Quando il rifiuto diventa arte

Environment


Quando il rifiuto diventa arte

Oggetti restituiti dal mare e materiali riciclabili dall’industria. Le storie degli artisti che attraverso il loro lavoro reinterpretano la realtà in chiave ambientalista.

Assorbire i rifiuti nell’arte. Recuperarli e trasformarli facendoli sopravvivere con creatività. Rifiuti, scarti di lavorazione, oggetti dimenticati che vengono come strappati al vuoto, alla dissoluzione a cui sono destinati. Oggi siamo sommersi da rifiuti. Mari di plastica. Perfino le cime delle montagne sono contaminate da spazzatura. Pure lo spazio non si salva. Ma ogni rifiuto, ogni frammento di ciò che è stato, esprime ciò che siamo. Quando viene salvato dal suo destino di merce obsoleta e inutile e diventa ”altro”, ha inizio un nuovo processo.  Si apre il sipario dell’arte e della narrazione. Gli artisti sono ricettori più o meno consapevoli dei disagi evidenti o nascosti della società. Attraverso il loro lavoro germinano versioni alternative della realtà. E se oggi siamo particolarmente preoccupati per quanto sta accadendo intorno a noi e riceviamo continuamente solleciti per salvare il pianeta, gli artisti partecipano a questi impulsi restituendoci suggestioni e consapevolezza. Andy Warhol fu fra i primi a comprendere il potenziale espressivo degli scarti così come Arman, César, Burri, Pistoletto, Tàpies o Beuys.

Dissacrazione, protesta, sperimentazione. Oggi la visione si è arricchita.  Al centro c’è la cultura della sensibilizzazione ambientale. E la bellezza che sorge da ciò che non è più è il valore delle opere di Annarita Serra, sarda di nascita e milanese d’adozione, che dal 2000 ha dato una svolta alla sua vita sapendo vedere ciò che il mare della sua isola restituiva sulla spiaggia. Palline, bottiglie, piatti, pezzettini di plastica. Serra questi rifiuti non li guardati con repulsione ma con la curiosità che accende in lei il desiderio di trasformare. E così li ha raccolti. Ne ha fatto tanti sacchi che ha portato nel suo laboratorio a Milano. Racconta che la prima volta li ha rovesciati tutti sul pavimento e ha cominciato a guardarne il contenuto colorato. Lei già vedeva cosa sarebbe diventato quel pezzetto di plastica, quello che era un barattolo o un bottone. Ecco che un pezzo di raffia abbandonata diventò la chioma di Venere. Per lei quei sacchi di rifiuti levigati dall’usura e dal mare erano come scrigni da dove attingere tesori. Materie da incollare, incastrare, sovrapporre. La sua abilità artistica è tangibile. Riproduce volti di icone famose che diventano attraenti svelando la loro essenza di essere fatti con rifiuti solo quando li vedi da vicino. «Quando le persone capiscono che il quadro è interamente realizzato con rifiuti e scarti, rimangono a bocca aperta come bambini stupiti. E nello stupore io spiego a loro come il mare sia pieno di questa plastica. Sono passati più di vent’anni da quando ho iniziato a occuparmi dell’ambiente e da allora ho realizzato decine di opere con tutti i rifiuti in cui mi sono imbattuta. Così ho scoperto che hanno il potere di attirare attenzione e creare consapevolezza».  

Un salto alla Galleria del Carbone – che si trova in via del Carbone a Ferrara – e che sembra oggi, in tempi di transazioni energetiche, veramente controcorrente. È qui che ha allestito la sua mostra Stefano Tassi. Anche lui raccoglie e rielabora. Questa volta si tratta di materiali di stampa fotografica scaduti, materiale che alimenterebbe l’ammasso di discariche differenziate per materie pericolose. Per lui non è così. Sono solo materiali “malati” ma speciali. Le sue opere sono Fotografie anemiche, stinte e non definite con deformazioni evidenti che rendono un’atmosfera poeticamente sfibrata e affascinante. Le intenzionalità degli artisti che lavorano con gli scarti sono diverse come i messaggi espressi. La ricerca di Francesca Pasquali, classe 1980 che ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, si sviluppa a partire dall’osservazione delle forme naturali dalle quali coglie le trame strutturali traducendole in complesse installazioni anche materiale di riuso. «Ho iniziato a lavorare con i materiali plastici, derivanti dal campo industriale, come il neoprene, il poliuretano espanso e li ho uniti a prodotti rigenerati di diverso tipo o a oggetti d’uso del nostro quotidiano. Questa è la materia del mio tempo ed è attraverso tecniche antiche quanto l’uomo come l’assemblaggio, la tessitura e la ripetizione dei singoli elementi, che dono una seconda vita a materie di norma considerate prive di alcun valore estetico».  La sua volontà sta nel tentare di riattivare e ripensare la materia o l’oggetto trasformandone l’uso e la forma senza alterarne l’identità originaria.  FraP art-à-porter è il suo recente progetto ideato durante il periodo di lockdown che unisce arte, fashion, sperimentazione e riuso: abiti e accessori vintage e second hand scelti personalmente dall’artista, vengono rivisitati e rinnovati. Un processo di continuo ripensamento della propria ricerca, che mette al centro gli scarti che diventano opere scultoree, pezzi unici e ambienti immersivi, ma soprattutto sollecitano riflessioni sulle infinite possibilità di rivalutazione della materia dismessa.

L’arte spinge a riflettere e certi suoi messaggi possono essere efficaci anche per rivedere le nostre abitudini. Un esempio è SCART, progetto che fonde arte del recupero, comunicazione aziendale e sensibilizzazione. Condotto dal Gruppo Hera (Holding Energia Risorse Ambiente), da oltre vent’anni SCART evidenzia «il lato bello del rifiuto». Il direttore marketing di Herambiente, Maurizio Giani, informa che l’iniziativa è nata all’interno di uno degli impianti toscani del Gruppo dove si svolgono attività di trattamento e smaltimento di rifiuti industriali. Tanti gli artisti coinvolti che ogni anno sono invitati a realizzare opere utilizzando solo materiali di scarto e trasformati. Ecco che SCART fa scorrere nuova energia creativa e diventa un esempio in grado di evidenziare che l’Arte può essere anche una leva di sviluppo per progetti di economia circolare. Per Giani la sfida resta ambiziosa. Proprio per favorire questo messaggio importante e la circolarità che caratterizza SCART, nel tempo le opere sono state esposte in una mostra itinerante che viene organizzata nelle diverse città del territorio in cui Hera svolge la propria attività. «Vogliamo continuare a stupire ricercando il bello partendo dagli scarti, favorendo innovazione con un occhio attento al non sprecare e a riutilizzare».

Veneziana, vive da qualche anno a Ferrara dove ha fondato Officina Dinamica, associazione culturale che sviluppa percorsi legati alla sostenibilità e all’ambiente. Storica e saggista ha competenza più che ventennale nella comunicazione ambientale e nella disseminazione di progetti scientifici. Sviluppa attività ed eventi di divulgazione ambientale e sensibilizzazione. Redige progetti di formazione e crede nell'importanza della conoscenza e nella condivisione di esperienze e saperi. Dipinge, scrive e si aggiorna su tematiche a valenza soprattutto ambientale e sociale. Ama la montagna e passeggiare nei boschi.