del nuovo dettato costituzionale, che registrò la vittoria dei ricorrenti contro la decisione di ampliare una strada. Nel 2021 una sentenza della Corte Costituzionale affermò che alle mangrovie doveva essere garantita una protezione speciale in virtù del loro ruolo nel contrasto alla crisi climatica. La medesima Corte più recentemente ha stabilito il diritto al rispetto integrale dell’esistenza degli ecosistemi marini costieri, obbligando il governo ad agire di conseguenza per garantire tale diritto.

Nel 2009 una nuova Costituzione venne adottata anche in Bolivia. E anche qui natura e ambiente diventavano assolute protagoniste. Si affermava ad esempio che tutti hanno diritto a vivere in un

ambiente salubre, protetto ed equilibrato, facendo riferimento alle generazioni attuali e a quelle future e anche agli altri esseri viventi. Inoltre, si stabiliva che ai fini della salvaguardia dell’ambiente, chiunque può promuovere azioni legali individualmente o in rappresentanza di una collettività, fatto salvo l’obbligo di procedere in tal senso da parte del soggetto pubblico. Considerate insieme, le Costituzioni di Ecuador e Bolivia sono emblematiche dell’intenzione di plasmare l’ordinamento giuridico in modo diverso: autenticamente sostenibile e solidale, soprattutto in linea con la cultura dei popoli indigeni e in particolare con il concetto del buen vivir, di un’esistenza cioè armoniosa a tutti i livelli e nello specifico fra esseri umani, risorse naturali e sviluppo economico.

La Charte de l’environnement e il caso francese

Qualche anno prima, nel 2004, era stata la Francia ad approvare la Charte de l’environnement, successivamente entrata a far parte del preambolo della Costituzione francese. Il testo riprendeva concetti e principi come lo sviluppo sostenibile, la riparazione del danno e il principio di precauzione, cardine della tutela ambientale in ambito europeo. Il caso francese è considerato espressione della fase matura del percorso del costituzionalismo ambientale, iniziata grosso modo con l’inizio del terzo millennio. Che aveva conosciuto la sua primissima fase, come si accennava, a metà degli anni ‘70 – innescata in un certo senso dalla Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente Umano del 1972 a Stoccolma -, di cui le Costituzioni di Grecia (1975), Portogallo (1976) e Spagna (1978) sono considerati i principali esempi, caratterizzati da un’impostazione della tutela ambientale abbastanza tradizionale e antropocentrica. Lontana, cioè, dall’impostazione evoluta ed ecocentrica, in un certo senso rivoluzionaria, dei casi di Ecuador e Bolivia.

Oltre 150 Costituzioni nel mondo con norme ambientali

In uno dei testi considerati di riferimento in materia, Costituzionalismo ambientale. Atlante giuridico per l’Antropocene, del professor Domenico Amirante, si registra come le costituzioni che a oggi a livello globale contengono, in vari gradi e forme, disposizioni a tutela di valori e interessi legati all’ambiente, rappresentino ormai la netta maggioranza: sono quelle di oltre 150 Paesi del mondo, sui 193 Paesi membri dell’Assemblea delle Nazioni Unite. Con una tendenza, per giunta, a inserire con sempre maggiore frequenza le norme ambientali fra le fondamenta dell’architettura costituzionale, come ad esempio nei principi fondamentali o nei preamboli.

UNEP e le nuove frontiere del costituzionalismo ambientale

Nel documento New frontiers in environmental constitutionalism è stato il Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), qualche anno fa, a compiere una dettagliatissima analisi dell’evoluzione del costituzionalismo ambientale e delle varie declinazioni che esso ha assunto nel panorama mondiale. Dopo la prefazione, a cura del primo Relatore speciale delle Nazioni Unite sui Diritti umani e l’Ambiente, un mandato introdotto dall’Onu nel 2012, il documento si apre con una citazione delle parole di Ken Saro-Wiwa, il celebre attivista ambientale nigeriano assassinato trent’anni fa: «L’ambiente è il primo diritto dell’uomo. Senza un ambiente pulito, l’uomo non può esistere per rivendicare altri diritti, siano essi politici, sociali o economici».

Questo diritto è stato ormai messo in Costituzione in larga parte del pianeta ed è difficile pensare a un riconoscimento giuridico più solenne. La sfida, ora, è che quelle norme entrino in circolo, che dispieghino i loro effetti nel modo più potente e vasto possibile. Aiutando a trasformare in senso pro-ambiente e pro-clima, dopo le costituzioni formali, anche le costituzioni materiali.

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Giornalista, blogger, storytweeter. Laurea alla Bocconi. Da metà anni ’90 segue il dibattito sui temi di finanza sostenibile, csr, economia sociale. Blogga su mondosri.info. Homo twittante.​​​​