Comunicare sanità e salute

Well being


Comunicare sanità e salute

Perché nel percorso evolutivo della sanità e della salute, in cui la tecnologia sta cambiando i rapporti tra aziende e pazienti, l’informazione è decisiva.

Perché nel percorso evolutivo della sanità e della salute, in cui la tecnologia sta cambiando i rapporti tra aziende e pazienti, l’informazione è decisiva.

Raccontare la sanità e la salute oggi è un compito delicato perché le tecnologie trasformano le modalità con cui sono raccolti ed elaborati i dati, così come la comunicazione e i contenuti veicolati. Ma quanto e cosa resta delle abitudini consolidate?

LA TECNOLOGIA IN AIUTO

Da una recentissima indagine di DOXA sulla fascia di mercato della silver economy – quindi pazienti/clienti senior – sono emersi alcuni dati che hanno un notevole valore segnaletico per il settore della sanità/salute:

–        il 57% dei sondati troverebbe molto utile potere «parlare con i medici da casa, visualizzando i loro volti e gli esami fatti»;

–        il 48% indosserebbe volentieri «braccialetti in grado di rilevare le principali funzioni vitali».;

​-        e il 50% vorrebbe avere dei «sensori in casa per la gestione delle utenze e la sicurezza».

Se i pazienti over 60 sono così disponibili a lasciarsi guidare dalle tecnologie, sia nel raccogliere che nel fornire le informazioni che riguardano attività, rischi, patologie e prevenzioni, siamo sulla buona strada. Sembra infatti evidente che il cambiamento stimolato dalle tecnologie non trovi alcun ostacolo, e le innovazioni siano percepite come un aiuto o addirittura uno strumento migliorativo della condizione di paziente.

DIALOGO E ASCOLTO

Se molti pazienti troverebbero utile “parlare con i medici da casa” non bisogna avere quindi alcuna paura che il mestiere del medico venga algoritmicamente uberizzato. Almeno nella sua parte di “relazione umana”. Anzi, si scorge qui la necessità da parte della persona in cura, di continuare ad avere un rapporto stretto con il “suo dottore”, anzi di amplificarlo o intensificarlo grazie alle tecnologie.  

Prima di verificare se questo rapporto sia sempre stato davvero così stretto, possiamo dire che le tecnologie dell’informazione, in questa occasione, hanno piantato la loro bandierina: il paziente non teme che “raffreddino” la sua relazione con chi lo cura. Da una presentazione di pochi mesi fa di Franco Balestrieri, Direttore Marketing e Comunicazione di GVM Care&Research, risulta però che il tempo della comunicazione tra medico e paziente, in fase clinica, è ancora scarso.

Se normalmente le tecnologie danno un contributo votato alla velocità, va invece notato che va preservata la possibilità, anzi l’opportunità, che in alcune fasi, il tempo della relazione diretta si dilati, invece che accorciarsi: soprattutto nella fase di ascolto, nella diagnosi, poi nella cura. Nonostante il percorso di una sanità preventiva, personalizzata, precisa sia reso quindi sempre più efficiente e amazonizzato, c’è una parte del contributo tecnologico che deve portare a una migliore interazione con la persona. Quindi la tecnologia migliora il rapporto comunicativo medico-paziente se:

–        favorisce ed estende la fase di l’ascolto;

–        rende possibile quella di dialogo, dove ancora non c’è.

Il tutto senza scambiare di posto il medico e il paziente sui gradini dell’autorevolezza informativa, dove il primo va sempre collocato su quello superiore.

INFORMAZIONI DI TRA MEDIA E WEB

Pazienti sempre più attivi, attenti, e abbiamo visto anche propensi a servirsi delle tecnologie nelle fasi di informazione, si aspettano quindi che i contenuti sanitari vengano forniti loro in modo:

–        personalizzato;

–        accessibile;

–        dinamico e coinvolgente.

Il tutto in una traiettoria che sembra in discesa. Ma non è così. Perché a mettere in difficoltà ci sono:

–      il web, social network compresi, che si presenta sempre più come un “informatore” o dispensatore di diagnosi troppo ingombrante, benché inattendibile nella maggior parte dei casi;

–      i media, in particolare la tv, che si prestano a utilizzi di comunicazione – vedi per esempio alle voci colesterolo, prostatite, allergia, reflusso – che non aiutano il paziente a distinguere i consigli commerciali da quelli sanitari.

Si rischia così di affidare il riconoscimento ed il racconto dei sintomi a personale non specializzato, di virare sull’autodiagnosi, di disperdere informazioni personali, così come di diminuire la credibilità dei professionisti del settore. Per fortuna, da una ricerca di Publicis Health, emerge che i “consumatori” sanitari sono sempre più scettici sulle informazioni che trovano online. Infatti:

–        l’86% è preoccupato della loro inaffidabilità e imprecisione;

–        il 30% deve consultare 4 o più siti nella fase di ricerca;

–        il 71% teme che le sue informazioni vengano cedute o vendute.

Nonostante le tecnologie cambino i paradigmi dell’informazione di ogni settore, resta chiaro che credibilità e autenticità conservino un valore decisivo per chi comunica e ha una professionalità da proteggere.

​Antonio Belloni è nato nel 1979. Lavora a Milano, dove aiuta le imprese a raccogliere e gestire le informazioni. Scrive d'impresa su diverse testate e ha pubblicato Esportare l'Italia. Virtù o necessità? (2012, Guerini Editori), Food Economy, l'Italia e le strade infinite del cibo tra società e consumi (2014, Marsilio) e Uberization, il potere globale della disintermediazione (2017, Egea). Insieme ad altri manager, cura settimanalmente Company | Note, una newsletter privata di business intelligence.​