Qual è lo stato della Diversity, Equity & Inclusion in Italia?
Secondo l’EY European DE&I Index 2024, solo il 6% delle aziende italiane sta sviluppando una cultura inclusiva completa. Inoltre, se la maggior parte delle aziende del nostro
Una domanda all’IA. Per decenni la lotta alla povertà è sembrata una battaglia infinita. Eppure, guardando i dati storici, emerge un paradosso: il mondo non è mai stato così ricco e, allo stesso tempo, milioni di persone vivono ancora senza accesso stabile a cibo, cure, istruzione o acqua potabile. Ma allora, la povertà è un problema destinato a sparire grazie allo sviluppo tecnologico ed economico, oppure sarà una costante della società umana?
Risponde l’Intelligenza Artificiale
La risposta più onesta è: dipende da cosa intendiamo per “sconfiggere” la povertà. Secondo la Banca Mondiale, oggi circa una persona su dodici vive ancora in condizioni di povertà estrema, con meno di 3 dollari al giorno. Negli ultimi quarant’anni il numero di persone in condizioni estreme è diminuito drasticamente, soprattutto grazie alla crescita economica di Paesi come Cina e India. Solo in India, secondo dati della Banca Mondiale, circa 270 milioni di persone sono uscite dalla povertà estrema tra il 2011 e il 2023.
Ma il quadro globale resta fragile. L’ONU stima che oltre 1,1 miliardi di persone vivano ancora in una condizione di povertà multidimensionale: non solo mancanza di reddito, ma anche assenza di istruzione, sanità, elettricità, servizi igienici e abitazioni adeguate. Più della metà sono bambini.
L’Intelligenza artificiale, l’automazione e le nuove tecnologie potrebbero cambiare radicalmente questo scenario. Da un lato aumentano produttività, efficienza e accesso ai servizi. Dall’altro rischiano di ampliare il divario tra chi possiede competenze digitali e chi resta escluso dalla trasformazione tecnologica. In altre parole: il futuro potrebbe ridurre la povertà materiale, ma non necessariamente le disuguaglianze.
La povertà del futuro sarà diversa da quella del passato. Per secoli la povertà è stata legata soprattutto alla scarsità: poco cibo, poco lavoro, poche risorse. Oggi, invece, il problema riguarda sempre più la distribuzione della ricchezza e delle opportunità. Il mondo produce abbastanza beni e tecnologie per garantire condizioni di vita dignitose a gran parte della popolazione, ma l’accesso resta profondamente diseguale.
L’automazione rappresenta uno spartiacque storico. Le nuove tecnologie potrebbero eliminare milioni di lavori ripetitivi, ma anche creare professioni completamente nuove. Il rischio è che una parte della popolazione resti esclusa da questa transizione, generando nuove forme di povertà sociale e digitale.
C’è poi il fattore climatico. Secondo diversi studi internazionali, eventi estremi, siccità e conflitti legati alle risorse stanno già rallentando la riduzione della povertà in molte aree del mondo. Oggi circa il 40% delle persone in povertà estrema vive in Paesi colpiti da guerre o instabilità cronica.
Questo significa che il futuro della povertà non dipenderà soltanto dall’economia, ma anche dalla capacità globale di garantire pace, istruzione e stabilità.
Il tema tocca quasi ogni aspetto della società contemporanea.
Nello scenario ottimistico, innovazione tecnologica, energia sostenibile e cooperazione internazionale riducono drasticamente la povertà estrema entro pochi decenni. L’IA migliora istruzione, sanità e produttività agricola, creando nuove opportunità globali.
Nello scenario realistico, invece, la povertà non sparisce ma cambia volto. Diminuisce in alcune regioni del pianeta, mentre cresce il problema delle disuguaglianze, del lavoro precario e dell’esclusione digitale.
Nello scenario distopico, guerre climatiche, automazione incontrollata e concentrazione della ricchezza creano un mondo diviso tra élite tecnologiche e masse economicamente fragili.
La storia recente dimostra che ridurre la povertà è possibile. Ma dimostra anche che il progresso non è automatico. La vera sfida del futuro non sarà soltanto creare più ricchezza, ma decidere come distribuirla.