Quando nei mercati iniziano a parlare anche le macchine

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Quando nei mercati iniziano a parlare anche le macchine

Per secoli gli scambi economici sono nati dalle conversazioni tra persone. Oggi algoritmi, piattaforme e intelligenza artificiale entrano in quel dialogo, trasformando il modo in cui scegliamo, compriamo e investiamo. Ma le emozioni restano il vero motore dell'economia.

Per migliaia di anni i mercati sono stati prima di tutto luoghi di incontro. Si compravano spezie, stoffe o bestiame, ma insieme alle merci circolavano racconti, reputazioni, consigli e fiducia. Lo scambio economico nasceva sempre da una conversazione.
Alla fine degli anni Novanta, con l’arrivo di Internet, sembrava che questa dimensione umana fosse destinata a rafforzarsi. Il web avrebbe eliminato molti intermediari, dando finalmente voce ai consumatori. Aziende e persone avrebbero potuto dialogare direttamente, confrontare prodotti, condividere esperienze e costruire mercati più trasparenti.
In parte è successo davvero. Oggi chiunque può recensire un prodotto, confrontare prezzi, influenzare la reputazione di un marchio o partecipare a una discussione globale.
Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Tra chi vende e chi compra è comparso un nuovo interlocutore: gli algoritmi. E con l’intelligenza artificiale questa trasformazione sta accelerando.

Dai mercati delle persone ai mercati delle piattaforme

Nel 1999 quattro pionieri della cultura digitale Rick Levine, Christopher Locke, Doc Searls e David Weinberger pubblicarono il Cluetrain Manifesto, uno dei testi che hanno segnato la nascita dell’economia digitale. La loro idea era semplice quanto rivoluzionaria: “I mercati sono conversazioni.” Per spiegare Internet invitavano a dimenticare l’immagine di enormi camion che trasportano merci o cartelloni pubblicitari. Il mercato del futuro, scrivevano, avrebbe assomigliato piuttosto a un tavolo per due persone che dialogano. Il web avrebbe restituito centralità ai consumatori, permettendo loro di parlare direttamente con le aziende e soprattutto tra loro.
I social network, i forum, i siti di recensioni e le community hanno effettivamente realizzato buona parte di questa visione. Ma nel frattempo quel tavolo si è popolato di nuovi commensali.

Le conversazioni oggi passano attraverso gli algoritmi

Se dovessimo immaginare oggi quel tavolo per due, probabilmente vedremmo due persone con lo smartphone in mano. Magari stanno leggendo recensioni, consultando un assistente virtuale, confrontando offerte suggerite da un algoritmo oppure inquadrando un QR code per ordinare. La conversazione continua a esistere, ma è sempre più mediata dalla tecnologia.
Una recente ricerca psicologica mostra che tra il 2005 e il 2019 il numero medio di parole pronunciate quotidianamente dalle persone è diminuito di circa il 28%. Tra le possibili spiegazioni c’è proprio il crescente utilizzo di strumenti digitali che sostituiscono parte delle interazioni dirette. Non significa che comunichiamo meno. Significa che comunichiamo in modo diverso.

L’intelligenza artificiale è entrata nello scambio economico

La presenza degli algoritmi oggi è evidente in quasi tutti i mercati. Nel trading finanziario una quota molto rilevante degli scambi viene ormai eseguita da strategie algoritmiche capaci di operare in tempi impossibili per un essere umano.
Nell’e-commerce le decisioni d’acquisto vengono continuamente orientate da classifiche automatiche, sistemi di raccomandazione, pubblicità personalizzata, prezzi dinamici e recensioni filtrate dagli algoritmi. Anche la pubblicità digitale è sempre più acquistata e venduta attraverso piattaforme automatizzate. L’intelligenza artificiale generativa rappresenta un ulteriore salto evolutivo. Non si limita più a ordinare le informazioni disponibili, ma può cercare prodotti, confrontare offerte, sintetizzare migliaia di recensioni, suggerire alternative e persino assistere nella negoziazione. In altre parole, una parte crescente delle conversazioni economiche non avviene più soltanto tra persone.

Il mercato è ancora una storia umana

A questo punto viene spontanea una domanda. Se le macchine partecipano sempre più alle decisioni economiche, i mercati stanno diventando meno umani? La risposta è più complessa di quanto sembri. Perché gli algoritmi rendono certamente i mercati più veloci, efficienti e razionali, ma non eliminano ciò che continua a guidare le scelte delle persone: emozioni, percezioni, fiducia e aspettative.
Il premio Nobel per l’Economia Robert Shiller ha mostrato come le grandi dinamiche economiche siano spesso alimentate da narrazioni condivise. Le storie che raccontiamo influenzano consumi, investimenti e fiducia molto più di quanto immaginiamo. Anche Daniel Kahneman, altro Nobel per l’Economia, ha spiegato come una parte importante delle nostre decisioni derivi da intuizioni, impressioni e scorciatoie mentali: il celebre Sistema 1. È quella componente emotiva che continua ad alimentare entusiasmo, paura, bolle speculative e crisi finanziarie. Gli algoritmi possono elaborare dati con una velocità straordinaria. Ma non provano fiducia, entusiasmo o timore. Quelle restano caratteristiche profondamente umane.

Il nuovo tavolo delle decisioni

Forse oggi il Cluetrain Manifesto andrebbe aggiornato. I mercati sono ancora conversazioni, ma non sono più soltanto conversazioni tra persone. Accanto ai consumatori siedono piattaforme digitali, algoritmi, assistenti intelligenti e sistemi di intelligenza artificiale che filtrano informazioni, suggeriscono alternative e orientano le decisioni. Il tavolo non è più occupato solo da due interlocutori: in alcuni casi dialogano una persona e una macchina, in altri due algoritmi che si scambiano informazioni per nostro conto. Questo non rende l’economia meno umana. La rende più complessa.
La vera sfida non sarà scegliere tra persone e tecnologia, ma imparare a far convivere le capacità delle macchine con ciò che continua a renderci unici: la capacità di interpretare il mondo attraverso esperienze, emozioni e relazioni. Perché i mercati continueranno a essere conversazioni. Solo che, d’ora in poi, a partecipare saranno molti più interlocutori.

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​Antonio Belloni è nato nel 1979. È Coordinatore del Centro Studi Imprese Territorio, consulente senior di direzione per Confartigianato Artser, e collabora con la casa editrice di saggistica Ayros. Scrive d'impresa e management su testate online e cartacee, ed ha pubblicato Esportare l'Italia. Virtù o necessità? (2012, Guerini Editori), Food Economy, l'Italia e le strade infinite del cibo tra società e consumi (2014, Marsilio) e Uberization, il potere globale della disintermediazione (2017, Egea).