La pandemia ha peggiorato le abitudini alimentari

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La pandemia ha peggiorato le abitudini alimentari

In aumento lo spreco di cibo, soprattutto frutta e verdura. Manca un’educazione alla nutrizione che è la prima prevenzione per avere una buona salute.

Tra i tanti primati che l’Italia ha conquistato nel corso del 2021 c’è anche quello di Paese sprecone di cibo. Lo certifica il rapporto 2022 di Waste Watcher International che monitora a livello globale il consumo alimentare. Nel 2021 gli italiani hanno buttato nella pattumiera circa 7 miliardi di euro di pane, carne, insalata perché andati a male o perché comprati a caso. Tra i Paesi industrializzati l’Italia è al primo posto per spreco di cibo e la pandemia ha peggiorato la situazione.

Secondo il report Waste Watcher buttiamo cibi sani come la frutta fresca (27%), seguita da cipolle aglio e tuberi (17%), pane fresco (16%), verdure (16%) e insalata (15%). Perché lo facciamo? Un italiano su tre calcola male i bisogni alimentari e uno su tre esagera con gli acquisti. Manca, di fatto, un’educazione alla nutrizione che per 4 italiani su 5 (83%) è considerata necessaria.

Il primo passo, in ogni caso dipende, dal singolo. Perché ogni volta che ci mettiamo a tavola dobbiamo saper compiere delle scelte che sono determinanti non solo per la nostra salute ma anche per quella del nostro pianeta. Sprecare cibo ha un enorme impatto sociale, economico e ambientale. Oltre a essere prezioso, il cibo è una risorsa che non va sprecata perché quando lo buttiamo sprechiamo acqua, suolo, energia e tanti altri fattori che hanno contribuito a produrlo.

Sapere cosa mangiare o non mangiare a seconda del nostro stato di salute, significa avere a disposizione un prezioso bagaglio culturale per curare e prevenire una grande varietà di malattie. Ippocrate, padre della medicina, già nel 400 A.C. introdusse il concetto secondo il quale c’è una stretta connessione fra cibo, salute e malattia. “Se fossimo in grado di fornire a ciascuno la giusta dose di nutrimento e di esercizio fisico, né in difetto né in eccesso, avremmo trovato la strada della salute”.

Proprio la parola dieta, che deriva dal greco, racchiude il significato di auto regolarsi. La comunità scientifica è concorde sul fatto che anche la nutrizione può influenzare profondamente la salute ma dilaga un’informazione che ci disorienta. Da dove partire?

Sergio Buja, specialista in medicina fisica e riabilitazione presso l’Ospedale S. Anna di Ferrara con specializzazione presso l’Università degli Studi di Padova e tirocinio allo Spaulding Riabilitation Hospital di Boston ricorda che per la dieta adatta a ciascuno di noi, si parte dalla valutazione nutrizionale con standard per età peso e altezza e attività fisica in generale. «Sulla base di questa prima valutazione nutrizionale, si definiscono gli obiettivi che possono riguardare anche l’eventuale necessità di integratori, se l’alimentazione fosse insufficiente, oltre alla individuazione di esercizi di rinforzo muscolare o specifici per recuperare autonomia».

Ognuno di noi comunque anche con buon senso, se non ha particolari problemi di salute, può impegnarsi mangiando nel modo giusto senza rinunciare al piacere e al gusto. Per il dott. Buja: «La nostra dieta occidentale è ricca di cibi lavorati, raffinati e con molti zuccheri. Correggere le cattive abitudini e ridurre il tasso glicemico è un primo passo importante ma è anche la sedentarietà una nemica della salute». Il World Health Organization (Who) sottolinea come «la sedentarietà incrementi la mortalità per tutte le cause, raddoppi il rischio di morte per patologie cardiovascolari e diabete, aumenti in maniera significativa il rischio di tumore al colon, ipertensione, osteoporosi, ansia e depressione».

E se per Giovenale l’uomo doveva aspirare alla sanità dell’anima e alla salute del corpoMens sana in corpore sano –  a una buona alimentazione è importante abbinare lo svolgimento regolare di attività fisica che fa mantenere un peso corporeo adeguato, abbassa la pressione e diminuisce i rischi di malattie cardiache e di altre patologie. Come la dieta Mediterranea, anche lo sport ha mostrato importanti effetti benefici tanto sul corpo, quanto sulla mente perché rallenta l’invecchiamento cerebrale e favorisce il benessere generale. Ma quanto tempo ci serve per fare attività fisica? Il Dott. Buja ricorda che le linee guida internazionali consigliano di fare almeno 150 minuti di attività fisica aerobica a settimana che può anche essere divisa in 30 minuti di passeggiata al giorno per persone non allenate in partenza.

Storica, saggista e specialista in comunicazione ambientale. Parte sempre dalla catalogazione di fonti autorevoli per ottenere dati e informazioni attuali che poi rielabora per offrire contenuti divulgativi a prevalente valenza sociale e ambientale. Catalogare e selezionare per lei sono la premessa essenziale per il riconoscimento di un valore che è il fondamento della conoscenza. Ha competenza più che trentennale nella ideazione di progetti formativi, divulgazione e disseminazione di progetti scientifici. Conta su un ampio raggio di relazioni maturate in ambito scientifico, tecnico e istituzionale che avallano i suoi contenuti e forniscono spunti per ulteriori approfondimenti. Crede nell'importanza della conoscenza e nella condivisione di esperienze e saperi. Ama la montagna e passeggiare nei boschi.