Cittadinanza attiva: partecipare per cambiare
In un mondo che corre veloce, dove le sfide globali sembrano spesso sovrastare le possibilità del singolo, emerge una forza silenziosa ma potente: la voglia di non stare a guardar
La scomparsa del ceto medio sta riscrivendo consumi, strategie aziendali e identità generazionali: una trasformazione che ridisegna l’economia occidentale.
La classe media sta scomparendo. Insieme a essa anche le “marche medie” — quei brand che per decenni hanno sorretto i consumi occidentali — stanno perdendo peso e rilevanza. La polarizzazione sociale, infatti, si trasferisce sempre di più anche sugli scaffali: oggi si compra soprattutto in fascia alta o in fascia bassa, con il ceto medio che smette di rappresentare il mercato di riferimento. Una ricerca di Warc, The marketer’s toolkit 2026, descrive questa trasformazione come una vera rivoluzione: la famiglia media non è più il perno dell’economia.
In Italia e in molti paesi avanzati, i redditi della classe media sono rimasti stagnanti per anni. Al contrario, costi essenziali come abitazione, istruzione e cura dei figli continuano a crescere.
A tutto questo si aggiunge un elemento nuovo: l’automazione spinta dall’intelligenza artificiale, che rende più fragili proprio i lavori tipicamente svolti dal ceto medio.
Risultato? Una frattura interna:
Una dinamica ancora più evidente tra i giovani.
La generazione che oggi ha tra i 20 e i 40 anni vive una divisione profonda. Da un lato ci sono i figli della generazione dei 60-70-80enni, destinati a ereditare 84 trilioni di dollari nei prossimi anni: il più grande trasferimento di ricchezza mai registrato nella storia.
Chi appartiene a questa nicchia vive i consumi con maggiore leggerezza: anche se rientra formalmente nella classe media, sa di poter contare su patrimoni futuri.
Dall’altro lato, però, la maggior parte dei Millennials e della Gen Z non ha questa sicurezza. Affronta lavori mal pagati, redditi incerti e una crescente propensione all’indebitamento.
Queste prospettive modeste generano crisi di ambizione:
Il risultato è un comportamento di spesa completamente riorganizzato. Anche chi ha risorse limitate acquista prodotti un tempo riservati all’alta gamma. E viceversa, consumatori ricchi frequentano discount e cercano affari.
Il vecchio “value for money” non basta più. L’economia si polarizza:
Il mercato ne è la prova:
Se non sei premium o non sei un posto dove fare affari, oggi sei invisibile.
I marchi medi non riescono a esprimere un’identità chiara. Non sono abbastanza aspirazionali per il pubblico “alto”, né abbastanza convenienti per chi cerca risparmio.
Sui social — TikTok in primis — vincono due narrazioni opposte:
Il medio non ispira, non è raccontabile, non genera community.
Per sopravvivere, i brand devono scegliere in che direzione muoversi. Due vie:
In entrambi i casi serve creare community solide, capaci di rendere il brand aspirazionale o, al contrario, indispensabile.
Alcune aziende sono riuscite a reinterpretare la “terra di mezzo”:
Non tutti i brand medi sono destinati a sparire: ma chi rimane deve ridefinire radicalmente la propria value proposition.
La vecchia classe media è un segmento che non esiste più, né dal punto di vista sociale né da quello economico. Con essa scompare anche un intero modo di produrre, distribuire e consumare. Oggi il mercato si muove ai due estremi. E le aziende, per sopravvivere, devono accettare questa nuova realtà: non esistono più prodotti “per tutti”, ma solo identità forti, comunità chiare e posizionamenti netti.