Effetti psicologici del Metaverso

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Effetti psicologici del Metaverso

L’apprendimento e la crescita avvengono anche grazie al vivere situazioni faticose e imbarazzanti per comprendere come gestirle al meglio. Se ogni volta evadiamo, ecco che ci rendiamo sempre più incapaci di gestire future frustrazioni.

Facebook alcuni mesi fa ha annunciato che la società tecnologica stava pianificando l’introduzione di uno spazio condiviso virtuale chiamato Metaverso e oggi, benché siamo ancora agli albori, questo spazio esiste. Entrare nel Metaverso è possibile attraverso un avatar che ci rappresenti e con il quale interagiamo in quel mondo. Il Metaverso è e sarà sempre di più una piazza virtuale in cui passare il proprio tempo libero e anche quello professionale. In questo articolo esploriamo due aspetti negativi e due positivi che potenzialmente possono concretizzarsi nello sviluppo sempre maggior del Metaverso.

Il Metaverso aumenta la distrazione

Affermazione forte, che ora svisceriamo per vedere che modalità d’uso del Metaverso potrebbe avere un effetto negativo sulla nostra attenzione portandoci ad essere sempre più distratti.

Tra gli ambienti che Zuckerberg ha creato nel Metaverso, c’è Workplace, la piattaforma di lavoro condiviso. Immaginatevi di poter incontrare i vostri colleghi in una stanza virtuale, ognuno da casa propria indossando un visore che vi permette di calarvi in una sala riunioni virtuale con il proprio avatar.

Quando è stata presentata questa possibilità, uno dei vantaggi che Zuckerberg ha illustrato era che per le persone sarebbe diventato possibile fare più cose contemporaneamente. Per esempio, essere in una stanza con il proprio corpo fisico in mezzo ad altre persone e nello stesso tempo, attraverso i propri occhiali aumentati, seguire il meeting in “Workplace” con altri avatar.

Questo ha una serie di risvolti su di noi, in primis aumenta il sovraccarico informativo cui siamo sottoposti dato che in quella situazione mettiamo il nostro cervello nella condizione di fare multitasking. La nostra attenzione continua a spostarsi dal meeting virtuale a ciò che abbiamo intorno a noi fisicamente e questo è un perfetto allenamento alla distrazione.

Il Metaverso diminuisce la tolleranza alla frustrazione 

La vita è costellata di frustrazioni, che nascono dalla discrepanza tra ciò che desideriamo e ciò che abbiamo, da ciò che vorremmo essere e ciò che sentiamo di essere. Tollerare una certa dose di frustrazione però è una capacità essenziale per il proprio benessere e realizzazione. Infatti, benché le vite di ognuno siano oggettivamente diverse, nessuna probabilmente è perfetta sempre. L’aspetto che rende più felici e realizzate alcune persone è essere contenti di ciò che si ha, dentro e fuori di sé.

In questo senso il Metaverso può avere un impatto rilevante sull’abbassamento della nostra capacità di tollerare la frustrazione che emerge quando le cose non sono per noi perfette. Nel Metaverso potrebbe accadere per esempio che nel momento in cui si incontra una persona che ci suscita una sensazione scomoda, semplicemente togliendo il visore o premendo il pulsante, scappiamo da quella situazione. Si tratta di un potere che forse tutti abbiamo desiderato di avere prima o poi nella vita.

Il punto è che l’apprendimento e la crescita avvengono anche grazie al vivere situazioni faticose e imbarazzanti per comprendere come gestirle al meglio. Se ogni volta evadiamo, ecco che ci rendiamo sempre più incapaci di gestire future frustrazioni.

Il Metaverso aumenta l’accesso alla cura

È interessante esplorare anche gli aspetti positivi del Metaverso sull’essere umano perché come tutte le tecnologie nuove porta con sé una serie di pericoli ma anche di vantaggi. E una volta che siamo consapevoli di questi ultimi possiamo direzionare la nostra consapevolezza in quella direzione per trarre il meglio dall’evoluzione digitale in cui siamo immersi.

Un primo aspetto da considerare riguarda per esempio l’aumento potenziale dell’accesso a trattamenti di cura per persone con meno possibilità di altri. Pensiamo a persone con varie forme di disabilità, oppure persone che vivono in luoghi sperduti e quindi per condizioni di natura fisica o geografica hanno sempre avuto meno possibilità di essere sostenuti in modo pari ad altri. Ecco che qui il Metaverso può avere un ruolo importante e positivo nell’aumentare le uguaglianze di accesso a dei servizi di aiuto.

Inoltre, la natura interattiva del Metaverso potrebbe fornire un’arena diversa per lo svolgimento della terapia online, più realistica rispetto ad un incontro su uno schermo bidimensionale.

Il Metaverso aiuta nella gestione delle fobie

Siamo solo agli inizi dell’uso di tecnologie così nuove in ambito clinico ma ci sono già dei risvolti interessanti che possiamo osservare. Per esempio, oggi sappiamo che la terapia dell’esposizione alla realtà virtuale può essere strumento fantastico per aiutare le persone affette da una varietà di fobie.

Problemi di salute mentale come depressione, psicosi, dipendenza, disturbi alimentari e disturbo da stress post-traumatico possono essere affrontati usando il Metaverso esponendo gradualmente le persone allo stimolo scatenante, temuto o che produce traumi in uno spazio sicuro, come l’ambiente virtuale.

Anche il Metaverso, come in passato è stato per Internet, va osservato, studiato e capito per individuare potenziali problemi e opportunità che può far nascere. Oggi ci può sembrare ancora una tecnologia lontana e difficile da decifrare e suscita comportamenti che ci fanno sorridere, come è avvenuto per altre tecnologie. Pensiamo a quanto fino a qualche anno fa, ci facevano sorridere le persone che si facevano un selfie e ora è diventato un comportamento comune. La stessa cosa accadrà probabilmente con l’uso dei visori per entrare nel Metaverso: oggi ci sembra un po’ strano vedere una persona che li usa, domani sarà la normalità.

Quindi osserviamo e studiamo questa nuova normalità, per riuscire a padroneggiarla.

Psicologa del lavoro fa formazione e coaching per aziende e professionisti sul benessere digitale: come favorire un uso sano della tecnologia al lavoro per aiutare i knowledge workers a stare e lavorare meglio nell'era dell'iperconnessione. Nel 2017 fonda smartbreak.it, progetto che ha l'obiettivo di favorire un uso consapevole del digitale. Nel 2018 esce il suo TEDx “Il potere creativo del non fare nulla" e nel 2019 il suo libro #Egophonia, gli smartphone fra noi e la vita (Hoepli). Nel 2020 avvia, in collaborazione con Filippo Poletti, New Normal Live: talk in diretta social sulla nuova normalità nel mondo del lavoro.