Volontari in un click

Society 3.0


Volontari in un click

Nell’anno della pandemia, il terzo settore si riscopre ancora più indispensabile nella lotta all’emergenza sociale. E intanto avanza il volontariato digitale che lotta contro emarginazione e povertà educativa

Nell’anno della pandemia, il terzo settore si riscopre ancora più indispensabile nella lotta all’emergenza sociale. E intanto avanza il volontariato digitale che lotta contro emarginazione e povertà educativa.

Ad Ariano nel Polesine, in provincia di Rovigo, l’Associazione Officine Sociali propone un servizio di ascolto psicologico telefonico per chi convive con un familiare malato di Alzheimer.  Vicino Roma, invece, opera l’associazione Ponte Donna, che gestisce il centro antiviolenza “Marielle Franco” che ha deciso di tenere aperte le proprie porte per non abbandonare le tante donne costrette nel lockdown a convivere con la violenza domestica.

L’Italia ai tempi del Covid ha riscoperto la sua anima solidaristica. Il volontariato è indicato nei manuali di economia come il terzo settore, dopo quello pubblico e quello privato. Ma la pandemia non ha solo fatto emergere il lavoro degli oltre 5.500.000 volontari che, secondo gli ultimi dati ISTAT, operano nelle 359.574 associazioni sparse nel nostro territorio. La pandemia ha riportato anche in agenda le problematiche di un settore sempre più centrale, ma ancora troppo spesso ignorato.

Il Terzo settore in Italia nell’anno della Pandemia

L’emergenza da Covid-19 ha rappresentato per il mondo del volontariato una sorta di cartina tornasole dei punti di forza e debolezza di un settore che ha dovuto spesso reinventarsi nell’Italia del distanziamento sociale. “Il 2020 è stato un anno cruciale per ovvie ragioni”, ha raccontato a Changes Chiara Tommasini, Vicepresidente di CSVnet, l’Associazione Nazionale dei Centri di servizio per il volontariato. “A gennaio siamo partiti con le attività di supporto delle associazioni sulla Riforma del Terzo settore, ma poi siamo stati investiti in prima persona delle nuove esigenze e dalle nuove emergenze”.

Lo scorso settembre proprio CSVnet ha pubblicato un report sullo stato di salute terzo settore. “Il volontariato e la Pandemia”, questo il nome dello studio ha rappresentato una vera e propria intervista collettiva che ha coinvolto oltre 150 dirigenti e operatori del settore.

La fotografia che ne è emersa è quella di un settore che da un lato mostra tutta la sua forza nel “riuscire a reggere il colpo dell’emergenza“, ma dall’altro è falcidiato da “una grande differenza tra le associazioni ben organizzate e quelle più fragili“.  L’aspetto più delicato, sottolineato nel report, è proprio il rapporto tra associazioni e istituzioni “con i comuni in particolare – si legge nelle nel dossier– che tendono a utilizzare il volontariato in modo improprio, regressivo e residuale: una manovalanza veloce e a costo zero”.

Ma la pandemia per il mondo del volontariato ha rappresentato anche una grande sfida lungo la strada della digitalizzazione. “Abbiamo fatto in tre giorni una trasformazione digitale di cui da anni discutevamo. Uno shock che ci ha fatto reagire molto rapidamente”, ha detto Chiara Tomasini.

Imperativo-digitalizzazione

Anche per il settore del volontariato la transizione digitale non è più rinviabile. “Digitalizzazione per il nostro settore significa modificare gli aspetti organizzativi delle associazioni con la migrazione in cloud dei sistemi gestionali e della contabilità – sottolinea Tomasini – ma anche promuovere nuovi rapporti con i soci, attraverso piattaforme collaborative di scambio di spazi e competenze”. Una svolta imprescindibile che non può essere affrontata con improvvisazione in un anno in cui è risultato evidente il ruolo cruciale ricoperto dai centri servizi sul territorio. Il tutto in un momento storico, in cui a causa dell’imposizione del distanziamento sociale il volontariato ha dovuto rinunciare alla tradizionale vicinanza fisica, del contatto umano, della prossimità ai bisogni.

“Il settore ha dimostrato come la digitalizzazione sia una vera ancora di salvezza, che ha permesso di continuare ad operare, migliorando al contempo la propria sostenibilità, e la propria efficienza anche finanziaria”.

La crescita del volontariato digitale

La crescente richiesta di competenze digitali, in una società che ha accelerato durante la pandemia la remotizzazione del lavoro, della scuola e dei servizi ha fatto emergere le esperienze del volontariato digitale, ovvero di quell’insieme di esperienze che hanno l’obiettivo di alfabetizzare digitalmente i più deboli.

 “Siamo impegnati da venti anni nel diffondere la tecnologia nella società e durante la pandemia siamo stati sommersi di richieste da scuole, imprese, famiglie”, ci spiega Mirta Michilli la Direttrice Generale della Fondazione Mondo Digitale. “Abbiamo seguito 10 mila sessioni di studenti online, 3 mila genitori, 8 mila docenti e poi ancora aiutato a distanza anziani, spesso soli, che attraverso le tecnologie digitali sono riusciti a mantenere le proprie relazioni sociali”.

Un lavoro preziosissimo, messo a disposizione anche delle cosiddette “scuole di frontiera”, dove l’assenza della didattica in presenza ha acuito le diseguaglianze sociali e culturali. “L’aiuto alla formazione digitale, in questi contesti di periferia – spiega Mirta Michilli – significa combattere la povertà educativa”.

 ​Le app per il volontariato
Un ulteriore aiuto tecnologico al settore negli ultimi anni è arrivato dal mondo delle app. È il caso della piattaforma Voolo, nata dall’idea di un gruppo di ragazzi bolognesi. Qui chiunque vo​glia donare del proprio tempo può farlo, scegliendo le varie associazioni del territorio. “Presto innoveremo il servizio, lanciando un sistema per le associazioni di volontariato che richiedono servizi donati volontariamente da aziende o professionisti”, ci ha raccontato Lorenzo D’Elia, uno dei fondatori.

A Verona, invece, c’è “Ehilapp!” che mette in rete i servizi sociali dedicati agli anziani, alle donne e ai bam​bini, favorendo la loro reperibilità. “Sono tutte iniziative lodevoli, ma spesso mancano di organi​cità”, commenta Chiara Tomasini, che poi lancia un messaggio alle istituzioni: “Il mondo del volontariato non è l’utile idiota a cui ricorrere nel momento della necessità, vogliamo essere riconosciuti come un soggetto da interpellare sui tavoli decisionali”. E nell’anno della pandemia questo rischia di non essere più un auspicio, ma un imperativo.

Giornalista, pugliese e adottato da Roma. Nel campo della comunicazione ha praticamente fatto di tutto: dalle media relations al giornalismo. Brand Journalist e conduttore radiofonico, si occupa prevalentemente di economia, energia ed innovazione. Oltre la radio ama la storia e la politica estera.