Domanda: i soldi comprano la felicità?

Society 3.0


Domanda: i soldi comprano la felicità?

La risposta breve: sì. Next question: guadagnare tanti soldi aiuta a vivere meglio? Risposta breve: sì, e voi direte che non ci volesse un genio a capirlo. Ma non avete ancora letto Jackpot di Michael Mechanic.

Se però volete soddisfare la curiosità di sapere COME una persona che guadagna un mucchio di soldi viva in pratica, c’è il bel libro di Michael Mechanic che fa per voi. Si intitola Jackpot, sottotitolo Come vivono i super ricchi e come il loro patrimonio crea problemi a tutti noi.

Mechanic è senior editor a Mother Jones, un magazine americano che pubblica inchieste giornalistiche su temi di attualità, politica, crisi climatica, economia. Il libro di Mechanic è un’indagine molto ben scritta che, innanzitutto, racconta in concreto come vivano le persone che hanno un sacco di soldi, da vasche da bagno da 30 mila euro fino ad orologi così unici e introvabili che pure il loro prezzo rimane un segreto. Il bagno di opulenza che ci investe nella prima parte del libro è decisamente funzionale a raggiungere un obiettivo: raccontare la distanza, se non proprio la separazione, tra la vita di chi ha tantissimo (il famigerato top 1%) e quella di chi, invece, conduce esistenze normali.

Ma il saggio non è un invito a imbracciare la forca. L’approccio di Mechanic è, se vogliamo, riformista: l’invito continuo è quello ad empatizzare con le persone molto ricche, con un argomento paradossale che entra nella sfera delle scienze sociali e della psicologia. Il desiderio di ricchezza e di fortuna che ciascuno di noi vive come una speranza di liberazione è una promessa di futuro migliore che chi ha di meno conserva per tutta l’esistenza.

I super ricchi, in qualche modo, non hanno invece più alibi dopo la cornucopia di denaro che li travolge e travolge le loro esistenze. Se la vostra risposta a questo simil argomento è: «Sì, ma in quel caso un super ricco si può pagare fior fiore di psicoterapeuti o psichiatri», avete la mia comprensione. È vero tuttavia che in qualche modo la letteratura di scienze sociali si è concentrata sulla parte della vita di una persona molto ricca che non è “tutta rosa e fiori” e che, in parte, è connessa a quello strano meccanismo per cui si passa da una ricchezza sudata e guadagnata con il talento, il merito e l’innovazione a un patrimonio difficile da visualizzare e che sembra quasi il jackpot (da qui il titolo), il montepremi di una lotteria che senti di non avere guadagnato.

Mechanic non spiega dove nasca la disuguaglianza che attanaglia in una morsa il mondo ricco, ma ne descrive l’evidenza anche se un caveat è importantissimo: la modalità di lavoro dell’autore implica il fatto di avere fatto una serie di inchieste o interviste ad ALCUNI super ricchi.

Il che significa che molti di questi miliardari in realtà non hanno risposto né sono oggetto del lavoro di Mechanic: notoriamente, le scienze sociali mostrano come sia difficile entrare nella vita del top 1%, in parte per ragioni di privacy e riservatezza e in parte perché le persone molto ricche tendono a preservare gelosamente la natura della propria ricchezza.

Così i miliardari e filantropi intervistati dall’autore, di fatto, non rappresentano la categoria, ma solo il sottoinsieme di quelle persone ricche che non sono contente di esserlo: un po’ come l’Uomo Ragno che è l’unico super eroe che non è felice di avere i suoi poteri.

I magnati oggetto del saggio Jackpot sono impegnati in attività filantropiche come la promozione di un sistema fiscale più equo o il finanziamento di innovazioni sostenibili. E sono parte integrante della soluzione proposta da Mecanic: non una rivoluzione con forche (o attrezzi più attuali) ma un coinvolgimento diretto degli stessi super ricchi nella creazione di un mondo empatico che condivida un modello di crescita più sostenibile e soprattutto più umana.

L’idea è gradevole, soprattutto perché non prevede scontri finali, ma non aggira il problema strutturale evidenziato a un certo punto nel libro: se la stragrande maggioranza di super-miliardari è composta da maschi bianchi, non abbiamo qualche ragione di affermare che esista un problema sistemico?

E se, soprattutto, conduciamo vite sempre più separate e distanti, come è possibile empatizzare, da un lato, e chiedere dall’altro che questi stessi super ricchi familiarizzino e condividano un destino con una grande fetta di esseri umani che, di fatto, proprio non conoscono?

​Laurea e PhD in Economia, si occupa di economia sperimentale, di qualità della vita e felicità. Collabora con diverse testate di divulgazione scientifica come lavoce.info, Gli Stati Generali, Infodatablog, Il Sole 24 Ore e ha una passione per la comunicazione scientifica in ambito economico. Responsabile scientifico del progetto AppyMeteo insieme ad Andrea Biancini, insegna economia sperimentale alla Scuola Enrico Mattei e collabora con diverse università. È​ iProf di Economia della felicità su Oilproject.​