Estinzione, ribellione e musica

Society 3.0


Estinzione, ribellione e musica

Il movimento Fridays for Future ha dovuto fermarsi per la pandemia. Ma l'icona Greta Thunberg è più presente che mai. Ecco come il mondo del pop, e non solo, le ha reso omaggio negli ultimi anni.

What’s Going On, album leggendario che sta per compiere 50 anni tondi, Marvin Gaye cantava un pezzo intitolato Mercy Mercy Me (The Ecology). Era, quella, una delle prime occasioni in cui una popstar, fino a quel momento più nota per il suo sex appeal che per la sua coscienza ecologica, si faceva portavoce della preoccupazione per le sorti del pianeta violentato da inquinamento e industrializzazione selvaggia. Nel 1971 non si parlava ancora di effetto serra né tantomeno di cambiamento climatico, ma le buone intenzioni di Gaye erano sincere e fu proprio quel disco a inaugurare una “linea verde” che ha attraversato l’ultimo mezzo secolo di storia della musica pop, dal concertone “No Nukes” fino a Greta Thunberg.

La giovane attivista svedese, da poco diventata maggiorenne, ha appena annunciato che non parteciperà alla conferenza sul clima delle Nazioni Unite COP 26 in programma a Glasgow a novembre 2021 e ha anche rivolto un invito al governo britannico a rinviare il vertice fino a quando il tasso di vaccinazione nel mondo non sarà aumentato. Questo è solo l’ultimo annuncio di Greta che negli ultimi due anni ha totalizzato talmente tante citazioni e omaggi da parte di musicisti da essere diventata quello che Martin Luther King era per la generazione che combatteva per i diritti civili: un simbolo, così perfettamente e potentemente iconico da andare al di là della persona stessa e di ciò che dice per trasformarsi in un manifesto pop. Fosse ancora vivo, forse anche Marvin Gaye avrebbe dedicato un pezzo alla ragazza di Stoccolma. In sua assenza, ci hanno pensato diversi altri.

Se non fosse per la pandemia – che, tra le mille altre ragioni per cui va maledetta c’è anche il fatto di aver brutalmente stoppato lo sviluppo di uno dei movimenti giovanili più trasversali, globali e spontanei degli ultimi decenni – la “gretizzazione” della musica avrebbe rischiato pure di rendercela antipatica. Lei, ovviamente, non ne avrebbe la minima colpa. D’altra parte, nonostante la musica non sia più il formidabile collante giovanile che era ai tempi di What’s Going On, rappresenta pur sempre uno dei medium più potenti per diffondere il messaggio e raggiungere orecchie, teste e cuori dei coetanei della Thunberg.

Da questa prospettiva, il brano “featuring Greta” che ha probabilmente avuto più fortuna è The 1975 della omonima band britannica, amatissima dalla generazione dei Fridays for Future (benché formatasi un anno prima che la sua fondatrice nascesse). Su un tranquillo sottofondo pianistico, nella “canzone” Greta fa quello che fa abitualmente in ogni sua uscita pubblica: ammonisce, con toni a tratti vagamente biblici, sulla catastrofe che incombe a meno di non ribellarsi all’inevitabile (“it is time to rebel” l’ultima frase del testo). Un centinaio di milioni di ascolti su Spotify, in questo senso, possono aiutare.

Meno efficace la presenza thunberghiana nel video di un pezzo dei Pearl JamRetrogradeUn po’ perché una buona parte del pubblico della band americana, alla quale va peraltro riconosciuta una antica attenzione ai problemi ambientali e sociali, non è esattamente tra i più sensibili al messaggio della Thunberg. E un po’ perché il video è di una bruttezza rara. Il volto di Greta, che non compare fisicamente, è in realtà appiccicato sul corpo di una attrice mentre guarda dentro una sfera ipotetiche inondazioni di New York, Parigi e Seattle. L’effetto è grottesco e didascalico, rendendo la ragazza svedese una via di mezzo tra una cartomante e una profeta di sventura e facendo pensare che l’invecchiamento delle rock band sia un evento disastroso quasi quanto il climate changing.

Molto più azzeccate, parlando di “campionamenti”, le citazioni degli Asian Dub Foundation, collettivo politicizzato e multietnico londinese che nel brano Youthquake pt.1 (letteralmente: terremoto giovanile) ha inserito un sample estratto da un discorso della Thunberg, e soprattutto di Fatboy Slim, vecchio eroe dell’elettronica che ha mixato il “right here, right now” () urlato da Greta in faccia ai potenti del mondo nel suo celebre speech alle Nazioni Unite con la “sua” Right Here Right Now. Dall’edonismo danzereccio degli anni 90 ai ghiacciai che si sciolgono: un salto gigantesco, ma la botta che danno le due cose assieme arriva e funziona benissimo.

Le frasi così naturalmente sloganistiche (in senso buono: sono dirette e motivanti, ma allo stesso tempo costruite con un lessico non banale) di Greta reggono ottimamente anche la musica classica. Lo ha dimostrato una compositrice britannica, Liz Johnson, che su spezzoni di suoi discorsi ha costruito nientemeno che una cantata, con tanto di coro e sopranoIl brano parte con l’icastico proclama “avete rubato la mia infanzia, avete rubato i miei sogni” e termina con il più ottimista “una volta che si comincia ad agire, la speranza è ovunque”. Una trasposizione che avrà fatto felice la madre, di Greta, Malena Ernma, celebre mezzo-soprano che ha calcato alcuni dei più prestigiosi palchi mondiali cantando Mozart e Rossini ed è stata diretta anche da Daniel Barenboim (per quanto riguarda il padre Svante, attore, si è limitato a interpetare un compositore classico in una serie tv svedese).​

E in Italia? Anche da noi, inevitabilmente, si è reso omaggio (per modo di dire, visti gli esiti) alla leader carismatica di Extinction Rebellion. Ci ha pensato Marracash, con la partecipazione di Cosmo: anche qui viene campionato il “proprio qui, proprio ora” di cui sopra ma la citazione di Greta Thunberg, che dà anche il titolo alla canzone, è del tutto gratuita. A meno che strofe come “sono un animalista, animalier, Animal House/dormo sotto le stelle tipo scout/si è estinto il koala prima che io ne assaggiassi uno/tu ti estinguerai prima di avere estinto il mutuo” siano indice di una coscienza ecologista troppo raffinata per essere colta al primo ascolto.

Alla fine, comunque, l’omaggio più sincero a Greta è opera di un’altra ragazza combattente, solo leggermente più vecchia di lei. Il suo nome è Patti Smith. L’anno scorso, nel giorno del diciassettesimo compleanno della ragazza, le dedicò una poesia postata su Twitter. Si concludeva così: “Buon compleanno a Greta, che oggi ha scioperato/come ogni venerdì/ rifiutandosi di rimanere neutrale”.  

Copywriter, giornalista, critico musicale e docente di comunicazione. In pubblicità ha ideato campagne per brand come Fiat, Sanpaolo Intesa, Lancia, Ferrero, 3/Wind. Insegna comunicazione presso lo IAAD di Torino e la Scuola Holden. Collabora con testate quali Rolling Stone, Il Fatto Quotidiano, Rumore. Ha scritto e tradotto diversi volumi di storia e critica musicale per case editrici come Giunti e Arcana.​