Salvare le api per proteggere il nostro futuro

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Salvare le api per proteggere il nostro futuro

Dalla biodiversità alla sicurezza alimentare, fino alla lotta contro la crisi climatica: gli impollinatori sono indispensabili per la sopravvivenza degli ecosistemi. Ma pesticidi, agricoltura intensiva e perdita di habitat ne minacciano sempre più l'esistenza.

Gli insetti impollinatori sono i protagonisti dell’estate e sono di fondamentale importanza per la biodiversità, il funzionamento e l’equilibrio degli ecosistemi, la conservazione degli habitat, la sicurezza alimentare. A livello mondiale si stima che dipendano dall’attività degli impollinatori i tre quarti delle principali colture alimentari, il che significa un terzo della produzione alimentare globale. Pochi anni fa, basandosi su rilevazioni che davano la produzione di frutta, verdura e noci inferiore del 3-5% a quella ottenibile con una popolazione sana di impollinatori selvatici, ricercatori dell’Università di Harvard hanno calcolato che il collasso degli impollinatori sta uccidendo oltre 400mila persone l’anno, proprio perché riduce la disponibilità di alimenti che possono prevenire malattie cardiache, ictus, diabete, certi tipi di tumore.

Uno studio pubblicato nel 2026 su Nature ha sottolineato che la relazione fra i servizi ecosistemici garantiti dagli impollinatori e la sicurezza alimentare vale soprattutto per le popolazioni più vulnerabili, come le comunità di piccoli agricoltori in Nepal oggetto della ricerca.

Il ruolo delle api nella lotta alla crisi climatica

Contribuendo a tutelare gli ecosistemi, gli impollinatori preservano anche la capacità che essi hanno di assorbire la CO2, per cui risultano di vitale importanza nella lotta contro la crisi climatica. Non di poco conto, infine, la dimensione economica della questione, poiché il valore annuo della produzione agricola associata all’attività degli impollinatori è stimata in centinaia di miliardi di dollari.

Moria delle api: le cause di una crisi globale

A minacciare gli impollinatori e in particolare le api è una molteplicità di cause: agricoltura intensiva, uso massiccio di pesticidi, degradazione e frammentazione degli habitat, la stessa crisi climatica sono fra le principali. In ultima analisi è il modello dominante di sviluppo, che mostra una volta di più il suo volto insostenibile e minaccioso per la nostra sopravvivenza.

Api a rischio estinzione in Italia e nel mondo

Secondo l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) è a rischio estinzione nel mondo il 10% delle api selvatiche. In Italia secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) sono a rischio di estinzione più di un quinto delle oltre 150 specie di api native: è la “moria delle api” (o “spopolamento degli alveari”), segnalata a partire dal 2003.

Monitoraggio e tutela delle api: le iniziative in Italia

Un problema di tale portata va affrontato a più livelli. Indispensabile è il monitoraggio attento e costante. Sempre Ispra da una decina d’anni cura l’indicatore “Moria di api dovuta a uso di fitosanitari”. Dal 2014 il ministero della Salute ha attivato un monitoraggio sistematico dei casi di avvelenamento delle api sul territorio nazionale e ha predisposto Linee guida per la gestione delle segnalazioni di moria o spopolamento degli alveari connesse all’utilizzo di fitofarmaci.

Pesticidi e agricoltura intensiva le principali minacce

La battaglia contro l’uso eccessivo dei pesticidi in agricoltura è ovviamente una di quelle principali. Già nel 2020 una pubblicazione sul declino di api e impollinatori, ancora di Ispra, indicava fra i rimedi una maggiore diffusione di pratiche agricole sostenibili.

Recentemente una coalizione di più di quaranta organizzazioni europee ambientaliste, agricole e della società civile, ha lanciato la campagna “Per la Salute, le Api e gli Agricoltori” che chiede all’Unione europea di fermare provvedimenti che potrebbero indebolire le norme sui pesticidi.

Ripristinare gli habitat per salvare gli impollinatori

A livello italiano la richiesta delle organizzazioni attive in questo campo è che sia il più ambizioso possibile il Piano Nazionale di Ripristino della Natura chiamato ad attuare il Regolamento UE 1991/2024 che ha fra i suoi obiettivi (Art. 10) proprio il ripristino delle popolazioni di impollinatori.

Sempre in ambito nazionale è attivo il progetto Pollinetwork, finalizzato ad aumentare gli habitat favorevoli agli impollinatori attraverso la costituzione di una rete di aree e corridoi ecologici (anche sfruttando infrastrutture come strade, ferrovie e stazioni elettriche) in cui essi possano nutrirsi e riprodursi.

Le storie di successo che aiutano le api

Ci sono anche storie di successo da cui poter trarre ispirazione, come quelle che la FAO racconta nella sezione del suo sito dedicata al World Bee Day, molte delle quali ruotano intorno a utilizzi originali del miele e dei prodotti dell’apicoltura e a innovative attività di business che su di essi vengono sviluppate da piccoli imprenditori ai quattro angoli del pianeta.

Fonte d’ispirazione sono pure le storie dei vincitori dei Golden Bee Award che in occasione della Giornata Mondiale delle Api vengono assegnati dal 2021 dalla Slovenia a chi contribuisce alla protezione delle api e degli impollinatori e alla sensibilizzazione sulla loro importanza.

Cosa può fare ciascuno di noi per proteggere gli impollinatori

Non bisogna comunque essere apicoltori, ricorda inoltre la FAO, per attivarsi sul fronte della protezione delle api e degli insetti impollinatori. Anche le persone comuni possono dare un importante contributo alla causa, in vari modi: piantando fiori che attraggono gli impollinatori, costruendo casette per le api, compiendo scelte biologiche in fatto di alimentazione, acquistando miele e prodotti dell’apicoltura locali.

Attenzione al bee-washing: quando la tutela è solo marketing

Attenzione, però, al bee-washing (il greenwashing legato alle api), termine coniato una decina di anni fa da ricercatori canadesi. Sta a indicare il tentativo da parte delle aziende di spacciare un impegno superficiale (ad esempio l’adozione di un alveare) a favore delle api mellifere, che sono allevate dall’uomo a scopi produttivi, per un reale impegno a tutela delle api e degli impollinatori selvatici, quelli realmente a rischio estinzione, o più in generale della biodiversità.

Al riguardo si tenga presente che diversi studi anche recenti, come quello condotto da ricercatori italiani sull’isola di Giannutri e pubblicato nel 2025 su Current Biology, hanno rivelato che in alcuni casi la presenza di api mellifere può impattare negativamente sulla popolazione di api selvatiche poiché scatena una competizione per le risorse.
Salvare le api significa salvare il nostro futuro.Qualcuno potrebbe obiettare che attanagliati dalla policrisi non possiamo occuparci anche delle api. Si può rispondere con un aforisma che viene attribuito addirittura ad Albert Einstein: se le api scomparissero dalla faccia della Terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita.

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Giornalista, blogger, storytweeter. Laurea alla Bocconi. Da metà anni ’90 segue il dibattito sui temi di finanza sostenibile, csr, economia sociale. Blogga su mondosri.info. Homo twittante.​​​​