Quanto siamo ecosostenibili?

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Quanto siamo ecosostenibili?

Serve una spinta gentile per migliorare la nostra vita e l’ambiente in cui viviamo. Il nudge dell’economista premio Nobel Richard H. Thaler si può applicare alla sostenibilità. L’occasione del Pnrr.

L’obiettivo del Ministero della Transizione ecologica è transitare il nostro Paese verso un sistema più consapevole dei limiti dello sviluppo e delle conseguenze ambientali e sociali dei tradizionali modelli economici. È un processo importante che permette di passare da un modello economico e sociale basato sullo sfruttamento intensivo delle risorse ambientali a uno che protegge e valorizza il capitale naturale e il Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) dà una grossa spinta in questa direzione.

Ma disporre di obiettivi ambiziosi e risorse dedicate come per il nuovo Ministero, non è sufficiente ad assicurare l’effettivo conseguimento dei risultati attesi. Per tutelare il nostro benessere e quello del territorio che ci ospita, c’è bisogno di un’azione collettiva concreta. Ognuno deve assumersi una responsabilità. Dobbiamo creare una nuova normalità più sostenibile ed equa. Non c’è tempo da perdere. Secondo Irene Ivoi, esperta in economia circolare e facilitatrice di cambiamenti presso imprese e istituzioni pubbliche e private, tutti noi possiamo essere lucidi protagonisti di una transizione ecologica nella nostra vita quotidiana. «Da anni il nostro ambiente invoca un cambiamento delle nostre abitudini.  Oggi però, rispetto a qualche anno fa, sono ben di più coloro che sono disposti a cambiare nei fatti, e non solo a parole, il proprio impegno teso a salvaguardare noi, e di conseguenza l’ambiente». 

Ma come si attua nei fatti il cambiamento? La cultura resta alla base della sensibilizzazione in grado di correggere le nostre abitudini. Ma ancora troppo spesso rimaniamo passivi e incoerenti rispetto a quello che diciamo di fare e quello che effettivamente facciamo. Una delle ragioni che stanno alla base di questo comportamento è che oggi tutti vogliamo scegliere bene e velocemente. Anche quando acquistiamo un prodotto o quando dobbiamo andare in un luogo. E tutto ciò che ci sembra complesso cerchiamo di evitarlo. Spesso poi le nostre scelte risultano sbagliate. Magari mangiamo troppo o male, oppure facciamo la spesa al supermercato invece di rifornirci nel negozio vicino casa che rischia di scomparire. O ancora comperiamo i nostri prodotti on line perché è più comodo aumentando anche il traffico pesante su strada.

Scartiamo il cibo che compriamo perché ne prendiamo più di quanto ci serve e ci dimentichiamo che quando finisce nella spazzatura gettiamo via un bene prezioso perché lo spreco del cibo è anche uno spreco di energia. Per non parlare poi del fatto che continuiamo a usare la macchina quando potremmo andare a piedi o in bici. Insomma per quanto ci si sforzi, la maggior parte di noi opera in modo non razionale. Spesso poi siamo condizionati da troppe informazioni contrastanti, dalla complessità della vita quotidiana, dall’inerzia, dalla mancanza di tempo e dalla fretta. Abbiamo bisogno di uno stimolo che ci indirizzi verso la scelta giusta. Questa è la spinta gentile, un nudge come lo ha battezzato Richard H. Thaler, professore di Economia e scienza del comportamento alla Graduate School of business dell’Università di Chicago nonché premio Nobel per l’Economia nel 2017. Non c’è praticamente settore della vita quotidiana o privata che non possa trarre giovamento dalla “spinta gentile”. In che modo?

  • È necessario introdurre pratiche di buona cittadinanza per aiutare le persone a scegliere il meglio per sé e per la società.
  • Dobbiamo imparare a usare la nostra irrazionalità umana a fin di bene.
  • Il cambio di comportamento è possibile proponendo suggerimenti a cui è difficile resistere che ci aiutano a prendere decisioni migliori.
  • Bisogna incidere sull’architettura delle scelte, ovvero sul modo in cui le possibili alternative ci vengono presentate.

Chi di noi ricorda quando da bambini ci veniva data quella spintarella che i nostri genitori o i nonni ci davano quando passavamo dalla bici con le ruotine alla bici da grandi? Difficile stare in equilibrio, coordinarsi e pedalare senza cadere. Ma quella spinta, quel reggerci un momento, era necessaria per darci la fiducia di andare e pedalare da soli.

Oggi più che mai l’economia comportamentale può essere proprio lo strumento utile ed efficace per creare il cambiamento. L’applicazione dell’Economia comportamentale è proprio il nudging.  Per Irene Ivoi nelle nostre città e nelle politiche pubbliche le spinte gentili possono trovare spazi utili, ma molto possiamo fare da soli modificando o riprogettando spazi e oggetti in modo da generare nuovi comportamenti virtuosi. «Per esempio, una cucina progettata con buoni contenitori per fare la raccolta differenziata spinge i più distratti a farla» ha detto Ivoi. E infine sono necessarie le opzioni di default. «Se per esempio una stampante nelle proprie opzioni codificate effettua stampe fronte/retro, invece che dover pigiare un apposito tasto per richiederle, il risparmio di carta è garantito». Il nudge funziona bene nel perimetro della sostenibilità perché può rendere le scelte green molto attraenti.

Veneziana, vive da qualche anno a Ferrara dove ha fondato Officina Dinamica, associazione culturale che sviluppa percorsi legati alla sostenibilità e all’ambiente. Storica e saggista ha competenza più che ventennale nella comunicazione ambientale e nella disseminazione di progetti scientifici. Sviluppa attività ed eventi di divulgazione ambientale e sensibilizzazione. Redige progetti di formazione e crede nell'importanza della conoscenza e nella condivisione di esperienze e saperi. Dipinge, scrive e si aggiorna su tematiche a valenza soprattutto ambientale e sociale. Ama la montagna e passeggiare nei boschi.