Cinque app (im)perfettamente sostenibili

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Cinque app (im)perfettamente sostenibili

Dal motore di ricerca che dona l’80% dei ricavi pubblicitari per piantare alberi all’app per valutare alimentari e cosmetici con il codice a barre. Come fare scelte più responsabili partendo dal proprio smartphone.

Nessuna persona o azienda che vive immerso e integrato nella nostra società può dirsi ancora sostenibile al 100%. Ma tutti possiamo fare la nostra parte cominciando da semplici azioni. Basta anche usare App che aiutano a fare scelte più responsabili, ma che certo non sono perfette. È un percorso fatto di piccole tappe, esperimenti, aggiustamenti, compromessi e ognuno deve trovare la formula che ritiene più corretta. Credo che l’unico errore davvero imperdonabile sia sapere tutto ciò che oggi sappiamo riguardo alla salute del nostro Pianeta e di chi lo abita, e non provare nemmeno a cambiare abitudini. Ecco cinque idee per cominciare.  

La pubblicità contro la deforestazione
C’è un motore di ricerca che funziona bene (non quanto Google ma ci si avvicina) e che usa l’80% dei profitti, derivati dagli annunci pubblicitari, per finanziare progetti di riforestazione nel mondo. Si chiama Ecosia, è stato fondato nel 2009 dall’imprenditore tedesco Christian Kroll e oggi conta oltre 15 milioni di utenti attivi. Per contribuire al progetto non si deve fare nulla, se non “sopportare” qualche annuncio pubblicitario in più nelle pagine dei risultati. Sotto la barra delle ricerche c’è un contatore che si aggiorna continuamente con il “numero di alberi piantati dagli utenti di Ecosia” (al momento circa 150 milioni). In alto a destra, un altro contatore tiene traccia del numero di ricerche effettuate dal singolo, per sapere subito quale è il suo contributo. Secondo la piattaforma, una media di 45 ricerche corrisponde alla piantumazione di un albero e ogni mese vengono pubblicati i report finanziari e le ricevute della riforestazione. La trasparenza verso l’utente si allarga alla tutela della privacy. Al contrario di molto motori di ricerca, fra cui Google, non viene creato un profilo personale basato sulla propria cronologia, che invece viene resa anonima ogni settimana, e i dati non vengono venduti agli inserzionisti pubblicitari. Si possono anche disattivare tutti i tracking, spuntando l’opzione “non tenere traccia”. Benché si appoggi su Microsoft Bing (che si è impegnato a raggiungere la neutralità carbonica solo nel 2030, mentre Google l’ha raggiunta nel 2007), tutti i centri dati di Ecosia sono alimentati da fonti rinnovabile. Il mio compromesso è stata scaricarla sul mio smartphone, che uso prevalentemente per svago, e tenere Google Crome, che per qualità e velocità della ricerca è ancora imbattibile, sui device che uso per lavoro, così da non impattare troppo le attività quotidiane. 

Mettere alla prova alimentari e cosmetici del supermercato
Yuka è un’app gratuita che aiuta a fare scelte informate e più salutari al supermercato (e non solo). Permette di scansionare, attraverso la propria fotocamera, il codice a barre di oltre un milione e mezzo di prodotti alimentari e di oltre 500mila cosmetici che, in Italia, rappresentano circa il 75 per cento della disponibilità sugli scaffali. In pochi secondi si ottiene una descrizione chiara e precisa dei componenti del prodotto, una valutazione immediata con un punteggio da zero a 100 e una divisione in eccellente, buono, mediocre o scarso. Ad accompagnarle, una scheda dettagliata che aiuta a capire il perché della valutazione secondo tre criteri obiettivi: qualità nutrizionale, presenza di additivi e certificazione bio del prodotto. In caso di valutazione negativa, l’app fornisce anche un suggerimento su un’alternativa.

Misurare la sostenibilità dei brand di moda
Good on you è stata fondata nel 2015 e valuta la sostenibilità dei brand moda attraverso un monitoraggio che ne analizza la supply chain, i processi produttivi e distributivi, la scelta dei tessuti e dei materiali utilizzati. Ha senso parlarne adesso perché proprio quest’anno è tornata in auge e, anche grazie a download massicci degli utenti, sta lavorando per includere nella sua selezione 10mila brand entro la fine del 2021, dalle maison del lusso alle catene di fast fashion fino a piccoli brand indipendenti. Marchi che anche gli utenti possono suggere, via email o account social dell’app. Ogni brand analizzato ha un punteggio da zero a cinque: per arrivare a questa valutazione si raccolgono fino a 500 dati per azienda attraverso fonti come il Fashion Transparency Index, o certificazioni come Fair Trade, Cradle to Cradle, OEKO-TEX Standard 100, Global Organic Textile Standard. L’app non si limita al rating, ma fornisce anche una serie di approfondimenti sul mondo della moda: dalle tendenze più attuali ad approfondimenti sui nuovi materiali.

Tenere traccia dei propri consumi giornalieri
Avevo descritto in un precedente articolo l’app AWorld, scelta come applicazione ufficiale dalle Nazioni Unite a supporto della campagna ActNow contro il cambiamento climatico. A questa si può sommare Carbon Footprint & CO2 Tracker for Travel and Food, che, tramite gps, aiuta a tenere traccia dei propri consumi alimentari e della propria mobilità. Basta inserire alcuni dati di base – che mezzo di trasporto si usa giornalmente e per quanto tempo, che tipo di regime alimentare si ha – per vedere le proprie scelte quotidiane tradursi in un conto giornaliero di CO2 immessa in atmosfera, che idealmente si punta ad abbassare. 

Contro lo spreco alimentare
Fondata nel 2015 a Copenhagen per combattere lo spreco alimentare, l’app Too Good To Go e si è da allora diffusa in alcune grandi città italiane come Milano e ha avviato partnership con associazioni come Altroconsumo, Croce Rossa ma anche grandi chef come Carlo Cracco, Cristina Bowerman, Nico Romito, che da qualche anno contribuiscono, in periodi specifici, con le loro Chef Box. Ricordo di averla scaricata pochi mesi dopo il suo lancio in Italia nel 2019, e aver notato con disappunto che erano pochi i ristoranti e i negozi aderenti. Quanto agli orari di ritiro delle box, erano quasi impossibili da conciliare con la vita lavorativa. Due anni dopo sono felice di constatare che la situazione è migliorata per selezione (ai tantissimi panifici si sono aggiunti gastronomie, negozi bio, vegetariani e vegani, ortofrutta) e orari di ritiro, in alcuni casi si arriva alle 20.30/21. Per massimizzare il fine, ovvero ridurre il food waste, la utilizzo in parallelo all’app francese Phenix, partner di The Fork, arrivata in Italia (al momento solo a Milano) proprio in occasione della giornata contro lo spreco alimentare del 29 settembre. Accedendo all’app, vengono elencati i negozi che aderiscono al progetto a partire da quello più vicino alla propria localizzazione gps, ma si può fare una selezione a monte anche solo in base a quello che si vorrebbe “salvare”: frutta e verdura, piatti della ristorazione, box in linea con un regime alimentare particolare. Interessante la funzionalità che permette di abbonarsi al proprio negozio preferito, in modo da riservarsi un cestino giornaliero o settimanale. 

Giornalista, coordina i contenuti editoriali di How to Spend it, il mensile di lusso e lifestyle del Sole24Ore, edizione italiana del magazine del Financial Times. Scrive di sostenibilità e tecnologia, seguendo le loro ramificazioni nel design, nel food, nell'architettura, nella moda. Ha collaborato con le pagine di cultura e spettacolo de Il Giornale, il magazine della Treccani, Wired Italia, Linkiesta, EconomyUp, Polihub, l'incubatore di startup del Politecnico di Milano. È stata assistente di ricerca all'università IULM per il corso di Comunicazione Multimediale.