Welfare: le origini e l’evoluzione

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Welfare: le origini e l’evoluzione

Il quarto numero di Changes si occupa dell’evoluzione dello stato sociale, mettendo a confronto criticità, idee, proposte e iniziative dei settori più impegnati sul tema, in primis le assicurazioni. L’impegno del Gruppo Unipol con “Welfare Italia”.

Il quarto numero di Changes si occupa dell’evoluzione dello stato sociale, mettendo a confronto criticità, idee, proposte e iniziative dei settori più impegnati sul tema, in primis le assicurazioni. L’impegno del Gruppo Unipol con “Welfare Italia”.

Nel 123 a.C., Caio Sempronio Gracco….
Caio Sempronio Gracco, quando fece istituire le frumentationes per legge, non aveva in mente un sistema di welfare. Anche perché in latino welfare si sarebbe detto salus o piuttosto valetudo. Si trattava tuttavia di una prima forma di intervento organico, e quindi non occasionale o strumentale alla costruzione del consenso, che prevedeva la possibilità per la popolazione di Roma di acquistare (e per i più poveri di acquisire gratis) il grano a condizioni agevolate rispetto al prezzo di mercato, con onere interamente a carico della Respublica, che pagava l’intero prezzo ai produttori. Da allora le frumentationes, con alcuni periodi di sospensione, furono confermate fino alla fine della repubblica. Queste misure hanno una stretta correlazione con il concetto di welfare state per come lo intendiamo, perlomeno dalla fine dell’800 e poi, ancor più nitidamente, dal secondo dopo guerra ad oggi.

La correlazione risiede nell’architettura dell’intervento. Non beneficienza delle classi agiate o opere della Chiesa nelle sue varie forme, no panem et circenses degli imperatori, o interventi di redistribuzione, in alcuni casi violenta, della ricchezza nei momenti topici delle rivoluzioni, ma la messa in campo di risorse pubbliche, cioè generate dalla tassazione generale, per garantire livelli minimi di benessere e di sostentamento dell’intera popolazione. Perché a quei tempi, avere o non avere il grano faceva la differenza tra vivere e non sopravvivere. Come il welfare state colma la differenza tra la fragilità e la protezione. Il welfare state nasce ufficialmente nel Regno Unito ad opera di Lord Beveridge (1942), sull’onda del disastro della seconda guerra mondiale e nella consapevolezza che solo in presenza di condizioni sociali accettabili per tutti i cittadini si potesse garantire il mantenimento dell’ordine democratico. Dunque il welfare ha a che fare con il problema dei problemi da sempre, anche ai tempi di Gracco: la redistribuzione della ricchezza per scopi sociali.

Il modello di welfare universalistico, che ha assicurato per quasi un secolo la fruizione di servizi sanitari pubblici, assicurazioni obbligatorie per gli infortuni e le malattie professionali, sistemi pensionistici capaci di garantire livelli di reddito soddisfacenti anche in età post-lavorativa, sta mostrando la corda. E il tema è sempre quello delle risorse e della loro equa redistribuzione, condizionato dai mutamenti sociali (si vive più a lungo, si lavora con minore continuità, si alternano periodi di crisi economica con maggiore frequenza, aumentano le condizioni di vulnerabilità per alcune classi anche a causa della globalizzazione etc.).

Il quarto numero di Changes si occupa dell’evoluzione del sistema di welfare, partendo dallo stato dell’arte nel nostro Paese e mettendo a confronto criticità, idee, proposte e iniziative provenienti dai settori più impegnati sul tema, in primis le assicurazioni. Con il contributo dei massimi esperti della materia, si può navigare tra i vari sistemi di welfare adottati in Europa e nel mondo, da cui si percepisce che l’urgenza di un ripensamento del modello di welfare state è comune a tutti. Si affronta poi l’esigenza di diffondere educazione finanziaria per la pianificazione dei bisogni di protezione individuale. Vengono delineate le nuove frontiere del welfare aziendale e delle forme di assistenza ad opera dei caregiver. Emerge soprattutto il quadro di una società che sta cambiando velocemente e che esige risposte di tipo strategico che coinvolgano lo Stato centrale, le amministrazioni e il mondo industriale e finanziario e le tante espressioni della società civile organizzata. In un’espressione, emerge la necessità di integrare le forze.

L’impegno del Gruppo Unipol con Welfare, Italia

“Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali” è un progetto nato nel 2010 su iniziativa del Gruppo Unipol con l’obiettivo di costruire una piattaforma permanente di discussione sul tema del welfare. In 10 anni di attività sono stati:

• Organizzati 9 convegni pubblici annuali, 12 seminari e workshop oltre ad eventi interni al Gruppo.

• Pubblicati 8 rapporti di ricerca e 14 paper di discussione tematici.

• Coinvolte circa 6.000 persone online e 3.000 partecipanti agli eventi pubblici, appartenenti ai principali stakeholder del settore: decisori pubblici, esponenti del Governo nazionale e locale, parti sociali, casse e fondi di previdenza e assistenza, rappresentanti di imprese, università e terzo settore.

Il primo appuntamento con i risultati del Think Tank Welfare, Italia è legato al Forum di Welfare, Italia che si svolge il 3 e 4 dicembre a Palazzo Venezia a Roma e in cui è prevista la presentazione del Rapporto Strategico 2019 del Think Tank.

E’ Direttore Corporate Communication e Media Relation del Gruppo Unipol.​ Laurea con lode in Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma. Esperto in diritto delle assicurazioni e degli intermediari assicurativi e in tecnica legislativa. Maturata esperienza nella comunicazione radio-televisiva e con la stampa quotidiana e periodica. Dal 1998 al 2015 è stato dirigente e poi Direttore Centrale ANIA – Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici. Dal 2015 al 2018 ha ricoperto il ruolo di Direttore Affari Istituzionali e Regolamentari di Unipol Gruppo. Dal 2016 al 2019 ha svolto l’incarico di Direttore Normativa Reti Distributive di UnipolSai Assicurazioni S.p.A. E’ appassionato di letteratura, arte, musica classica, cinema e teatro.