La geopolitica del genio: quando il talento diventa potere
Chi rifiuterebbe un’offerta di lavoro da 125 milioni di dollari? Matt Deitke, talento ventiquattrenne dell’intelligenza artificiale, l’ha fatto. Solo per accettarne una doppi
La scomparsa del ceto medio sta riscrivendo consumi, strategie aziendali e identità generazionali: una trasformazione che ridisegna l’economia occidentale.
La classe media sta scomparendo. Insieme a essa anche le “marche medie” — quei brand che per decenni hanno sorretto i consumi occidentali — stanno perdendo peso e rilevanza. La polarizzazione sociale, infatti, si trasferisce sempre di più anche sugli scaffali: oggi si compra soprattutto in fascia alta o in fascia bassa, con il ceto medio che smette di rappresentare il mercato di riferimento. Una ricerca di Warc, The marketer’s toolkit 2026, descrive questa trasformazione come una vera rivoluzione: la famiglia media non è più il perno dell’economia.
In Italia e in molti paesi avanzati, i redditi della classe media sono rimasti stagnanti per anni. Al contrario, costi essenziali come abitazione, istruzione e cura dei figli continuano a crescere.
A tutto questo si aggiunge un elemento nuovo: l’automazione spinta dall’intelligenza artificiale, che rende più fragili proprio i lavori tipicamente svolti dal ceto medio.
Risultato? Una frattura interna:
Una dinamica ancora più evidente tra i giovani.
La generazione che oggi ha tra i 20 e i 40 anni vive una divisione profonda. Da un lato ci sono i figli della generazione dei 60-70-80enni, destinati a ereditare 84 trilioni di dollari nei prossimi anni: il più grande trasferimento di ricchezza mai registrato nella storia.
Chi appartiene a questa nicchia vive i consumi con maggiore leggerezza: anche se rientra formalmente nella classe media, sa di poter contare su patrimoni futuri.
Dall’altro lato, però, la maggior parte dei Millennials e della Gen Z non ha questa sicurezza. Affronta lavori mal pagati, redditi incerti e una crescente propensione all’indebitamento.
Queste prospettive modeste generano crisi di ambizione:
Il risultato è un comportamento di spesa completamente riorganizzato. Anche chi ha risorse limitate acquista prodotti un tempo riservati all’alta gamma. E viceversa, consumatori ricchi frequentano discount e cercano affari.
Il vecchio “value for money” non basta più. L’economia si polarizza:
Il mercato ne è la prova:
Se non sei premium o non sei un posto dove fare affari, oggi sei invisibile.
I marchi medi non riescono a esprimere un’identità chiara. Non sono abbastanza aspirazionali per il pubblico “alto”, né abbastanza convenienti per chi cerca risparmio.
Sui social — TikTok in primis — vincono due narrazioni opposte:
Il medio non ispira, non è raccontabile, non genera community.
Per sopravvivere, i brand devono scegliere in che direzione muoversi. Due vie:
In entrambi i casi serve creare community solide, capaci di rendere il brand aspirazionale o, al contrario, indispensabile.
Alcune aziende sono riuscite a reinterpretare la “terra di mezzo”:
Non tutti i brand medi sono destinati a sparire: ma chi rimane deve ridefinire radicalmente la propria value proposition.
La vecchia classe media è un segmento che non esiste più, né dal punto di vista sociale né da quello economico. Con essa scompare anche un intero modo di produrre, distribuire e consumare. Oggi il mercato si muove ai due estremi. E le aziende, per sopravvivere, devono accettare questa nuova realtà: non esistono più prodotti “per tutti”, ma solo identità forti, comunità chiare e posizionamenti netti.