Cloud in space: l’inizio di una nuova era
Grazie all’intelligenza artificiale e al calcolo ad alte prestazioni, i satelliti stanno vivendo una trasformazione radicale. Non sono più semplici strumenti di osservazione, ma
Dai sensori biometrici all’intelligenza artificiale, dai droni FPV alle produzioni cloud multi-lingua: le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 trasformano atleti, performance e fan engagement in un ecosistema digitale avanzato, dove il dato diventa racconto, prevenzione e spettacolo. Non solo competizione sportiva, ma laboratorio globale di innovazione.
Sensoristica avanzata, droni, riprese immersive e poi ancora analisi delle performance sportive, utilizzo di materiali e attrezzature sempre più sofisticate e innovative. Quelle in corso a Milano e Cortina passeranno alla storia come le Olimpiadi più tecnologiche di sempre, quelle in cui il rapporto tra innovazione-atleti e spettatori ha conosciuto una vera e propria rivoluzione. «Il mondo dello sport è tradizionalmente conservatore – ha detto a Changes Carlo De Marchis, advisor ed esperto di media tech – ma la rivoluzione digitale ha costretto a mutare atteggiamento e a farlo velocemente». Una tendenza visibile alle ultime Olimpiadi invernali in diversi campi e sotto vari punti di vista.
Lungo le piste da sci o da bob, a bordo campo nell’hockey o nel curling, posizionati su pattini, racchette o tute varia, i sensori sono i veri protagonisti della tecnologia olimpica. Sono loro che carpiscono dati, li raccolgono e li rendono pronti per essere studiati e analizzati. I dati misurano le prestazioni sportive, come la lunghezza dei salti, la velocità di una discesa, la potenza di un tiro e analizzano le posture, le modalità con cui si atterra nel pattinaggio o nello sci freestyle.
Si tratta di dati raccolti da dispositivi wearable o anche da GPS, che diventano preziosissimi per le squadre sportive. Raccolti tramite sensori, fotocamere o semplici smartphone, gli enormi dataset sono analizzati in piattaforme cloud dedicate come per esempio Google Cloud o Alibaba Cloud.
Quest’ultima, per Olympic Broadcasting Services e per il Comitato olimpico internazionale ha sviluppato una nuova generazione di immagini come le Spacetime Slices che, migliorando i sistemi di replay a 360 gradi già esibiti a Parigi 2024, restituiscono la visualizzazione in un’unica composizione di più fasi del movimento di un atleta.
Il diffuso network di sensori, inoltre, permette la raccolta di dati elaborati poi nei cloud center grazie agli algoritmi di intelligenza artificiale, che analizzano dati biometrici e modelli di movimento, per identificare il rischio di affaticamento o infortuni prima che si verifichino.
Qualche esempio in tal senso ce lo racconta Federico Smani, amministratore delegato di Wylab, il primo incubatore italiano focalizzato sulle startup che sviluppano tecnologie e soluzioni innovative per lo sport. «La diffusione dei modelli di AI ha permesso la costruzione di veri e propri pattern di sforzo e di comportamento tipici degli infortuni. Gli atleti, anche real time, ricevano degli alert su determinati comportamenti rischiosi che possono così modificare per la loro sicurezza». I dati e il loro studio hanno così permesso quindi ai team di raffinare il lavoro sull’atleta, permettendo sempre più «una loro gestione è personalizzata».
La raccolta di questi dati diventa anche la base per lo storytelling dell’evento sportivo. «Il dato è ormai il contenuto, aiuta a creare storie sempre più personalizzate», sottolinea Carlo De Marchis. Un racconto basato sui dati che è evidente, quando per esempio si analizzano le prestazioni degli atleti e le si compara, per una cronaca sportiva basata proprio sui numeri. A questo si aggiunge anche lo sviluppo delle tecnologie immersive, trasportano lo spettatore dal divano sin dentro l’evento. Questo avviene grazie ai cosiddetti droni FVP (First Point view), che seguono gli atleti in gara e agli strumenti di realtà aumentata (AR) e virtuale (VR), applicati non solo per gli allenamenti degli atleti ma anche per creare una fruizione del contenuto sportivo sempre più immersivo.
In questo senso, ancora una volta, le Olimpiadi di Milano Cortina ci offrono un esempio evidente. «L’Olympic Broadcasting Services (l’ente ufficiale responsabile della produzione radiotelevisiva di tutti i Giochi olimpici) ha tantissima tecnologia e fa tanta ricerca – osserva Carlo De Marchis – La loro produzione oggi avviene quasi tutta da remoto, attraverso il cloud e grazie all’intelligenza artificiale riesce a sviluppare contenuti anche live simultaneamente in più lingue».
Una vasta produzione di video e contenuti che non solo arricchisce i palinsesti televisivi e delle piattaforme streaming, ma che alimenta anche i social network, mezzo ormai prediletto per l’interazione con i fan e l’ottimizzazione del loro engagement. «Sui social – evidenzia De Marchis – gli atleti sono veri e propri brand che riescono a raggiungere gli appassionati, in maniera spesso disintermediata rispetto ai club di appartenenza».
Il contesto tecnologico e digitale reso evidente dalle ultime Olimpiadi invernali è il prodotto di un vasto ecosistema di innovazione fatto di ricerca e sperimentazione tecnica, ma anche di grande dinamismo economico.
A fare la parte del leone in questo scenario sono gli Stati Uniti dove, come evidenzia Federico Smanio, «sono circa 7500 le startup e le aziende tech consolidate e attive sul mercato. Una realtà molto dinamica, alimentata anche da ingenti risorse economiche, tanto che negli ultimi 5 anni, oltre 100 miliardi di dollari sono stati raccolti dal sistema tramite finanziamento diretto o tramite acquisizioni». Il motore dell’innovazione nel campo dello Sport Tech è insomma rappresentato dal vasto mondo delle startup agili, dinamiche e dalla grande capacità innovativa. I destinatari dei prodotti sviluppati, come spiega sempre Federico Smanio, sono «gli atleti, i team sportivi, il consumatore di sport (ovvero i fan), i manager nel campo degli eventi o delle sponsorizzazioni». Un motore complesso ma anche molto dinamico in termini di crescita economica.
Le dimensioni del fenomeno in Italia, tuttavia, sono molto più contenute rispetto a quanto avviene negli States o nei mercati dell’Asia-Pacifico. «Le nostre startup nel campo dello Sport Tech accusano una difficoltà comune a tutto il mondo dell’innovazione: la penuria di capitali. A questo però – rileva sempre Smanio – si aggiunge il fatto che le aziende sportive non recepiscono con forza l’innovazione. Sia a livello di club, che di federazione (con qualche doverosa eccezione) si è molto più attenti all’aspetto core del risultato sportivo e meno al potenziale innovativo che si potrebbe sviluppare». Ed è da qui che arriva per lo sport italiano una nuova e delicata sfida: quella di per far crescere nuove future medaglie d’oro, non solo nelle varie discipline sportive, ma anche nel campo dell’innovazione.
Crediti foto: Courtesy Alibaba Cloud