I veleni nell’ambiente

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I veleni nell’ambiente

Cosmetici, pellami, abiti, padelle. I veleni PFAS sono presenti nel nostro vivere quotidiano. Ma quanto ne sappiamo?

Cosmetici, pellami, abiti, padelle. I veleni PFAS sono presenti nel nostro vivere quotidiano. Ma quanto ne sappiamo?

PFAS non è un termine che appartiene al glossario dei fumetti e nemmeno perfluoroalchiliche è un simpatico scioglilingua. Stiamo piuttosto parlando di veleni per il nostro ambiente e la nostra salute. PFAS è infatti l’acronimo inglese con cui si indicano le sostanze perfluoro alchiliche. Si tratta di sostanze chimiche prodotte artificialmente e utilizzate fin dagli anni ’50 per le loro notevoli caratteristiche chimico fisiche di resistenza termica, inerzia chimica, idrofobicità e lipofobicità. Usate per decenni come impermeabilizzanti e come antimacchia per pellami, abiti, moquette, divani e scarpe ma anche come antiaderenti per carte forno, bigliettini adesivi attacca-stacca e padelle, sono presenti nel nostro vivere quotidiano. Si stima che siano oltre 3.000 i PFAS presenti sul mercato. Solo alcune di queste sostanze sono censite e registrate in Europa ai sensi del regolamento REACH. Le informazioni a disposizione indicano, inoltre, che vi è un aumento delle aree di applicazione di questi veleni.

Un’indagine dell’Agenzia svedese per le sostanze chimiche nel 2015 ha evidenziato che queste sostanze sono utilizzate anche nei cosmetici, in materiali per cure dentali, nei telefoni cellulari. Sono le loro proprietà che ne hanno reso così diffuso l’utilizzo a determinare i motivi di preoccupazione, per l’impatto sulla salute dell’uomo e sull’ambiente. La loro struttura chimica, basata su un legame molto forte tra atomi di carbonio e di fluoro, rende queste sostanze molto persistenti nell’ambiente. Sono state rinvenute a livello globale, anche in aree remote come le zone polari, lontane dai luoghi di utilizzo, per loro capacità di bioaccumulare. Non basta. Sono state rinvenute anche negli organismi viventi e nell’uomo. Alcune di queste sostanze, inoltre, sono solubili e molto mobili, in grado quindi di contaminare anche le acque sotterranee.

La consapevolezza che l’inquinamento da PFAS è un problema molto serio per la salute, l’ambiente e l’economia sta aumentando. In Italia la maggiore contaminazione di questi veleni si riscontra in tutte le zone di produzione e di utilizzo di questi composti. Fino al 2013 questi composti chimici non si cercavano. Il 25 marzo 2013 uno studio dell’IRSA-CNR in seguito a monitoraggio lungo il bacino del Po e nei principali bacini fluviali italiani, ha confermato la presenza ambientale di queste sostanze ed evidenziato il rischio sanitario e ambientale ad esse associato. Da allora l’attenzione verso queste sostanze è aumentata. In questi ultimi mesi abbiamo anche sentito della protesta di un comitato di Mamme NO PFAS che hanno protestato con la Regione del Veneto per la presenza di acque contaminate in una zona del vicentino dove è stata chiamata in causa una azienda. Ma quanto sono davvero pericolosi e cosa si sta facendo per monitorarli visto che pare ci stiano minacciando?

«Siamo di fronte a un’emergenza che va affrontata con tutti gli strumenti a nostra disposizione» ha affermato il ministro Sergio Costa, in un comunicato divulgato dal sito del Ministero dell’Ambiente. A questo scopo, è stato istituito dal Ministero dell’Ambiente un tavolo tecnico, al quale stanno partecipando i più autorevoli istituti scientifici e di ricerca competenti in materia, quali ISPRA, IRSA-CNR ed ISS. Ad aggiornarci sulle attività, è la dott.ssa Anna Maria Cicero, dirigente del Centro nazionale per la rete nazionale dei laboratori di ISPRA alla quale chiediamo quali sono i rischi per ambiente e salute?
«L’esposizione umana ai PFAS è dovuta essenzialmente all’ingestione di alimenti o acqua contaminati. Recenti studi mostrano che i PFAS hanno un impatto sull’ambiente e sugli organismi acquatici, rispetto ai quali esercitano inibizione della crescita, epatotossicità, danni riproduttivi, effetti citotossici e genotossici. Si ritiene che i PFAS intervengano sul sistema endocrino, compromettendo crescita e fertilità, e che siano sostanze cancerogene. Riguardo alla tossicità dei PFAS, i dati disponibili sono essenzialmente riferiti al PFOS, al PFOA ed al PFHxS (acido perfluoroesansolfonico), a motivo della loro diffusa presenza e alla loro capacità di bioaccumulo nell’uomo e nell’ambiente. Per le altre sostanze appartenenti ai PFAS, l’informazione sulla tossicità rimane ancora abbastanza frammentaria».

Cosa si sta facendo per ridurre i rischi derivanti da queste sostanze a livello nazionale e sovranazionale? I PFAS rappresentano un problema ambientale che non conosce confini e barriere amministrative. La questione non può essere risolta a livello di singoli stati, ma è necessario mettere in atto interventi globali per prevenire la diffusione di queste sostanze.  A livello nazionale la Direzione generale per la salvaguardia del territorio e delle acque (STA) del Ministero per la Tutela dell’Ambiente, del Territorio e del Mare, ha recentemente costituito un gruppo di lavoro tecnico finalizzato alla elaborazione di Linee guida per la definizione dei valori limite allo scarico delle sostanze così da assicurare il raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici.

Veneziana, vive da qualche anno a Ferrara dove ha fondato Officina Dinamica, associazione culturale che sviluppa percorsi legati alla sostenibilità e all’ambiente. Storica e saggista ha competenza più che ventennale nella comunicazione ambientale e nella disseminazione di progetti scientifici. Sviluppa attività ed eventi di divulgazione ambientale e sensibilizzazione. Redige progetti di formazione e crede nell'importanza della conoscenza e nella condivisione di esperienze e saperi. Dipinge, scrive e si aggiorna su tematiche a valenza soprattutto ambientale e sociale. Ama la montagna e passeggiare nei boschi.