Dominare la complessità

Society 3.0


Dominare la complessità

L’alternanza tra ragione e sragione, la difficoltà a dominare le emozioni sono da sempre un punto debole dell’umanità. Il libro Storia dell’irrazionalità del filosofo della scienza Justin Smith offre molte risposte.

Ci si ritrova spesso, ormai, a discutere della parola complessità. E troppo spesso è un termine che viene trattato in modo che ne nega l’essenza, con una visione manichea a polarizzare qualunque discorso attorno a due punti di riferimento, più o meno concentrati attorno all’interruttore SPENTO o ACCESO.

Un libro come Storia dell’irrazionalità del filosofo della scienza Justin Smith, dunque, pur nei limiti di un volume di centinaia di pagine che non è articolato attorno a una tesi coerente, serve alla bisogna. Si tratta di un dotto (forse pure troppo) excursus nella storia della filosofia che esplora in una serie di capitoli pensatori o luoghi della letteratura in cui emerge proprio l’impossibilità di ingabbiare in una logica binaria quello che accade a Sapiens, o che Sapiens fa accadere, quando entra in gioco il pensiero razionale. perché, inevitabilmente (o per usare un avverbio più consono, intrinsecamente), tale pensiero porta con sé anche la sua negazione, in un ambiente liquido dove ciò che è razionale evidenzia i limiti della razionalità stessa. E quello che è irrazionale fa comunque riferimento agli strumenti della logica e del pensiero strategico.

Sono anni che le scienze comportamentali hanno portato in auge il tema delle trappole mentali e di quelli che sono chiamati bias cognitivi. Curiosamente Justin Smith non ne fa apertamente menzione, nonostante il dibattito pubblico e il design delle politiche e dell’intervento dello stato sempre coinvolgano esplicitamente questo ambito. Il libro diventa dunque una sorta di retroterra su cui tutto il discorso della razionalità e dell’irrazionalità germoglia.

Smith è profondamente consapevole del fatto che stiamo vivendo in un’era in cui nulla sembra più avere un senso. Il populismo violento è in grande spolvero. Le persone agiscono con orgoglio contro i loro migliori interessi e contraddicono i valori in cui dicono di credere. Con odioso disprezzo, respingono coloro che agiscono e pensano diversamente. L’autorità della scienza e della competenza sono ora contestate appassionatamente, con il cambiamento climatico ampiamente negato, i vaccini demonizzati e teorie improbabili che minano ogni riferimento all’oggettività.

Non solo i sostenitori dell’Illuminismo sono ridicolizzati come ipocriti imbroglioni, ma le precedenti speranze per la promessa di emancipazione attraverso il web sono state deluse, al netto di ciò che farà Elon Musk con Twitter (se lo farà). Anche con enormi quantità di informazioni a nostra disposizione, le teorie del complotto circolano all’infinito. E lungi dal trasformarsi in una rispettosa piazza cittadina digitale, i social media sono pieni di troll e propaganda alimentata da bot e intelligenze artificiali, con le notizie legate alla pubblicità che peggiorano le cose in un arsenale di clickbait che alimenta la guerra per la nostra attenzione. Storia dell’irrazionalità è così un glorioso bunjee jumping da Aristotele a Donald Trump, da Erasmo da Rotterdam ai neonazisti di Charlotteville che, forse, può riassumersi nel giallo romanzato con cui il saggio comincia e che racconta la leggenda di Ippaso.

Ippaso era un matematico della cerchia di Pitagora e i pitagorici vivevano in comunità proprio sotto l’insegna di una razionalità fatta di numeri, esprimibili come proporzioni o rapporti perfetti. Quando dunque la diagonale del quadrato pose il problema degli irrazionali, con un numero decimale fatto di cifre che non si ripetono mai né mai hanno fine, la comunità razionale si trasformò in setta e il povero Ippaso, colpevole soltanto di voler condividere con il mondo la nuova verità, fu ucciso ferocemente.
Come era possibile accettare che l’irrazionalità, infatti, nascesse proprio dal fondamento ultimo della ragione e dai numeri che perfettamente descrivono il mondo?

L’omicidio di Ippaso, nel nome della ragione, diventa il riscatto dell’irrazionalità, fenice che da quelle ceneri nasce per poi bruciare nuovamente nella ricerca di ciò che è con una nuova origine oggettivo e razionale. Storia dell’irrazionalità è un alternarsi continuo e per chi legge è già un insegnamento prezioso capire che ragione e sragione sono un passo di danza che prosegue eternamente, su un altro ritmo nella vita di tutti noi.

​Laurea e PhD in Economia, si occupa di economia sperimentale, di qualità della vita e felicità. Collabora con diverse testate di divulgazione scientifica come lavoce.info, Gli Stati Generali, Infodatablog, Il Sole 24 Ore e ha una passione per la comunicazione scientifica in ambito economico. Responsabile scientifico del progetto AppyMeteo insieme ad Andrea Biancini, insegna economia sperimentale alla Scuola Enrico Mattei e collabora con diverse università. È​ iProf di Economia della felicità su Oilproject.​