Le catastrofi naturali non esistono
Di che cosa esattamente abbiamo paura, quando parliamo di catastrofi naturali? E, soprattutto, perché abbiamo paura quando non dovremmo e non ne abbiamo quando, invece, qualche mo
In Italia oltre 2,4 milioni di famiglie vivono in condizioni di povertà energetica. Tra bollette, case inefficienti e ondate di calore sempre più frequenti, la sfida riguarda insieme ambiente, salute e inclusione sociale.
C’è una forma di povertà che raramente occupa le prime pagine dei giornali, ma che riguarda milioni di persone e incide sulla qualità della vita quotidiana. È la povertà energetica: la difficoltà ad accedere ai servizi energetici essenziali necessari per vivere in condizioni dignitose, dal riscaldamento al raffrescamento, dall’illuminazione agli usi domestici più comuni.
È un fenomeno che si colloca all’incrocio tra alcune delle grandi sfide del nostro tempo: la crisi climatica, l’aumento del costo della vita, le disuguaglianze sociali e la transizione energetica. E proprio per questo sta diventando uno degli indicatori più significativi della capacità di una società di garantire benessere e inclusione.
La povertà energetica si manifesta quando una persona o una famiglia non riesce a sostenere i costi necessari per mantenere la propria abitazione a una temperatura adeguata o per utilizzare i servizi energetici indispensabili a uno standard di vita accettabile.
A livello globale il fenomeno assume dimensioni enormi: nei Paesi in via di sviluppo circa un miliardo di persone non ha ancora accesso alla rete elettrica. Ma anche nelle economie più avanzate il problema è tutt’altro che marginale. In Europa si stima che coinvolga oltre 30 milioni di famiglie.
Ridurre il fenomeno a una semplice questione di bollette troppo alte sarebbe però un errore. La povertà energetica nasce infatti dall’interazione di diversi fattori.
Le variabili principali sono tre: il reddito disponibile delle famiglie, il costo dell’energia e l’efficienza energetica delle abitazioni e degli apparecchi utilizzati. Ma a queste si aggiungono elementi geografici, climatici, sanitari e sociali che rendono ogni situazione diversa dall’altra.
Per questo gli esperti la considerano una vulnerabilità multidimensionale, che non può essere affrontata con un unico strumento.
In Italia il fenomeno è monitorato dall’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE). Secondo le stime più recenti, nel 2024 oltre 2,4 milioni di famiglie — più del 9% del totale — vivevano in condizioni di povertà energetica.
Per i nuclei con minori disponibilità economiche, la spesa energetica può arrivare a rappresentare tra l’8% e il 9% dell’intero budget familiare. E c’è un dato che racconta più di molti altri la profondità del problema: oltre un milione di famiglie ha di fatto rinunciato a scaldare la propria abitazione, registrando una spesa per il riscaldamento pari a zero.
Le situazioni più critiche si concentrano nelle aree periferiche e nei piccoli centri, dove spesso gli edifici sono più vecchi e meno efficienti dal punto di vista energetico.
La povertà energetica non riguarda soltanto l’inverno. Con l’aggravarsi della crisi climatica sta assumendo una dimensione sempre più legata anche al raffrescamento degli ambienti.
Le ondate di calore sono più frequenti, più intense e più lunghe rispetto al passato. In questo contesto, non poter utilizzare ventilatori o climatizzatori significa esporsi a rischi crescenti per la salute, soprattutto per anziani, bambini e persone fragili.
La transizione energetica si trova quindi di fronte a una sfida complessa: ridurre le emissioni senza lasciare indietro chi già oggi fatica a sostenere i costi dell’energia.
Come accade per molte altre forme di vulnerabilità, gli effetti della povertà energetica non si distribuiscono in modo uniforme.
Secondo Save the Children, quasi l’8% delle famiglie italiane con almeno un minore non riesce a garantire un riscaldamento adeguato all’abitazione. La quota sale al 9,5% nei nuclei monogenitoriali. Complessivamente oltre un milione di minori vive in condizioni di povertà energetica.
Anche la dimensione di genere è sempre più evidente. Un dossier del Servizio Studi della Camera dei deputati ha evidenziato come le donne siano maggiormente esposte al fenomeno, con un’incidenza che cresce all’aumentare del numero dei componenti del nucleo familiare.
Le conseguenze della povertà energetica vanno ben oltre il disagio abitativo. Tra gli effetti più rilevanti figurano il peggioramento delle condizioni di salute, l’aumento della mortalità nei periodi di caldo o freddo estremi, il deterioramento del benessere psicologico e l’isolamento sociale.
A questi si aggiunge il rischio di indebitamento. Molte famiglie, infatti, ricorrono al credito per far fronte alle spese energetiche, entrando in una spirale che può aggravare ulteriormente la propria condizione economica.
Le politiche di contrasto si muovono lungo diverse direttrici. Da una parte ci sono gli strumenti che riducono direttamente il costo delle bollette, come il bonus sociale. Dall’altra le misure che migliorano l’efficienza energetica delle abitazioni, come gli incentivi per la riqualificazione edilizia. Negli ultimi anni si sono sviluppati anche interventi innovativi come il reddito energetico, che sostiene le famiglie in difficoltà favorendo allo stesso tempo la diffusione degli impianti fotovoltaici.
Un ruolo crescente è poi svolto dalle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e dalle Comunità Energetiche Rinnovabili Solidali (CERS), nate per condividere l’energia prodotta localmente e favorire l’inclusione dei soggetti più vulnerabili.
La lotta alla povertà energetica mostra come la transizione ecologica non sia soltanto una questione tecnologica o ambientale. Interventi che migliorano l’efficienza degli edifici promuovono le rinnovabili e riducono i consumi possono infatti generare benefici economici, sanitari e sociali allo stesso tempo.
In questa prospettiva, la povertà energetica diventa un banco di prova per verificare se la transizione sarà davvero giusta e inclusiva.
Proprio perché il fenomeno è complesso, cresce l’attenzione verso strumenti che affianchino le famiglie più fragili. Tra le esperienze più interessanti c’è quella dei Tutor per l’Energia Domestica (TED), operatori formati per aiutare i consumatori a comprendere le proprie bollette, migliorare l’efficienza dei consumi e individuare le opportunità disponibili.
La figura del TED è stata inserita anche tra le linee evolutive delle politiche di contrasto previste dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), a conferma dell’importanza crescente dell’accompagnamento e dell’educazione energetica.
Uno dei concetti che sta emergendo con maggiore forza nel dibattito pubblico è quello della territorializzazione degli interventi.
La povertà energetica non si presenta infatti nello stesso modo ovunque. Ogni territorio ha vulnerabilità specifiche, legate alle caratteristiche del patrimonio edilizio, alla situazione economica, alle condizioni climatiche e alla composizione della popolazione. Per questo sempre più esperti sostengono la necessità di costruire strategie locali che coinvolgano istituzioni, imprese, associazioni e comunità.
L’obiettivo è passare da interventi generalizzati a politiche capaci di individuare con precisione chi ha bisogno di aiuto e di attivare risposte mirate. Una sfida che l’Unione europea considera sempre più centrale, tanto da prevedere sistemi di allerta precoce per identificare le famiglie a rischio e intervenire prima che una bolletta non pagata si trasformi in esclusione sociale. Perché dietro ogni numero c’è una scelta che nessuno dovrebbe essere costretto.