Questa terra non è un albergo

Prendete una mattina qualunque di un giorno qualunque. Voi uscite di casa e dagli alberi sul vialetto sentite il canto degli uccelli, dall’aiuola dei vicini vedete un glicine, qu
Credevo che una Conferenza sul clima presieduta da un petroliere avrebbe affossato finalmente lo sviluppo delle energie fossili e credevo anche a Babbo Natale. O forse non esiste?
I sunti dell’ultima CoP 28 ormai sono tanti: un compromesso che, come sempre, accontenta chi vede il bicchiere mezzo pieno e indigna il partito del bicchiere mezzo vuoto. Non si è detto phase out (abbandono) e neanche phase down (graduale abbandono), di petrolio e carbone, ma è stata consacrata la necessità di “transitare” verso nuove soluzioni, anche eliminando i sussidi più distorsivi e disfunzionali e migliorando l’efficienza energetica – fare di più con meno – in tutti i settori. Ma non è tutto, e neanche la parte più importante di una CoP che è stata un successo per le ragioni peggiori. Proviamo a sbirciare dietro le quinte.
Io credevo che una CoP clima presieduta da un petroliere avrebbe affossato finalmente lo sviluppo delle energie fossili; e credevo anche a Babbo Natale. O forse non esiste? Che sarebbe stata una contesa era chiaro fin dal principio, e come ogni contesa, i combattenti avevano una strategia: non ci sono buoni e cattivi, solo interessi contrastanti ma che paiono onestamente leciti e giustificati dal punto di vista di chi li difende. Allora:
Lo slancio in attacco del Paese ospite era partito molto forte: sbloccare i tanti e importanti processi ingrippati da anni alla CoP in tutti i settori diversi da quello energetico. Così, tutta l’influenza anche economica del mondo fossile si è dispiegata per un anno ottenendo progressi impensabili nel loss and damage – gli aiuti per i paesi più fragili ed esposti ma meno colpevoli – nel varare finalmente una finanza climatica per l’adattamento, nello sdoganare e finanziare i nature based approaches, strategie fondamentali di protezione dell’ecosistema come miglior garante dell’equilibrio climatico. Il calcolo era di ottenere in cambio una certa tolleranza sui dossier energia; però Babbo Natale li ha presi per la manica, ha incamerato tutti i progressi come dovuti, ma sull’energia non ha ceduto. Alla fine, non è caduto nessuno – un equilibrio di compromesso come si è detto – ma il tabellone degli elfi segna più punti.
Un successo? Sì, restando nella logica del gioco dei negoziati. Ma se facessimo anche noi un passo indietro a osservarci con distacco, come forse dovrebbero fare i “petrolieri” intenti a difendere il meccanismo che renderà la loro stessa patria inadatta alla vita umana? Nel mondo reale phase out, phase down o transit from non fa la minima differenza. Conta sapere che stiamo andando troppo lenti per disinnescare dei vicinissimi punti di collasso oltre i quali il pianeta diventa ostile per tutti. E conta la risposta dell’economia reale, ricordandoci che il suo vero decisore è il versante della domanda: si produce solo quello che i consumatori chiedono. Ed è allora inevitabile un giudizio su questa CoP28 che è anche un tirare le somme di tutte le altre 27: la CoP non basta più. Se vogliamo salvarci abbiamo pochissimo tempo e deve scendere in campo il vero decisore finale, che non è né la finanza né l’industria, né tantomeno la politica. Siamo io e te, con le nostre scelte. E a questo sarà dedicato il prossimo post per un nuovo anno, un 2024, che deve cambiare tutto.