Perché i bambini ingrassano

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Perché i bambini ingrassano

Aumenta l’obesità fra i giovanissimi. Cibo spazzatura e marketing alimentare hanno un ruolo chiave: come individuare i rischi per non cadere in trappola.

Le organizzazioni internazionali che si occupano di cibo e alimentazione da tempo sono impegnate a tutelare la salute dei consumatori e a garantire adeguata conoscenza e diritto all’informazione. L’Ufficio regionale europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha presentato il Rapporto 2022 sull’obesità nella Regione Europea.


Vediamo i punti chiave:

  • A livello globale la tendenza mostra un sostanziale aumento di bambini obesi negli ultimi decenni causata sia dalle cattive abitudini alimentari, sia dalla crescita della produzione e il conseguente aumento dei consumi di alimenti economici e trasformati che sono commercializzati e pubblicizzati.
  • Ciò determina serie implicazioni dato che l’obesità infantile si estende all’età adulta e l’eccesso di peso è un importante fattore di rischio per le malattie non trasmissibili come infarto, ictus e neoplasie che rappresentano le principali cause di morte al mondo.
  • Lo studio evidenzia che i tassi di sovrappeso e obesità sono molto alti. L’obesità è una vera e propria malattia che va fermata al più presto. Una data traguardo è il 2025. Ben il 59% degli adulti europei e quasi 1 bambino su 3 (29% dei maschi e 27% delle femmine) è in sovrappeso o è affetto dall’obesità. Si tratta di una malattia molto complessa e le sue cause non vanno solo ricercate nella combinazione di dieta inadeguata e inattività fisica.
  • La pandemia COVID-19 può aver peggiorato la situazione e i dati riportano che durante questo periodo, con l’aumento della sedentarietà, è aumentato a dismisura il consumo di cibi poco salutari e quindi le persone a rischio obesità. Studi scientifici recenti dimostrano come ad esempio un peso corporeo inadeguato nei primi anni di vita possa influenzare la tendenza futura a sviluppare l’obesità.

Il rapporto dell’OMS traccia anche un’importante prospettiva e linee guida da seguire per contenere la malattia. È con interventi mirati che sconfinano l’ambito strettamente sanitario per comprendere quello istituzionale, sociale e educativo che si deve combattere l’obesità facendo leva sulla prevenzione e la conoscenza. Nello specifico l’OMS ha enunciato una serie di azioni che già si stanno dimostrando efficaci per ridurre i tassi di sovrappeso. Fra questi l’attuazione di interventi fiscali (come la tassazione delle bevande zuccherate o i sussidi per cibi sani) e restrizioni alla commercializzazione di alimenti malsani per i bambini.

Abbiamo chiesto al dottor Filippo Brocadello di Padova, medico chirurgo specialista in Scienza dell’alimentazione, autore di numerosi articoli sul tema, come nasce questo fenomeno e quali sono le soluzioni.

Perché oggi ci sono così tanti bambini obesi?
«La questione è complessa perché riguarda più aspetti. Da quello genetico, a quello alimentare a quello psicologico. Tuttavia, le abitudini scorrette alimentari spesso si apprendono in famiglia e dai media. Tantissimi bimbi e ragazzini sono abituati fin da piccoli a nutrirsi in ogni momento della giornata con “cibo spazzatura” ad altissima densità calorica come merendine confezionate ricche di zuccheri grassi e altri ingredienti poco salutari e dannosi. Spesso frutta e verdura sono scarsamente presenti nella loro dieta quotidiana e gli orari in cui si nutrono sono irregolari. Ciò deriva anche dallo stile di vita che è cambiato. I genitori lavorano e sono fuori tutto il giorno, non si gioca quasi più all’aperto e quindi aumenta la sedentarietà visto che i videogiochi e il computer hanno quasi del tutto preso il posto e sostituito i giochi di gruppo e di movimento. L’obesità può essere anche la spia di un uso compensatorio di cibo in eccesso, un segnale di disagi psicologici più profondi, come difficoltà scolastiche, rapporti difficoltosi in famiglia o con i compagni».

In famiglia come si può intervenire?
«Il primo passo fondamentale è educare ad uno stile alimentare corretto, vario e sano che coinvolga tutta la famiglia. I bambini infatti imparano osservando. È una vera e propria “educazione alimentare” che dovrebbe essere sempre più diffusa e presente nelle scuole dove si potrebbe insegnare giocando su come coltivare un orto, come preparare i pasti partendo dalla spesa e scegliendo cibi freschi e frutta e verdura di stagione. Educare al gusto del cibo coinvolgendo i giovani significa anche manipolare gli alimenti nei diversi momenti di preparazione (sbucciare, tagliare, pulire, impastare…) Ma significa anche annusarli osservandone i colori che a volte cambiano durante la cottura. È così che si stimolano tutti i sensi. Si deve insegnare a “esplorare” il cibo da più punti di vista come un gioco. L’obiettivo è quello di ampliare le conoscenze del bambino che spesso tenderebbe a cadere nella monotonia e che invece andrebbe sollecitato a scoprire nuovi sapori e nuovi modi di mangiare. L’obiettivo è instaurare un rapporto piacevole e divertente con il cibo che così potrà diventare un vero e proprio alleato per la salute, per l’intera famiglia partendo dai più piccoli».

Quanto incide la pubblicità di prodotti alimentari?
«La pubblicità del cibo spazzatura destinata ai più giovani è invadente e trasmette messaggi non solo fuorvianti ma dannosi e che lo diventano maggiormente quanto più si abbassa l’età del pubblico a cui sono diretti. Anche gli eventi sportivi e musicali sono strumenti adottati dalle aziende che hanno moltiplicato stimoli e sollecitazioni a consumare prodotti durante tutto l’arco della giornata. Spettacoli televisivi popolari zeppi di pubblicità, tattiche di marketing aggressive sui social network. Nessuna autentica protezione, dunque, per i bambini europei. Il fatto è che proprio i giovanissimi under 19 sono facilmente influenzabili e vulnerabili agli effetti del marketing alimentare a causa del loro sviluppo cognitivo ed emotivo immaturo, ma anche per via di altri fattori come l’influenza dei loro coetanei o la elevata e quasi capillare diffusione di questo tipo di messaggi. Questi meccanismi di marketing alimentare inevitabilmente fanno cadere nella trappola e si riflettono su scelte alimentari sbagliate che diventano insidie per la salute. Prodotti ad alto contenuto di grassi, zuccheri e/o sale (HFSS) sapientemente confezionati ma soprattutto diffusi capillarmente in TV, nei media digitali, negli spazi all’aperto e nello sport.

Al momento la strategia europea per i diritti dei bambini è considerata “deludente”, perché non si basa su veri e propri obblighi ma su condotte di tipo volontario. Per questo motivo l’OMS lancia raccomandazioni per limitare il marketing alimentare ai bambini inchiodando le aziende alle loro responsabilità e dimostrando, con dati inequivocabili, che tutto ciò ha un effetto concreto sui consumi dei ragazzi. Si va quindi verso una severa limitazione e graduale abolizione della pubblicità del cibo spazzatura. Partendo da uno studio pubblicato il 5 maggio 2022 sul Journal of Public Health e condotto dai ricercatori dell’Università di Nottingham, anche la Codacons, l’associazione per la difesa e tutela dei diritti dei consumatori) ha lanciato un allarme chiedendo l’intervento dell’Autorità garante per l’infanzia e adolescenza e dell’Antitrust di svolgere controlli per possibile pubblicità occulta nei reality show e nei programmi disponibili sulle piattaforme in streaming spesso rivolti ai giovanissimi».

Veneziana, vive da qualche anno a Ferrara dove ha fondato Officina Dinamica, associazione culturale che sviluppa percorsi legati alla sostenibilità e all’ambiente. Storica e saggista ha competenza più che ventennale nella comunicazione ambientale e nella disseminazione di progetti scientifici. Sviluppa attività ed eventi di divulgazione ambientale e sensibilizzazione. Redige progetti di formazione e crede nell'importanza della conoscenza e nella condivisione di esperienze e saperi. Dipinge, scrive e si aggiorna su tematiche a valenza soprattutto ambientale e sociale. Ama la montagna e passeggiare nei boschi.