Transilienza: gestire la continua incertezza

Well being


Transilienza: gestire la continua incertezza

Flessibilità, adattamento e disponibilità a imparare aiutano a rispondere in modo efficace agli stimoli esterni. Per fare un passo in più e andare oltre la resilienza.

Transilienza è una parola macedonia che nasce dalla fusione di transumanza e resilienza. Il termine indica la capacità di trasferire le proprie competenze da un ambito all’altro della propria vita, migliorando la gestione di eventi e periodi stressanti e quindi di essere resilienti. La transilienza dimostra come la sfera lavorativa e quella personale non sono affatto distinte, anzi vi è un travaso di soft skill dall’una all’altra.

In un periodo storico in cui l’incertezza la fa da padrone e quindi è sempre più necessario riuscire a rispondere in modo fluido e creativo alle circostanze che ci si presentano davanti, allenare la transilienza è una chiave utile. Infatti uno degli effetti della transilienza è proprio la flessibilità, in quanto permette una maggiore capacità di rispondere in modo differenziato ed efficace agli stimoli esterni. Inoltre essere transilienti è legato ad una propensione alladattamento e alla disponibilità ad imparare.​

La transilienza inizia dalla consapevolezza

Alia Crum, ricercatrice dell’Università di Stanford, ha svolto un interessante esperimento su un gruppo di personale di servizio in un albergo andando a testare l’effetto della sola consapevolezza sui comportamenti umani. La Crum ha fatto prendere coscienza al gruppo di partecipanti del fatto che l’attività fisica insita nello svolgimento delle proprie mansioni corrispondeva con i livelli raccomandati di attività fisica. Mentre gli stessi partecipanti, prima dell’esperimento, non si reputavano persone particolarmente attive. Il breve training in cui gli è stato spiegato in che modo la loro mansione lavorativa avesse un impatto sulla salute fisica è stato molto potente, al punto da agire sulla salute fisica degli stessi partecipanti all’esperimento.

In seguito al cambiamento nel modo di vedere le cose, tra i partecipanti all’esperimento, tra gli altri cambiamenti si sono visti cali nel peso, nel grasso corporeo e nella pressione sanguigna. Questo esperimento dimostra come il solo essere consapevoli di ciò che facciamo è un atto trasformativo.

Come allenarla

Anche per allenare la transilienza possiamo partire dal renderci conto di quando e come usiamo il nostro bagaglio di competenze nella vita tra casa e lavoro. Dunque ecco qui un esercizio semplice ma efficace per allenarci in questa direzione.

Per fare questo esercizio ti servono carta, penna e qualche minuto di calma intorno a te. Disegna una tabella con tre colonne su un foglio e ora ti guido alla compilazione dei tre passaggi. Nella prima colonna scrivi le competenze che senti di avere nel tuo bagaglio, parlo di competenze soft. Ecco qui un elenco esemplificativo: lavorare in teamleadershipnegoziazionedelegaascoltocomunicazione assertivagestione del tempospirito d’iniziativa ecc. Possono essercene anche altre ovviamente. Pensa alle capacità che senti, almeno in una certa misura, di avere. A questo punto nella seconda colonna, per ognuna delle competenze individuate inserisci una circostanza in cui senti di aver usato quella competenza nel tuo ambito lavorativo. E infine nella terza colonna, per ognuna delle competenze individuate inserisci una circostanza in cui senti di aver usato quella competenza nell’ambito della tua vita privata.

Questo esercizio permette di individuare in modo consapevole le occasioni di vita che ci permettono di allenare le nostre competenze soft. Partendo dal renderci conto quando abbiamo usato le nostre abilità in passato, possiamo poi sfruttare situazioni simili future com​e palestra delle nostre capacità. Questo, come abbiamo visto nell’esperimento della Crum con il personale di servizio in hotel, è di per sé un atto trasformativo.​

Psicologa del lavoro fa formazione e coaching per aziende e professionisti sul benessere digitale: come favorire un uso sano della tecnologia al lavoro per aiutare i knowledge workers a stare e lavorare meglio nell'era dell'iperconnessione. Nel 2017 fonda smartbreak.it, progetto che ha l'obiettivo di favorire un uso consapevole del digitale. Nel 2018 esce il suo TEDx “Il potere creativo del non fare nulla" e nel 2019 il suo libro #Egophonia, gli smartphone fra noi e la vita (Hoepli). Nel 2020 avvia, in collaborazione con Filippo Poletti, New Normal Live: talk in diretta social sulla nuova normalità nel mondo del lavoro.