Chi inquina paga

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Chi inquina paga

È iniziato il periodo transitorio del CBAM. Questo acronimo, che sembra quasi un suono onomatopeico, cela uno degli strumenti più importanti adottati dall’Europa nella lotta ai cambiamenti climatici. Cos’è e come funziona.

Il CBAM – acronimo di Carbon Border Adjustment Mechanism (in italiano, “meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere“) – è, infatti, uno strumento adottato dall’Unione Europea al fine di contrastare il problema del cambiamento climatico a livello globale, attuando il principio “chi inquina paga”. Il Cbam è, infatti, uno dei pilastri centrali dell’ambizioso programma “Fit for 55” ovvero il meccanismo posto in campo dall’UE per il conseguimento della neutralità climatica entro il 2050. In particolare:

  • A disciplinarlo è il Regolamento (UE) 2023/956 del Parlamento e del Consiglio europeo. Si tratta di una misura economica identificata per affrontare il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio dell’industria, che agisce sulle importazioni di prodotti a maggior intensità di carbonio da paesi extra UE per garantire che non siano vanificati gli sforzi di riduzione all’interno dell’UE, ottenuti dall’European Union Emissions Trading System (EU ETS), il Sistema europeo di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra.
  • L’obiettivo del CBAM è prevenire la cosiddetta “fuga di carbonio” (carbon leakage) ovverosia lo spostamento della produzione da paesi con politiche climatiche stringenti (come quelli dell’UE) verso paesi con regolamentazioni meno severe in materia di emissioni di gas serra, con il risultato di non ridurre le emissioni globali ma semplicemente di spostarle geograficamente.
  • Il CBAM mira a garantire che i prodotti importati nell’Unione Europea siano soggetti ad un onere equivalente a quello che le aziende europee sostengono per le emissioni di CO2, secondo il principio “chi inquina paga“. Scopo del CBAM è quindi assicurare una concorrenza equa tra produttori europei ed internazionali (togliendo così il vantaggio competitivo a quei Paesi che non hanno un sistema di mercato delle emissioni come quello europeo) ed incentivare una riduzione delle emissioni di gas serra a livello globale.

Su quali settori si applica la misura

Il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere opera mediante l’introduzione di una tassa sulle importazioni di alcuni beni prodotti in paesi esterni all’UE, misurata tenendo presente la quantità di CO2 emessa durante il loro processo produttivo. I settori inizialmente interessati da questa misura sono quelli ad alta intensità energetica (e di carbonio), come la produzione di acciaio, cemento, ferro, fertilizzanti, alluminio, idrogeno ed elettricità. I prodotti interessati dal provvedimento (classificati secondo la Nomenclatura Combinata, c.d. codici NC, corrispondenti a quelli del regolamento CEE n. 2658/87), comprendono “sia le merci che sono utilizzate nella loro produzione sia, per evitare possibili pratiche elusive del meccanismo, determinate lavorazioni dei prodotti definite con differenti codici NC” come viene specificato sul sito del Ministero dell’Ambiente ove viene sottolineato che “le emissioni incorporate nelle merci importate alle quali sarà applicato il Regolamento sono sia quelle dirette che quelle indirette (salvo specifiche eccezioni riportate dall’Allegato II del Regolamento)”.

I prossimi passi dell’entrata in vigore del CBAM

Per tutto il 2024 e fino alla fine del 2025 sarà in vigore un periodo transitorio. Le modalità di entrata in vigore del CBAM infatti prevedono un sistema progressivo e graduale di accompagnamento delle aziende che ha l’obiettivo di minimizzare impatti negativi e permettere alle imprese e ai sistemi di commercio internazionale di adeguarsi alla nuova normativa.

  • Fase informativa (1° ottobre 2023 – 31 dicembre 2025): inizialmente le imprese che importano i prodotti soggetti al CBAM sono tenute a comunicare le emissioni di CO2 associate alle loro importazioni, compilando un report senza alcuna imposizione fiscale aggiuntiva. Dal 4 dicembre 2023 è possibile effettuare la richiesta di autorizzazione per l’accesso a il Registro Transitorio CBAM dedicato ai dichiaranti.
  • Fase di di pieno funzionamento (con avvio dal 1° gennaio 2026): in questo periodo il meccanismo entrerà in funzione in maniera definitiva, sebbene attraverso un regime transitorio con la coesistenza con l’EU ETS che durerà fino al 31 dicembre 2033.

In buona sostanza i soggetti che importeranno tali beni non dovranno pagare, per ora, imposte aggiuntive ma dovranno compilare i report nei quali si potrà dichiarare di aver già eventualmente pagato le tasse sul carbonio nel Paese da cui si importa la merce. Questa modalità transitoria potrebbe essere replicata anche in diversi altri campi considerato che, in passato, meccanismi “on-off” hanno generato invece molteplici problemi.

Una test per la piattaforma europea

Potremmo sostenere che questo periodo, oltre a fungere da training per le aziende, è utile anche per la messa a punto definitiva del portale che registrerà i dati attraverso i report. Infatti il Registro transitorio CBAM ha manifestato una serie di problemi tecnici che ne hanno reso arduo l’accesso e che non hanno consentito a tutti i dichiaranti di rispettare la scadenza di fine gennaio per comunicare i dati del quarto trimestre 2023, motivo che ha recentemente spinto all’introduzione di una nuova funzionalità che consente di presentare la relazione CBAM oltre il termine del 31.01.2024.

Specializzata su temi ambientali e sui new media. Co-ideatrice del premio Top Green Influencer. È co-fondatrice della FIMA e fa parte del comitato organizzatore del Festival del Giornalismo Ambientale. Nel comitato promotore del Green Drop Award, premio collaterale alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel 2018 ha vinto il prestigioso Macchianera Internet Awards per l'impegno nella divulgazione dei temi legati all'economia circolare. Moderatrice e speaker in molteplici eventi, svolge, inoltre, attività di formazione e docenza sulle materie legate al web 2.0 e sulla comunicazione ambientale.