L’incertezza punto di partenza per l’azione
Se mi permettete la metafora illuminante, Uncertainty and Enterprise di Amar Bhidè prova a cambiare la luce della teoria economica: non sposta il faro di modelli e statistiche, ma
Nella nuova corsa globale all’intelligenza e alla creatività, Stati e imprese competono non solo per innovare, ma per conquistare potenza. Il genio è la nuova risorsa strategica: raro, prezioso, e sempre più conteso.
Chi rifiuterebbe un’offerta di lavoro da 125 milioni di dollari? Matt Deitke, talento ventiquattrenne dell’intelligenza artificiale, l’ha fatto. Solo per accettarne una doppia: 250 milioni di dollari da Mark Zuckerberg per unirsi al Meta Superintelligence Lab. Deitke è l’esempio perfetto del genio moderno. Nato nel 2001, ha un dottorato alla University of Washington, un passaggio all’Allen Institute for Artificial Intelligence fondato da Paul Allen, e una startup, Vercept, che crea agenti AI. A investire in lui anche Eric Schmidt, ex CEO di Google. Premi, ricerca, invenzioni, piattaforme multimodali come MOLMO: il suo percorso racconta come oggi la genialità non sia solo intuizione, ma anche capacità di creare business, ecosistemi e impatti globali.
Sotto i riflettori di cifre e biografie straordinarie, la verità è che la caccia ai geni non si è mai fermata. Oggi, però, ha assunto un ritmo vertiginoso — e una portata geopolitica.
I motivi sono almeno tre:
Il talento, oggi, è come l’oro. O come il petrolio. Si cerca, si estrae, si raffina. Stati e imprese costruiscono vere e proprie strategie di attrazione: visti agevolati, borse di studio, centri di ricerca e startup hub capaci di trattenere i migliori cervelli.
È una corsa estesa al genio, che parte dall’educazione e arriva fino alle politiche industriali. Ma scoprirli non basta. I talenti vanno coltivati con risorse, libertà creativa e ambienti ad alta densità di intelligenza. Come nello sport, servono squadre eccellenti, allenatori, strutture e regole che alimentino quotidianamente la genialità. Solo così il genio diventa una forza collettiva e sostenibile.
Da sempre il genio affascina e ispira. Nell’Ottocento era l’artista solitario, l’intellettuale immerso nella propria individualità creativa. Oggi invece il paradigma si è ribaltato: il genio è rinascimentale, ibrido, interdisciplinare. Scienziati che programmano e filosofi che progettano interfacce; matematici che scrivono poesia; innovatori capaci di passare dal codice al canvas.
La sfida contemporanea è proprio questa: unire le due forme del genio, romantica e rinascimentale, per generare ecosistemi in cui talento e collaborazione si amplificano a vicenda. Perché, anche nell’era dell’intelligenza artificiale, la scintilla decisiva resta umana.
E ogni Edison continua ad avere il suo Tesla.