Pokémon e scienza: quando il gioco diventa ricerca

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Pokémon e scienza: quando il gioco diventa ricerca

Dalla biodiversità alla paleontologia, fino alla lotta contro le frodi scientifiche: quando un fenomeno globale diventa strumento di conoscenza. Così Pikachu e Charizard hanno ispirato una generazione di ricercatori.

«Questo mondo è abitato da creature chiamate Pokémon». Così recitava la schermatainiziale quel 27 febbraio del 1996, quando per la prima volta fu messo in commercio il gioco realizzato da Satoshi Tajiri per il Game Boy di Nintendo. E così, per anni, ha continuato ad accogliere milioni di giocatori che si sono subito appassionati a esso, per poi ingrossare le fila dei collezionisti delle figurine o dei fanatici dei cartoni animati, alimentando un vero e proprio fenomeno sociale di massa. Un intero mondo, che plasmò anche tantissimi bambini che avrebbero dedicato la vita alla scienza, grazie all’influenza dei personaggi e all’impianto stesso delle storie di Pikachu, di Bulbasaur, di Squirtle e di tutti gli altri: figure che, pur senza dichiararlo, introducevano i concetti fondamentali dell’evoluzione, rendevano familiari gli animali preistorici e gli insetti, insegnavano a classificare.

Dalla passione infantile ai laboratori di ricerca

L’eredità è stata così importante che Nature vi ha dedicato un articolo, andando a intervistare diversi bambini di ieri che oggi lavorano in laboratori di ricerca consapevoli del fatto che, se occupano quegli sgabelli, il merito è anche dei buffi personaggi della serie.

Tra questi, per esempio, c’è Spencer Mockton, entomologo esperto di biodiversità dell’Università di Guelph, in Canada, secondo il quale l’idea di catturare tutti i Pokémon per poi catalogarli in base alle loro caratteristiche è la stessa che motiva qualunque entomologo come lui e, in generale, qualunque tassonomista. Da parte sua nel 2013, durante una missione in Cile nella quale ha identificato otto nuove specie di api, ne ha chiamata una Chilicola charizard, per il muso allungato come quello di un drago che gli ha ricordato il drago dei Pokémon dal respiro infuocato chiamato appunto Charizard, evoluzione di Charmander prima e di Charmeleon poi.

Pokémon e paleontologia: quando il Pokédex incontra i fossili

Un altro ambito nel quale i Pokémon hanno avuto una grande importanza è quello di Arjan Mann, l’attuale curatore della sezione pesci fossili e primi tetrapodi del Field Museum di Chicago: «Ha influenzato la mia conoscenza degli animali ancora prima di sapere come fossero quelli reali» ha commentato Mann, ricordando che dal 22 maggio i visitatori del museo potranno accedere a una mostra che metterà a confronto i personaggi dei Pokémon con i fossili ai quali si ispirano. Un compito arduo, visto che attualmente il Pokédex, cioè l’enciclopedia digitale del mondo Pokémon, conta ben 1.025 personaggi, contro i 151 originali. Per esempio, ci sarà Aerodactyl, un Pokémon che si ispira agli pterosauri, oppure il Pokémon Archeops, che ha preso il nome dall’Archeopteryx, un dinosauro piumato vissuto 150 milioni di anni fa, a lungo considerato il primo uccello della storia.

Strumenti didattici e biodiversità: il caso Phylo

L’accostamento aiuta anche a capire perché negli anni i Pokémon siano diventati strumenti didattici: semplificano e danno concretezza ai fossili. In molti se ne sono accorti, e hanno deciso di sfruttare l’innata familiarità suscitata da questi personaggi del tutto inventati. Così, per esempio, nel 2010 i ricercatori della Washington University in Seattle hanno realizzato un gioco con le carte chiamato Phylo. In esso si devono costruire catene alimentari ed ecosistemi stabili, resistendo agli attacchi degli avversari, ma anche alle contaminazioni ambientali da perdite di petrolio e ad altre minacce alla biodiversità e all’ambiente. Nel 2019, gli autori hanno condotto uno studio dal quale è emerso che Phylo aveva aiutato anche studenti universitari già laureati a tenere a mente più specie di quante non ne ricordassero dopo una presentazione.

Dai Pokémon alle frodi scientifiche

I Pokémon sono quindi stati anche oggetto di veri e propri studi scientifici e, a loro volta, hanno contribuito a smascherare alcune frodi. L’entomologo Matan Shelomi, dell’Università Nazionale di Taipei, li ha infatti usati per sbugiardare le pubblicazioni false, negli ultimi anni diventati una vera e propria piaga. Nel 2019 ha iniziato a scrivere decine di articoli inventati, pieni di riferimenti ai personaggi dei Pokémon. Per esempio, aggiungeva agli autori il Professor Oak, oppure proponeva approfondimenti sulla qualità dell’aria e dell’acqua nella città dei Pokémon chiamata Gringey, oppure ricerche sulla sedazione di Jigglypuff, un Pokémon che addormenta gli avversari cantando, o sulla presenza della proteina chiamata Pikachurina in Pikachu, e li inviava alle riviste sospette. Il risultato è stato che diversi articoli sono finiti on line così com’erano, perché le riviste non attuavano la revisione prevista.

Illustrazione scientifica: da Darwin ai Pokémon

Secondo Mann, soprattutto in tempi di sfiducia verso la scienza e di fake news dilaganti, sarebbe meglio approfondire questo tipo di strumento e tutte le sue potenzialità per trasmettere informazioni corrette e, più in generale, una cultura scientifica che contenga i necessari anticorpi, oltre a comunicare la passione per la scienza. Del resto, l’illustrazione scientifica ha centinaia di anni, perché guardare una figura funziona e rende concrete anche idee astratte.

Charles Darwin, nel suo taccuino, scrisse “Penso” e tracciò la prima bozza di quello che sarebbe diventato l’albero dell’evoluzione, che poi richiese le molte pagine dell’Origine delle specie per essere spiegato con le parole. Un disegno che ha cambiato la scienza per sempre.

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È una giornalista scientifica e una scrittrice con un passato da ricercatrice e un dottorato in farmacologia. Oggi collabora con i principali gruppi editoriali italiani (GEDI, Il Sole 24 Ore) e con diversi siti (Il Tascabile, Lucy, Ilfattoalimentare.it e altri) e svizzeri (assediobianco.ch e Ticonoscienza.ch) su temi inerenti alla salute, l'alimentazione, la sostenibilità, la scienza e la promozione della cultura scientifica. Tiene lezioni e partecipa a trasmissioni radiofoniche e televisive, incontri e podcast. Il suo ultimo libro è Alzheimer spa – Storie di errori e omissioni dietro la cura che non c’è (Bollati Boringhieri, 2024).