L’inquinamento dell’aria aumenta il rischio di demenza?
Per lungo tempo l’inquinamento atmosferico ci ha fatto temere per l’effetto che può avere sui nostri polmoni e sul nostro cuore. Il nostro sistema respiratorio si è da subito
Ogni azione umana ha una conseguenza sull’ecosistema. Muoversi, lavorare e ovviamente anche nutrirsi. Quello che consumiamo per sopravvivere ha un fortissimo impatto sull’ambiente: ecco perché una dieta attenta può aiutare a ridurre la nostra impronta sul Pianeta.
Secondo la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) e l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), una dieta sostenibile è «una dieta a basso impatto ambientale che contribuisce alla sicurezza alimentare e nutrizionale e a una vita sana per le generazioni presenti e future». Questo significa che non basta mangiare “bene” ma è necessario che il cibo sulle nostre tavole sia prodotto, trasportato e consumato in modo da non compromettere l’ambiente e le risorse del futuro. A differenza di “alimentazione sana”, che si focalizza su nutrienti e benessere individuale, l’alimentazione sostenibile inserisce una dimensione ambientale, sociale ed economica, includendo il rispetto della biodiversità, l’equità d’accesso e la limitazione degli sprechi. Sempre per la Fao circa un terzo di tutti gli alimenti prodotti nel mondo va perso o sprecato in una qualche fase della filiera alimentare.
Per costruire una dieta che coniughi benessere e responsabilità ambientale, conviene puntare su:
L’impatto ambientale del nostro cibo
L’industria alimentare globale appare come una delle più inquinanti al mondo. Secondo il WWF Living Planet Report 2024, è responsabile di oltre un quarto delle emissioni globali di gas serra. Sempre nello stesso report, si stima che il sistema alimentare utilizzi circa il 70% dell’acqua dolce disponibile per usi agricoli e che circa il “30-40% del cibo prodotto non viene mai consumato”. Ancora una volta lo spreco appare come uno dei principali problemi.
Ma quanto inquiniamo mangiando? Dipende. Lo studio Climate impacts and monetary costs of healthy diets worldwide (2025) ha stimato che la dieta sana con le emissioni più basse possibili genera circa 0,67 kg CO₂ equivalente al giorno per persona, mentre le diete effettivamente consumate mediamente in vari Paesi producono circa 2,44 kg CO₂e al giorno. Ovviamente esistono grandi differenze di impatto fra un alimento e l’altro. In generale emerge come i cibi per i quali è consigliato un consumo maggiore (frutta e verdura) sono anche quelli che hanno il minor impatto ambientale. I cibi per i quali è raccomandato un consumo ridotto (carne e formaggi) sono invece quelli che hanno un maggiore impatto ambientale. La produzione di 1 kg di manzo richiede in media circa 15.500 litri d’acqua; mentre per alimenti vegetali come mele (≈ 700 l/kg) o patate (≈ 250 l/kg) il fabbisogno è molto più basso secondo dati forniti da ISEP (Institute of Sustaninability&Environmental Professionals).
Alla luce di queste informazioni leggere con attenzione le etichette dei cibi che troviamo negli scaffali diventa una scelta di salute non solo personale ma anche ambientale. Avere informazioni dettagliate in merito all’origine, ai metodi di allevamento (all’aperto, biologico, benessere animale) e alla filiera diventa quindi fondamentale: così andare alla ricerca di certificazioni ambientali e di pratiche di trasparenza nella filiera (dal campo alla tavola) può aiutare a compiere scelte consapevoli in chiave ambientale.
Da quanto detto ecco come adottare uno stile alimentare che aiuti a ridurre la nostra impronta ambientale.
Diffondere la consapevolezza: parlare del tema con amici e familiari può spingere cambiamenti aggregati.
L’alimentazione ecosostenibile rappresenta anche un laboratorio di innovazioni: produzioni verticali (vertical farming), coltivazioni idroponiche, agricoltura rigenerativa, alghe, insetti e alternative proteiche a basso impatto sono soluzioni in forte crescita. L’agricoltura rigenerativa punta a ripristinare la fertilità del suolo, catturare carbonio e a migliorare la biodiversità. Le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale possono ottimizzare l’uso dell’acqua, limitare sprechi e migliorare le rese ma anche aiutare gli agricoltori ad adattarsi ai cambiamenti climatici come ha dimostrato il progetto Life ADA del Gruppo Unipol. Lanciato nel 2020 con capofila UnipolSai ha consolidato un modello innovativo di partenariato tra PA, istituzioni tecnico-scientifiche, ONG, consorzi o cooperative agricole allo scopo di sviluppare specifici piani di adattamento anche grazie a un tool.
È una dieta a basso impatto ambientale che supporta la salute, la sicurezza alimentare e rispetta risorse e biodiversità.
Legumi, cereali integrali, frutta e verdura locali e stagionali; fonti animali più leggere se scelte con cura.
Non esiste una sola “dieta” perfetta, ma modelli con forte componente vegetale, proteine animali moderate e filiere locali sono i candidati migliori.
Riducendo lo spreco, scegliendo prodotti locali e stagionali, limitando gli alimenti animali e prediligendo filiere sostenibili.