Sostenibile conviene (ancora)

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Sostenibile conviene (ancora)

Tra polemiche politiche e narrazioni semplificate, i dati raccontano una realtà diversa: la sostenibilità resta una leva di competitività economica. Perché le imprese non stanno tornando indietro.

Negli ultimi mesi, seguendo una parte del dibattito mediatico e politico italiano ed europeo, sembrerebbe che il mondo abbia finalmente “rimesso i piedi per terra”. Secondo questa narrazione, le politiche ambientali e sociali sarebbero state un eccesso ideologico, un lusso che le economie non possono più permettersi. Emblema di questa visione è la crescente critica all’European Green Deal, accusato di frenare competitività e crescita.

Ma davvero esiste una contraddizione tra sostenibilità e competitività? I dati – non le opinioni – raccontano un’altra storia.

Il mito del “ritorno alla normalità” e la realtà dei numeri

Le cronache parlano di proteste del mondo agricolo, industriale ed economico contro i vincoli ambientali. In parte è vero: esiste un problema reale di costi, rischi e carichi di trasformazione per le imprese impegnate nella transizione sostenibile. È una fase delicata, in cui le aziende chiedono più supporto pubblico e strumenti di accompagnamento, non necessariamente l’abbandono della sostenibilità.

Ciò che spesso resta fuori dal dibattito è un fatto decisivo: la maggior parte delle imprese ha già fatto una scelta intorno al 2020 e la sta mantenendo. Dopo una fase iniziale più confusa ed entusiastica, oggi la sostenibilità viene gestita in modo più selettivo e pragmatico. Ma non viene abbandonata. In altre parole: sostenibile conviene. Ancora.

Investimenti ESG: meno entusiasmo, più concretezza

Una fotografia efficace arriva da una sintesi dell’IA di Google, che aggrega report e analisi di mercato: gli investimenti ESG mostrano una crescita strutturale, guidata dall’Europa, con un’attenzione crescente a regolamentazione, trasparenza e qualità dei dati (SFDR, Tassonomia UE). Anche a fronte di deflussi temporanei e del dibattito su greenwashing e complessità di implementazione, la spinta verso decarbonizzazione e impatto concreto resta forte.

Il messaggio è chiaro: la sostenibilità non è scomparsa, si è semplicemente fatta più matura.

Perché le imprese continuano a investire in sostenibilità

Le motivazioni non sono ideologiche, ma strategiche. Secondo un’analisi di Nexum-stp, le imprese continuano a puntare sui criteri ESG per tre ragioni principali:

  • Differenziazione sul mercato: le strategie ESG permettono di distinguersi dai competitor e attrarre clienti e partner più attenti ai temi ambientali e sociali.
  • Accesso a nuovi mercati: sempre più filiere e processi di approvvigionamento richiedono requisiti di sostenibilità verificabili.
  • Riduzione dei costi: l’uso efficiente delle risorse, l’energia rinnovabile e l’innovazione sostenibile portano benefici economici concreti nel medio-lungo periodo.

In sintesi, la sostenibilità non è più solo reputazione: è posizionamento competitivo.

Dall’esuberanza alla credibilità: la nuova fase degli ESG

Come spiega ESG News, i primi anni del decennio sono stati caratterizzati da un forte entusiasmo: le metriche ESG, in particolare quelle legate alle emissioni di carbonio, sono diventate centrali nei portafogli finanziari e nei prodotti di investimento.

Oggi quella fase ha lasciato spazio a un approccio più sobrio e rigoroso. Gli investitori non si accontentano più di dichiarazioni di principio: chiedono percorsi di transizione credibili, strutture finanziarie solide e prove misurabili dei risultati ottenuti. Non meno sostenibilità, quindi, ma più serietà.

Il vero problema: un dibattito pubblico fuorviante

Se qualcosa non funziona, non sono i dati. È il racconto pubblico. L’idea che le politiche ESG siano state una “utopia nociva” ormai superata non trova riscontro nella realtà economica. Anzi, rischia di demotivare imprese e investitori proprio nel momento in cui la sostenibilità sta dimostrando di essere uno strumento efficace di competitività.

Non è un’opinione. Lo dicono i numeri.

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È​ Vice Segretario Generale per l’Energia e l’Azione Climatica dell’Unione del Mediterraneo. È​ un diplomatico italiano ed è stato coordinatore per l'eco-sostenibilità della Cooperazione allo Sviluppo. È stato delegato alle Nazioni Unite, console in Brasile, consigliere politico a Parigi e, alla Farnesina, responsabile dei rapporti con la stampa straniera e direttore del sito internet del Ministero degli Esteri. Da una ventina d'anni concentra la sua attenzione sui cambiamenti climatici. Nel 2009 la Ottawa University in Canada gli ha affidato il primo insegnamento attivato da un'università sulla questione ambiente, risorse, conflitti e risoluzione dei conflitti. Collabora da tempo con il Climate Reality Project, fondato dal premio Nobel per la pace Al Gore.