Project management: impariamo dagli antichi romani

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Project management: impariamo dagli antichi romani

Le pietre miliari usate dai romani sono un punto di riferimento per impostare una pianificazione innovativa e adottare sistemi differenti.

Diversi – insegna il project management – sono i piani che possiamo fare adottando sistemi differenti. Concentriamoci sulla pianificazione per milestone, cercando di rintracciarne le radici e capire come utilizzarla al meglio per le nostre sfide professionali.

Di cosa parliamo:

  • milestone, pietre miliari usate dagli antichi romani
  • le tre tipologie di milestone: contrattuali, interne e di interfaccia
  • le due caratteristiche delle milestone: posizionamento e misurabilità
  • anno nuovo, nuove sfide ma con milestone né troppo grandi né troppo piccole

Milestone, pietre miliari usate dagli antichi romani

Partiamo con il nome di “pietra miliare”, traduzione di “milestone”. Le milestone sono i punti conosciuti del nostro progetto ovvero i punti in cui esso dovrà transitare. Come spiega Tommaso Buganza, docente di Project Management al MIP Politecnico di Milano –, il nome deriva dalle pietre miliari usate dai romani lungo le strade. Le pietre miliari venivano utilizzate per pianificare lo spostamento delle legioni nell’impero.

«Controllare un impero estremamente vasto richiedeva la capacità non solo di muovere rapidamente le legioni – dice Buganza –, ma anche di farlo in modo coordinato per permettere a legioni che partissero da punti differenti di arrivare nello stesso momento per combattere su un fronte comune. Sapendo quante pietre miliari esistevano tra due punti e la velocità media di spostamento della legione, era possibile pianificare in modo retrospettivo e capire quando una legione doveva partire e quante pietre miliari doveva incontrare quotidianamente per rispettare il piano». Ecco, dunque, spiegata l’origine della parola “milestone”, ampiamente utilizzata oggi al lavoro.

Le tre tipologie di milestone

Chiarita l’origine, non ci resta che riflettere sulle tre tipologie di milestone: la prima è quella contrattuale, inclusa nella “dichiarazione di scopo” o scope statement, concordata con il cliente; la seconda è quella interna al nostro team, non visibile al cliente; la terza, infine, è quella di interfaccia rappresentata dagli input del progetto.

Le milestone contrattuali sono le più importanti: «da esse – sottolinea Buganza – dipende sia l’accettazione del progetto che la soddisfazione del cliente. «Pertanto, queste milestone dovrebbero essere “difese” dal project manager che non può correre il rischio di arrivare a una milestone contrattuale per scoprire di avere problemi di tempo, costo o qualità».

Le due caratteristiche: posizionamento e misurabilità

Veniamo alle caratteristiche che devono avere le milestone: è necessario che siano posizionate in concomitanza di eventi importanti e siano misurabili. Se nel primo caso l’importanza coincide con la fine del progetto o il passaggio di responsabilità da una funzione all’altra, nel secondo caso è opportuno individuarle in modo univoco, ad esempio, con rilasci di prototipi o di documenti essenziali come i progetti esecutivi. Fondamentale è che le milestone non siano posizionate sul test di un prototipo, ma sulla sua conclusione e accettazione da parte del cliente finale o del team di progetto.

Nuove fide con milestone né troppo grandi né troppo piccole

Cerchiamo di tirare le fila. Se dai romani abbiamo imparato l’importanza di individuare i punti di transito del nostro lavoro, è alla definizione contrattuale delle milestone che dobbiamo prestare massima attenzione, posizionandole in momenti chiave e misurabili del progetto.

Resta aperta una domanda: meglio poche o meglio tante milestone? Se troppe milestone rischiano di essere prese sottogamba, averne poche e molto gravose è un grosso pericolo: in caso di fallimento, infatti, l’esito del nostro progetto potrebbe essere compromesso. Dunque, le milestone non devono essere né troppe né troppo poche. E non devono essere né troppo piccole né troppo grandi.

Top voice di LinkedIn in Italia, milanese, dal 2017 cura su LinkedIn la “Rassegna quotidiana del cambiamento sul lavoro” delle ore 8 ed è promotore del portale Rassegnalavoro. Ogni giovedì, su LinkedIn, conduce alle 18 il talk “New Normal Live” dedicato alla “nuova normalità” sul mondo del lavoro. Giornalista professionista, ha scritto per più di 30 testate come il Corriere della Sera. Si occupa di comunicazione digitale aziendale e, in particolare, della progettazione, della realizzazione e dell’implementazione di community professionali. Suo il libro ​“Tempo di IoP: Intranet of People” dedicato alla comunicazione interna d’impresa. ​