Alberi contro le isole di calore urbane: perché il verde non basta più

Avatar photo
Well being


Alberi contro le isole di calore urbane: perché il verde non basta più

Le città si surriscaldano sempre di più e gli alberi possono dimezzare l’effetto delle isole di calore urbane. Ma gli studi mostrano anche un’altra verità: il verde è distribuito in modo diseguale e da solo non sarà sufficiente a proteggerci dalle temperature estreme.

In estate le aree urbane sono mediamente più calde rispetto a quelle rurali, perché nelle prime si formano le isole di calore, vere e proprie bolle arroventate dove sopravvivere può diventare una sfida. La differenza è di solito tra uno e tre gradi in più, ma può arrivare anche a sette, in condizioni particolarmente sfavorevoli. Le cause sono note: l’asfalto, il cemento, i mattoni e gli altri materiali da costruzione non solo impediscono il ricircolo dell’aria, ma assorbono il calore rilasciandolo nel tempo, fino a creare appunto zone circoscritte a temperatura più elevata.

Oltre al disagio, però, il caldo eccessivo nuoce alla salute di tutti. Uno studio pubblicato su The Lancet mostra come le temperature elevate abbiano conseguenze dirette sulla mortalità e sulle patologie cardiovascolari e respiratorie. E lo si vede in misura macroscopica durante le ore notturne, quando aumentano vertiginosamente gli accessi al Pronto Soccorso, le crisi respiratorie, gli infarti, gli ictus e i decessi.

Il problema sta diventando sempre più pressante, via via che le temperature medie salgono, anche perché riguarda un numero crescente di persone: secondo le Nazioni Unite già oggi il 55% della popolazione mondiale vive in una città, e la percentuale è destinata a salire al 68% entro il 2050. Tutti cittadini che dovranno fare i conti con temperature che spingono l’organismo umano al limite.

Alberi e verde urbano contro le isole di calore

Per tentare di contrastare il calore, le città stanno puntando su un antidoto economico, che funziona e che apporta anche altri vantaggi: la piantumazione di milioni di alberi.

Le piante, oltre a far bene alla psiche, contribuire alla biodiversità e al miglioramento della qualità dell’aria, agiscono infatti da condizionatori naturali. Grazie all’ombra che generano impediscono all’asfalto e agli edifici di surriscaldarsi, e poi raffreddano l’aria, perché emettono vapore acqueo attraverso la traspirazione.

Ma in quale misura gli alberi contribuiscono davvero a tenere a bada la calura? Sono sufficienti? Non proprio, stando a uno studio pubblicato su Nature Communications dai ricercatori della Western Sidney University di Penrith, in Australia, che hanno quantificato i benefici, ma anche illustrato i limiti di uno strumento che, di per sé, non può bastare.

I ricercatori australiani hanno infatti sovrapposto i dati sulla temperatura dell’aria a quelli sullo stato del verde di ben novemila aree urbane di tutto il mondo, nelle quali vivono 3,6 miliardi di persone. Il risultato è che, in media, gli alberi dimezzano l’aumento di temperatura all’interno delle isole di calore urbane.

Nelle città surriscaldate, all’interno delle aree verdi l’incremento medio è di 1,5 °C, anziché di 3 °C. Per oltre duecento milioni di persone, gli alberi abbassano la temperatura di mezzo grado: non poco.

Verde urbano e disuguaglianze sociali

Ci sono però alcuni limiti e, soprattutto, disuguaglianze da sanare. L’effetto è infatti particolarmente presente nelle zone più temperate rispetto a quelle secche, e in quelle più ricche rispetto a quelle più disagiate, dove il verde urbano, di solito, è meno presente. Lo conferma anche uno studio pubblicato su PLOS One.

In altri termini, coloro che ne avrebbero più bisogno, perché non sempre possono permettersi sistemi di condizionamento o non sempre hanno accesso a un’assistenza sanitaria adeguata, beneficiano di meno della frescura naturale e gratuita offerta dagli alberi.

Secondo gli autori, ciò si traduce in una vera e propria ingiustizia sociale, e chi pianifica le città del futuro dovrebbe concentrarsi primariamente proprio sulle zone che oggi si trovano in una situazione più svantaggiata.

Del resto, che il caldo amplifichi le disuguaglianze e che il verde sia benefico lo ha mostrato anche un altro lavoro uscito nelle stesse settimane su Nature Health dai ricercatori dell’Università Fabra di Barcellona, in Spagna, che hanno verificato la situazione in 32 paesi europei, giungendo a conclusioni simili.

Perché gli alberi da soli non bastano contro il caldo estremo

Che gli alberi non siano sufficienti lo affermano le stime dello studio australiano: con la copertura attuale potrebbero compensare solo il 10% dell’aumento di calore previsto entro il 2025, e anche negli scenari più ottimisti non supererebbero il 20%.

Poiché piantare alberi aiuta, e molto, come mostra anche uno studio pubblicato su Scientific Reports, ma non può essere l’unica risposta, le città devono introdurre progetti articolati su più strumenti, per reagire meglio possibile alle temperature anche estreme cui secondo tutte le previsioni vanno incontro nei prossimi anni.

Come raffreddare le città del futuro

Tra le strategie più efficaci, secondo una review pubblicata su Buildings, vi sono quelle che puntano ad aumentare e diffondere il verde in tutta l’area urbana, compresi tetti e lati delle strade, ma anche il miglioramento della circolazione dell’aria tra gli edifici e l’utilizzo di materiali riflettenti per l’edilizia.

E nessun provvedimento modifica il fatto che tutto il mondo deve mobilitarsi per ridurre le emissioni di gas serra e contrastare tutto ciò che contribuisce all’aumento delle temperature medie. Tra il 2022 e il 2024 solo in Europa i decessi attribuiti al caldo sono stati 180.000.

Avatar photo

È una giornalista scientifica e una scrittrice con un passato da ricercatrice e un dottorato in farmacologia. Oggi collabora con i principali gruppi editoriali italiani (GEDI, Il Sole 24 Ore) e con diversi siti (Il Tascabile, Lucy, Ilfattoalimentare.it e altri) e svizzeri (assediobianco.ch e Ticonoscienza.ch) su temi inerenti alla salute, l'alimentazione, la sostenibilità, la scienza e la promozione della cultura scientifica. Tiene lezioni e partecipa a trasmissioni radiofoniche e televisive, incontri e podcast. Il suo ultimo libro è Alzheimer spa – Storie di errori e omissioni dietro la cura che non c’è (Bollati Boringhieri, 2024).