Città sostenibili: l’impatto sulle persone

Environment


Città sostenibili: l’impatto sulle persone

La parola d'ordine per le città del futuro è sostenibilità sociale. Entro il 2030 i centri urbani dovranno ospitare un miliardo di nuovi cittadini, che si spostano in un flusso inarrestabile dove c'è più lavoro, più ricchezza e più vita sociale.

La parola d’ordine per le città del futuro è sostenibilità sociale. Entro il 2030 i centri urbani dovranno ospitare un miliardo di nuovi cittadini, che si spostano in un flusso inarrestabile dove c’è più lavoro, più ricchezza e più vita sociale.

Negli ultimi 60-70 anni, un lasso di tempo più breve della vita di una persona, la specie umana e i suoi consumi sono esplosi. La popolazione mondiale è aumentata del 180% e per la prima volta nella storia si è concentrata prevalentemente nelle città.  I consumi di acqua sono cresciuti del 215% e quelli di energia del 375%. L’inquinamento del suolo è raddoppiato per l’uso estremo di fertilizzanti. L’erosione dovuta all’agricoltura, alle costruzioni e alle dighe sui fiumi è aumentata di dieci volte rispetto ai suoi ritmi naturali. Lungo le coste più popolate l’eutrofizzazione ha creato ampie zone morte e il consumo di combustibili fossili ha acidificato la superficie degli oceani. Le emissioni a effetto serra hanno raggiunto una concentrazione in atmosfera mai vista negli ultimi 400mila anni. I numeri dei cambiamenti climatici e i disastri ambientali sono i rischi più rilevanti che l’umanità ha di fronte, in base alle stime del World Economic Forum.

Già nel 2017, i danni causati dai disastri ambientali dovuti a eventi meteorologici estremi hanno raggiunto i 330 miliardi di dollari, quasi il doppio della media degli ultimi dieci anni. La popolazione delle città è la più esposta a questi eventi e si trova suo malgrado al centro della transizione verso un’urbanizzazione più sostenibile. Le strategie di sostenibilità delle amministrazioni locali, però, spesso ignorano le esigenze dei cittadini e nella pianificazione trascurano il fattore sociale, che in molti casi si è rivelato centrale per rendere le città più resilienti.  

«Nei quartieri più vulnerabili alle inondazioni, ad esempio, il reinsediamento richiede una comprensione dettagliata delle relazioni sociali e delle strategie organizzative che consentono la resilienza», spiega Cathy Baldwinantropologa dell’università di Oxford e autrice insieme a Robin King, del World Resources Institute, di un rapporto su Sostenibilità sociale, resilienza al clima e sviluppo urbano basato sulla comunità, in cui si esamina lo sviluppo urbano in 12 Paesi del mondo, mettendo in relazione la resilienza delle città con la coesione sociale delle popolazioni locali.

Un esempio è Giacarta, in Indonesia, dove i residenti dei kampung, i quartieri lungo il fiume, beneficiano di forti reti sociali e di un’organizzazione interna che impone la partecipazione alla pulizia del quartiere e alle ronde per la sicurezza. Durante le inondazioni, i residenti utilizzano le loro reti di comunicazione informale come un sistema di allerta, mettendo in comune le risorse e partecipando alle attività di risanamento. «A dispetto dei tentativi di trasferire queste comunità, i residenti dei kampung tendono a ritornare alle loro vecchie abitazioni, per quanto fatiscenti, se la delocalizzazione ignora la struttura sociale originale» sottolinea Baldwin. «Fornire abitazioni adeguate è certamente una priorità, ma prima di spostare le popolazioni i pianificatori devono capire l’organizzazione spaziale e sociale del quartiere, per mantenere in vita la comunità».

I legami forti di comunità sono importanti per la resilienza delle città, non solo nei kampung, ma anche in contesti sociali diversi, da Portland a Città del Capo. La resilienza è influenzata dalla forza delle reti sociali di vicinato e dalla coesione, due aspetti che determinano la sostenibilità sociale di una comunità e la sua vitalità. «Interagire, andare d’accordo malgrado le differenze sociali o etniche e collaborare a iniziative di gruppo aiuta a sostenere la vita di quartiere in condizioni di normalità e a reagire in modo resiliente durante i periodi di crisi. Questi fattori sociali possono migliorare la salute, il benessere, la qualità della vita quotidiana dei residenti e la capacità collettiva di adattarsi ai disastri», ragiona Baldwin.

Esempi di pianificazione positiva, seppure non molto diffusi, cominciano a emergere, man mano che gli urbanisti prendono coscienza dei vantaggi offerti da una strategia sociale, che migliora il benessere e la qualità della vita delle comunità urbane. Perfino scelte minime di progettazione urbana possono influenzare positivamente le interazioni fra gli individui. Per esempio a Belfast, una città devastata dalla sua storia di divisione settaria, nelle aree abitate da entrambe le comunità, protestante e cattolica, anche i più piccoli dettagli possono essere potenti indicatori dell’appartenenza al territorio e dell’identità etnica: da quale lato del marciapiede si cammina, la direzione da cui si entra in un edificio, i colori delle lastre di pietra e così via. Un pianificatore che puntava a costruire un complesso residenziale per inquilini giovani, meno esposti al settarismo secolare, ha assunto un team di antropologi per garantire che il progetto raggiungesse questo obiettivo. Gli antropologi hanno esplorato le caratteristiche delle strade e i movimenti degli individui in relazione alle loro identità etniche e hanno raccomandato di localizzare le entrate del complesso in aree neutre, in modo che i residenti potessero entrare senza rivelare la propria identità etnica. Tutti i pianificatori possono imparare da questo esempio sulle ramificazioni sociali e culturali delle scelte di progettazione per specifiche comunità.

Il concetto di sostenibilità sociale si sta facendo strada così nelle strategie di pianificazione urbana. «Costruzioni che promuovono l’interazione sociale possono contribuire a rendere una comunità sostenibile e resiliente», fa notare Baldwin. I progetti di sviluppo urbano e le strutture costruite, come abitazioni, spazi pubblici e fermate dei mezzi pubblici, influenzano le persone a pensare e a comportarsi secondo modalità che incentivano la crescita della coesione e di reti sociali forti. «Gli psicologi chiamano questi comportamenti, pensieri e sentimenti “pro-comunità”, nel senso che beneficiano la coesione sociale. Un’azione semplice come salutare regolarmente i vicini significa che durante una crisi le linee di comunicazione sono già aperte», rileva Baldwin.

Un altro esempio classico della pianificazione urbana a sfondo sociale è la costruzione del sistema di trasporto rapido TransMilenio, via bus su corsie preferenziali, a Bogotà, la città governata dal mitico sindaco verde Enrique Peñalosa. «Le città avanzate non sono quelle dove i poveri vanno in macchina, ma quelle dove i ricchi prendono i mezzi pubblici», disse Peñalosa all’inaugurazione della prima linea, nel dicembre 2000. Fin dalle prime fasi di pianificazione, la rete TransMilenio – oggi è dotata di 12 linee – è stata progettata per fornire un collegamento facile con i posti di lavoro in centro alle comunità a basso reddito che vivono in periferia. Il grande successo di TransMilenio nel migliorare l’equità sociale della città, fornendo mezzi di trasporto gratuiti ai cittadini più poveri, dimostra quanto sia importante pianificare partendo dalla consapevolezza che ogni decisione di sviluppo urbano assunta in base ai suoi benefici pone le basi per soluzioni innovative destinate a migliorare la vita dei residenti in tutti gli strati sociali.​

​Giornalista, scrive di temi economici, d'innovazione tecnologica, energia e ambiente per diverse testate, fra cui il Corriere della Sera, il Sole 24 Ore e il Quotidiano Nazionale. Invidia i colleghi che riescono a star dietro a Twitter.