Una nuova mentalità che anticipa il cambiamento

Avatar photo
Society 3.0


Una nuova mentalità che anticipa il cambiamento

I dati di GenerationShip 2026 rivelano che, nonostante le promesse mancate di autonomia, le nuove generazioni stanno riuscendo a conquistare una profonda indipendenza culturale che supera le vecchie e rigide categorie ideologiche.

C’è un dato che emerge prepotentemente in GenerationShip 2026, lo studio realizzato da Gruppo Unipol in collaborazione con Kkienn Connecting People and Companies. Molte delle idee che emergono tra i giovani sono condivise anche dalle generazioni adulte. Spesso cambiano le percentuali e l’intensità, ma non la direzione. Questo rende poco convincente la rappresentazione di una nuova generazione che combatte contro il mondo dei genitori. Forse sta accadendo qualcosa di più interessante.

È l’intera società che si sta muovendo. I giovani sono spesso più avanti lungo alcune traiettorie perché hanno meno investito della propria biografia nelle regole precedenti. E le giovani donne sembrano trovarsi ancora più avanti, perché sono state proprio le donne a sopportare maggiormente il peso di molte di quelle regole.

Da questo punto di vista GenerationShip non serve soltanto a capire come sono fatti i giovani. Serve a utilizzare le nuove generazioni come punto di osservazione avanzato del cambiamento sociale.

LA FASE CONSTRUENS COMINCIA DA UNA MENTALITÀ

Quattro anni dopo possiamo quindi tornare alla domanda dalla quale eravamo partiti. Nel 2022 GenerationShip nasceva chiedendosi se la straordinaria occasione del PNRR sarebbe stata utilizzata anche per restituire alle nuove generazioni una parte delle opportunità che avevano progressivamente perduto.

Quattro anni dopo la risposta è negativa. La svolta generazionale non c’è stata.

La grande crescita dell’occupazione italiana ha riguardato quasi interamente le generazioni adulte. I redditi dei giovani rimangono deboli. L’accesso alla casa è difficile. L’indipendenza viene raggiunta tardi. E GenerationShip scopre che un giovane lavoratore su tre non riesce a produrre risparmio o deve addirittura ricorrere alle risorse accumulate o alla propria famiglia.

Il problema del 2026 non è quindi soltanto una generazione che fatica a entrare nel mondo adulto. È qualcosa di più paradossale.

La società ha concesso ai giovani una libertà culturale senza precedenti proprio mentre l’economia rende più difficile esercitarla.

Possono decidere molto più liberamente che cosa fare della propria vita, ma non sempre dispongono delle risorse necessarie per farlo. Possono scegliere quando uscire di casa, quale lavoro accettare, se sposarsi, se avere figli. Ma la possibilità concreta di esercitare quelle scelte rischia di dipendere nuovamente dalle risorse della famiglia nella quale sono nati.

Una generazione più libera, ma meno indipendente. E questa contraddizione non riguarda soltanto i giovani. Riguarda il tipo di società che stiamo costruendo. Una società nella quale la libertà individuale aumenta mentre le condizioni materiali per esercitarla diventano più diseguali rischia di trasformare l’autodeterminazione in un privilegio.

Ma GenerationShip 2026 racconta anche qualcos’altro. Negli anni passati abbiamo visto soprattutto cadere le vecchie prescrizioni. Il matrimonio non è più un passaggio obbligato. La fedeltà all’azienda non è più una virtù in sé. I ruoli tradizionali di genere perdono forza. Sembrava soprattutto un processo destruens.

Nel 2026 comincia forse ad apparire qualcosa di construens. La stessa libertà con cui i giovani stanno riscrivendo la propria vita comincia a manifestarsi nel modo in cui guardano il mondo. Si può essere europeisti e chiedere autonomia dagli Stati Uniti. Ambientalisti e riaprire la discussione sul nucleare. Progressisti senza sentirsi obbligati ad accettare tutte le risposte della sinistra tradizionale. Interessati alla politica senza avere fiducia nei partiti che oggi la rappresentano.

Non è ancora un progetto di società. È una mentalità.

Più libera dalle appartenenze ereditate. Più disponibile a giudicare le soluzioni sulla base dei problemi presenti. Più esigente sulla libertà individuale e, soprattutto nelle giovani donne, più determinata a non lasciare che ruoli ricevuti dall’esterno decidano la propria biografia.

E forse proprio questo è il dato più importante che quattro anni di GenerationShip ci permettono oggi di vedere. La generazione che non è riuscita ancora a conquistare pienamente la propria indipendenza economica sta conquistando, molto più silenziosamente, l’indipendenza dalle categorie con cui le generazioni precedenti avevano organizzato la vita e interpretato il mondo.

Non sappiamo ancora che cosa ne farà. Non sappiamo se questa nuova mentalità riuscirà a trasformarsi in un progetto collettivo, in istituzioni diverse, in una politica capace di interpretarla. Ma prima di costruire qualcosa di nuovo bisogna essere capaci di guardare ciò che esiste senza sentirsi obbligati a pensarlo con le categorie del mondo precedente.

Forse è da qui che comincia il cambiamento.

Avatar photo

Primo laureato in Italia in data analysis applicata alle scienze umane, ha insegnato Tecniche di ricerca psicologica e analisi dei dati presso l’Università di Torino. Ha fondato e attualmente dirige Kkienn Connecting People and Companies, azienda specializzata nella ricerca e consulenza sul cliente. Come direttore di istituti di ricerca, vicepresidente di società di consulenza internazionali (Cap Gemini) e ricercatore ha collaborato con molte delle maggiori imprese del Paese. Scrive per il Corriere della Sera. Per il Gruppo Unipol cura la realizzazione di GenerationShip, l’osservatorio sulle nuove generazioni.