Giovani e istruzione: le opportunità dell’Agenda Digitale

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Giovani e istruzione: le opportunità dell’Agenda Digitale

Le competenze digitali non saranno necessarie solo per i lavori digitali ma per ogni singola carriera. Questa è un’occasione che non deve aumentare le divisioni.

L’Agenda Digitale per il 2020-2025, approvata dal Parlamento Europeo e dalla Commissione, è un tema ancora più fondamentale con il processo di digitalizzazione dell’istruzione e del lavoro in seguito alle misure di distanziamento sociale per la pandemia da COVID-19.
​Per quanto l’adattarsi sia stato, per tutti gli attori coinvolti, una grande sfida, siamo diventati ancora più consapevoli della necessità di acquisire le competenze digitali fondamentali (digital literacy) per vivere in un mondo in veloce evoluzione.

In particolare è emersa l’importanza dell’educazione digitale fin dai primi anni di scuola, per garantire alle nostre più giovani generazioni di cittadini l’accesso al mondo del lavoro e alla società di un futuro ormai sempre più prossimo. È quindi il momento, anche per il nostro paese, di aprire un dibattito sull’ “Agenda Digitale dell’istruzione “che possa coinvolgere tutti gli attori rilevanti: studenti, settore privato (dunque i futuri datori di lavoro) e istituzioni.

Difatti, poiché le competenze digitali non saranno necessarie solo per i lavori digitali, ma per ogni singola carriera, è fondamentale che l’istruzione digitale diventi parte integrante dei programmi scolastici dall’inizio della scuola primaria fino all’istruzione terziaria. Le aziende dovrebbero collaborare con i ministeri dell’istruzione per identificare le competenze digitali chiave per i lavori di domani, in modo che possano essere progettati programmi di “educazione digitale” a beneficio di studenti e insegnanti.

Gli attori del settore pubblico e privato potrebbero progettare insieme un “Certificato delle competenze digitali” come strumento per dimostrare e valutare tali competenze alla fine dei percorsi di apprendimento formale o informale. Sarebbe anche utile per comprendere il livello e la qualità di tali competenze nella popolazione e per le aziende che desiderano valutarle in un potenziale dipendente.
I (futuri) possibili datori di lavoro, tuttavia, dovrebbero fornire agli studenti opportunità di apprendimento anche al di fuori dell’ambiente scolastico (ad esempio corsi online, stages di persona e online da offrire agli studenti delle scuole secondarie o corsi di programmazione offerti dalle aziende tecnologiche, per citare alcuni esempi).

L’educazione digitale può inoltre essere un’occasione fondamentale per alcuni dei gruppi più vulnerabili, aiutando a spezzare cicli intergenerazionali di povertà. Proprio per questo è imperativo evitare che l’acquisizione di competenze digitali diventi un lusso a causa del divario digitale (digital divide). Pertanto, dobbiamo mettere in atto iniziative specificamente rivolte a gruppi che altrimenti potrebbero essere esclusi dalla competenza digitale (come iniziativa “Girls can code”, in italiano “Le ragazze possono programmare“).

L’educazione digitale deve quindi avvenire anche  e soprattutto nelle scuole situate nelle periferie delle grandi città, nelle campagne più isolate e nei campi profughi, perché non possiamo permetterci di perdere quest’opportunità così promettente di ridurre le disuguaglianze. 
L’istruzione è, infine, uno dei settori chiave in cui l’Italia deve investire nel quadro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per massimizzare le possibilità di costruire davvero un futuro migliore. L’educazione digitale nello specifico è una sfida chiave dell’istruzione, nella quale né il settore pubblico né quello privato possono permettersi fallire.

Testo a cura di Virginia Maria Barchiesi (18 anni, studentessa)

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