La corsa all’oro dell’IA Generativa

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La corsa all’oro dell’IA Generativa

Dopo il successo di Chat-GPT, le big tech del digitale hanno lanciato la volata all’intelligenza artificiale generativa che promette di rivoluzionare diversi ambiti dell’economia.

Da bambino giocavo spesso a un videogame in cui alcuni personaggi bizzarri erano posizionati sulla linea di partenza di una pista d’atletica, in attesa del colpo di pistola dell’arbitro. Al suo “via”, i corridori, ognuno dei quali raffigurava un mestiere diverso, partivano sgomitando e ostacolandosi in vario modo, con l’obiettivo di conquistare le prime posizioni. Ecco, le grandi big del mondo digitale nella loro corsa all’intelligenza artificiale generativa ricordano tantissimo quei personaggi. A sparare lo start è stata l’anno scorso OpenAI, che con il suo Chat-GPT nel gennaio del 2023 è assurto agli onori della grande cronaca per la sua capacità di compilare accurati testi praticamente su tutti i temi, grazie al suo complesso machine learning.

Da allora è come se nella testa (e nei bilanci) delle big company del digitale non ci fosse altro che l’idea di lanciare la volata all’AI generativa. Non è che prima di Chat-GPT le big tech fossero inermi, ma il grande hype ottenuto dall’AI generativa sembra averli d’un tratto convinti ad accelerare e a uscire allo scoperto. In molti hanno definito questo scenario come un’enorme corsa all’oro, che secondo la società di consulenza McKinsey potrebbe valere tra i 2,6 e i 4,4 migliaia di miliardi di dollari all’anno.

Forte di una partnership nata già nel 2019 proprio con OpenAI, la prima tra le big della tecnologia a muoversi nel campo è stata Microsoft che ha comunicato già nel gennaio 2023 l’investimento di circa 10 miliardi di dollari per integrare lo sviluppo della tecnologia di Chat-GPT nel suo motore di ricerca Bing. Una sinergia che al momento non ha sovvertito le gerarchie nell’ambito dei motori di ricerca, visto che, come riportato dal Wall Street Journal, nei primi 6 mesi dell’anno la quota di mercato di Bing.com è addirittura diminuita, passando dal 3,03% a gennaio 2023 al 2,99% di luglio.

Insomma, tra i motori di ricerca a fare la parte del dominatore assoluto è ancora Google di Alphabet che nel luglio scorso ha rilasciato anche in Italia Bard, intelligenza artificiale generativa che si fonda sul machine learning guidato dal modello LaMDA, quello che il ricercatore Blake Lemoine, poi licenziato da Google, definì un’AI senziente. Tra le novità di Bard c’è l’attenzione rivolta ai temi della privacy, con i dati delle ricerche che possono essere cancellati dopo un range di tempo predeterminato e il legame con Lens, altra intelligenza artificiale di Google basata però sulle immagini che ciascun utente cattura con il proprio smartphone.

Il mondo dei social non può ovviamente ignorare le evoluzioni dell’AI generativa, se non altro per l’enorme mole di big data che le varie piattaforme possono utilizzare per il machine learning dei loro modelli. Ed è così che Meta, la società di Facebook, Instagram e Whatsapp, ha lanciato Llama, modello opensource capace di generare codice di programmazione attraverso il linguaggio in maniera semplice e alla portata di tutti (almeno nelle intenzioni della società di Menlo Park). Llama si basa sul modello Llama 2, che, come comunicato da Meta, può contare per il suo training sul 40% di dati in più rispetto alle precedenti versioni.  Tra le società protagoniste di questa corsa poi c’è anche la cinese Baidu con il suo Ernie Bot, chatbot basato su modelli linguistici di AI e capace, perciò, di rispondere a quesiti, comporre testi, e generare immagini sula base di input testuali.

La sfida è insomma aperta, ma i vari competitor hanno anche capito l’importanza della sinergia e del dialogo con le autorità per rimuovere eventuali ostacoli legislativi (si pensi alla decisione del Garante della Privacy italiano che per alcuni mesi ha sospeso Chat-GPT nel nostro paese). È per questo che Anthropic, Google, Microsoft e OpenAI, hanno annunciato il Frontier Model Forum, un’alleanza che ha “l’obiettivo di garantire lo sviluppo sicuro e responsabile dei modelli di intelligenza artificiale”.

Secondo l’esperto Luca Sambucci, membro del Board dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale, «i principali ambiti interessati dall’IA generativa sono quelli che hanno a che fare con compiti di natura linguistica, come leggere e scrivere. Non solo creatori di contenuti, però. Pensiamo agli analisti finanziari che devono leggersi documenti di centinaia di pagine, un lavoro che richiede di solito un’intera giornata per un singolo documento. L’IA generativa lo legge per loro e agli analisti basta fare alcune domande per capire come andare avanti. Soluzioni simili sono utili anche a chi lavora in ambito governance ed ESG oppure per chi lavora nel customer service». Ma l’IA generativa non si limita alla gestione di dati testuali. Sempre secondo Sambucci «la capacità di gestire dati strutturati, come numeri e tabelle, consente a questi nuovi sistemi di aiutare ad esempio nella supply chain, ottimizzando la logistica e l’inventario, nella prototipizzazione, offrendo design che rispettano e migliorano determinate metriche, o nella strategia energetica».

Non è un caso perciò che, secondo un recente sondaggio della società di consulenza Gartner, il 63% dei responsabili marketing intervistati prevede di investire nell’IA generativa nei prossimi 24 mesi, e il 56% di loro vede in questa tecnologia più vantaggi che rischi. Un contesto favorevole per le aziende di AI, tanto che qualche giorno fa sempre OpenAI ha lanciato Chat-GPT Enterprise, l’assistente AI per le aziende.

L’impatto di queste tecnologie ha convinto il legislatore ad intervenire per cercare di “governare” le possibili distrazioni dal punto di vista etico che l’AI potrebbe causare. Lo scorso giugno, infatti, il Parlamento Europeo ha dato il via libera all’Artificial Intelligence Act, che intende fissare regole per garantire la sicurezza, la trasparenza e l’etica dell’Intelligenza Artificiale in Europa. Anche perché gli sviluppo dell’AI sono incessanti, tanto che OpenAI ha già annunciato di essere pronta a lanciare il suo Chat-GPT 5, la quinta generazione della sua intelligenza artificiale, allenata da molti più dati e quindi più accurata e sapiente. La corsa insomma è appena iniziata.

Giornalista, pugliese e adottato da Roma. Nel campo della comunicazione ha praticamente fatto di tutto: dalle media relations al giornalismo. Brand Journalist e conduttore radiofonico, si occupa prevalentemente di economia, energia ed innovazione. Oltre la radio ama la storia e la politica estera.