Giovani senza social: divieti, scuola e famiglie davanti alla sfida digitale

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Giovani senza social: divieti, scuola e famiglie davanti alla sfida digitale

Dall’Australia all’Europa crescono i divieti sull’uso di smartphone e social media per i più giovani: una risposta culturale e educativa a un cambiamento che coinvolge emozioni, relazioni e apprendimento.

Negli ultimi anni la presenza degli schermi ha invaso ogni spazio della quotidianità: prima i monitor sui sedili delle auto, poi tablet e smartphone fissati ai passeggini. Le tecnologie digitali non sono più strumenti “da adulti”, ma oggetti familiari anche per bambini molto piccoli. Oggi il dibattito pubblico si sta, però, spostando in una direzione inattesa: limitare l’uso dei social media e degli smartphone tra i giovani, soprattutto sotto i 16 anni. Un apparente ritorno al passato che, in realtà, apre interrogativi profondi sullo sviluppo emotivo, cognitivo e sociale delle nuove generazioni.

L’età digitale senza confini

I bambini tra i 6 e i 9 anni utilizzano abitualmente lo smartphone e, nel 70% dei casi, lo fanno quasi ogni giorno. Video, messaggistica, giochi e contenuti informativi sono accessibili senza grandi filtri, in un flusso continuo di colori, parole e immagini in movimento. Lo stesso accade agli adolescenti: computer in casa, smartphone sempre in tasca, cuffiette wireless indossate ovunque. La disponibilità costante dei dispositivi tecnologici apre la porta a un accesso precoce e continuo alle piattaforme social e ai contenuti digitali, senza reali confini temporali o spaziali.

Divieti in arrivo: dai governi alle piattaforme

Ogni tecnologia influenza il modo di pensare e di agire. Per questo, negli ultimi anni, numerose ricerche hanno analizzato l’impatto del rapporto tra giovani, social media e piattaforme digitali. I risultati stanno spingendo alcuni Paesi a prendere decisioni nette.
L’Australia è stata tra le prime a muoversi. In anticipo rispetto al divieto governativo entrato in vigore il 10 dicembre 2025, Meta ha iniziato a rimuovere da Instagram e Facebook i profili degli under 16 australiani, coinvolgendo circa 150.000 utenti su Facebook e 350.000 su Instagram. Altri Paesi – Francia, Danimarca, Spagna, Norvegia, Italia e Corea del Sud – hanno già avviato restrizioni simili. Anche la Germania sembra orientata verso questa strada: un sondaggio ha mostrato che l’85% dei cittadini è favorevole a divieti per i minori di 16 anni. Secondo un’indagine IPSOS, il consenso verso queste misure è ormai ampiamente diffuso.

Emozioni, relazioni e informazione: dove i social incidono di più

Il primo ambito di influenza è quello emotivo. Per i giovani i social media rappresentano un canale immediato per dare e ricevere emozioni. Possono diventare uno scudo dietro cui nascondersi o un filtro che sostituisce la relazione fisica, limitando lo sviluppo delle competenze comunicative ed emotive.
Il secondo riguarda le relazioni sociali. Quando Mark Zuckerberg presentò Facebook, lo descrisse come un “rompighiaccio” capace di facilitare le amicizie. Oggi sappiamo che, soprattutto per i più giovani, i social possono diventare un modo per evitare gli incontri faccia a faccia, riducendo le capacità relazionali e aumentando la dipendenza dal giudizio della comunità online.
Il terzo livello è quello informativo e cognitivo. L’esposizione continua a micro-contenuti influisce su attenzione, memoria e capacità di selezionare informazioni rilevanti. Testi brevi e video rapidi prendono il posto di letture complesse, rendendo più difficile costruire nessi logici, memorizzare e rielaborare ciò che si è appreso. Effetti simili sono ben documentati anche negli adulti, come racconta Deep Work di Cal Newport.

La scuola come ambito protetto

Se l’accesso ai dispositivi digitali è ovunque, la scuola diventa il primo luogo in cui intervenire. Le strategie adottate sono principalmente due: vietare completamente l’uso dei dispositivi all’interno degli edifici scolastici oppure consentirli solo fuori dall’orario delle lezioni, secondo la cosiddetta bell to bell policy.
Nonostante il dibattito, i divieti a scuola sono sempre più accettati e mostrano effetti positivi: migliorano il clima in classe, la capacità di concentrazione e l’attenzione, oltre a incidere positivamente sulla salute mentale degli studenti. Restano le preoccupazioni dei genitori, timorosi di perdere un canale diretto di comunicazione con i figli, ma la scuola si conferma come uno spazio sempre più protetto e, potenzialmente, educativo anche sull’uso consapevole del digitale.

Fuori dalla scuola: il ruolo della famiglia

La sfida più complessa si gioca però fuori dall’aula. In ambito familiare, smartphone e tablet diventano spesso una “seconda babysitter”: uno strumento perfetto per intrattenere, distrarre e controllare i bambini grazie a colori, suoni e stimoli continui. È qui che si sviluppano i danni cognitivi più significativi, soprattutto nei più piccoli, e dove possono nascere forme di dipendenza. Non è raro che adolescenti e giovani adulti descrivano il loro rapporto con i social usando un linguaggio simile a quello della dipendenza: “ho smesso”, “è stata dura”, “vorrei ma non ci riesco”.

Consapevolezza digitale: la vera sfida

Creare autocontrollo in età in cui è difficile svilupparlo è la sfida centrale. Bambini e adolescenti non hanno le stesse capacità di gestione degli stimoli digitali: i più piccoli ne sono travolti, i più grandi spesso si illudono di avere il controllo.
La consapevolezza digitale, rivendicata da molti giovani, non può basarsi solo sull’esperienza personale. Ha bisogno di educazione, accompagnamento e prove scientifiche. Limitare non significa proibire per sempre, ma creare le condizioni perché l’uso dei social e dei dispositivi diventi uno strumento e non un ostacolo alla crescita emotiva, relazionale e cognitiva.

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​Antonio Belloni è nato nel 1979. È Coordinatore del Centro Studi Imprese Territorio, consulente senior di direzione per Confartigianato Artser, e collabora con la casa editrice di saggistica Ayros. Scrive d'impresa e management su testate online e cartacee, ed ha pubblicato Esportare l'Italia. Virtù o necessità? (2012, Guerini Editori), Food Economy, l'Italia e le strade infinite del cibo tra società e consumi (2014, Marsilio) e Uberization, il potere globale della disintermediazione (2017, Egea).