La nuova etica del tempo: l’arte di correre (solo quando serve)
Qualche settimana fa ero in treno. Davanti a me, un ragazzo sui vent’anni: cuffie wireless, laptop sulle ginocchia e l’aria di chi ha troppe cose da fare e troppo poco tempo pe
Ascoltare il corpo non è una moda, ma una competenza fondamentale di benessere e autoregolazione: riconnettersi alle sensazioni fisiche aiuta a leggere emozioni, stress e scelte quotidiane con maggiore consapevolezza.
Viviamo gran parte delle nostre giornate “dal collo in su”. Pensiamo, analizziamo, pianifichiamo, risolviamo problemi. Intanto il corpo resta lì sotto, silenzioso solo in apparenza, a mandare segnali che spesso ignoriamo, finché non diventano troppo forti per essere messi a tacere.
E se il corpo non fosse solo un mezzo per portarci in giro, ma una vera e propria bussola? È da questa prospettiva che nasce un percorso di ascolto profondo, sempre più centrale quando si parla di benessere psicologico, equilibrio emotivo e qualità della vita.
Quando parliamo di embodiment ci riferiamo a un concetto molto concreto: non “abbiamo” un corpo, siamo un corpo. Le nostre esperienze, le emozioni, lo stress e le relazioni passano tutte da lì.
Il corpo registra prima della mente e spesso sa prima che noi capiamo. La tensione alle spalle che arriva sempre nelle stesse riunioni. Il respiro che si accorcia quando dici sì, ma dentro vorresti dire no. Lo stomaco che si chiude davanti a una scelta che razionalmente sembra giusta. Non sono coincidenze: sono informazioni.
Le emozioni non sono concetti astratti, ma eventi corporei. Ansia, rabbia, tristezza ed entusiasmo hanno ognuna una firma fisica precisa. Il problema nasce quando impariamo a ignorarle, a “tenere duro”, a tirare avanti come se il corpo fosse un ostacolo da gestire e non un alleato da ascoltare.
Lo stress cronico funziona così: prima manda segnali sottili, poi sempre più chiari, finché il corpo è costretto ad alzare la voce attraverso dolore, stanchezza, insonnia e somatizzazioni. Ascoltare il corpo non è un lusso new age, ma una vera competenza di autoregolazione.
È qui che entrano in gioco pratiche come yoga e mindfulness, spesso fraintese come semplici tecniche di rilassamento. In realtà sono molto di più: sono pratiche di riconnessione.
Fermarsi ad ascoltare il respiro significa allenare la capacità di restare con ciò che c’è, senza scappare. Portare attenzione a una sensazione corporea ricostruisce il dialogo tra sistema nervoso, emozioni e pensiero. Muovere il corpo in modo consapevole crea spazio dove prima c’era rigidità. Non si tratta di stare bene a tutti i costi, ma di sentire.
Uno degli aspetti più interessanti dell’embodiment è la possibilità di usare il corpo come criterio decisionale, insieme alla mente. Non sostituisce il pensiero razionale, lo integra.
Imparare a chiedersi cosa succede nel corpo quando si pensa a una scelta, se ci si espande o ci si contrae, se il respiro si apre o si blocca, è un esercizio che richiede interocezione: la capacità di percepire i propri stati interni.
Con il tempo queste domande diventano automatiche e il corpo diventa una bussola interna capace di orientarci, soprattutto quando siamo sovraccarichi di stimoli, informazioni ed aspettative esterne.
In un mondo iperconnesso, la capacità di autoregolarsi è sempre più rara e sempre più preziosa. Scroll infinito, notifiche e pressione alla performance ci spingono fuori dal corpo, verso una costante attivazione mentale. Le pratiche corporee fanno il movimento opposto: riportano dentro, rallentando e ancorando.
Non servono rituali complessi. A volte basta accorgersi di come stiamo respirando, notare dove si accumula la tensione o concedersi micro-pause di presenza durante la giornata. Piccoli atti di ascolto che, nel tempo, cambiano il modo in cui viviamo le relazioni, il lavoro e il rapporto con noi stessi.
Riconnettersi al corpo significa recuperare una forma di intelligenza antica, spesso trascurata ma incredibilmente attuale. Una bussola interna che non elimina l’incertezza, ma aiuta a navigarla con più radicamento e meno sforzo.
In un contesto in continuo cambiamento, imparare ad ascoltare il corpo diventa una risorsa concreta per prendersi cura del proprio benessere e ritrovare un equilibrio più autentico tra mente, emozioni e vita quotidiana.