Sostenibile e superveloce: la tecnologia cambia la mobilità

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Sostenibile e superveloce: la tecnologia cambia la mobilità

Bibop Gresta, co-fondatore della società Hyperloop TT e ceo di Hyperloop Italia, spiega perché il nostro Paese è il candidato ideale per sviluppare questa nuova modalità di trasporto.

​​​​​​La rivoluzione verde e la transizione ecologica sono uno dei tre assi strategici – insieme a digitalizzazione e innovazione e inclusione sociale – intorno al quale si sviluppa il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiano. Ma sono anche alla base di un più ampio modello di sviluppo europeo post-covid che mira a rendere il continente un faro della sostenibilità ambientale e sociale. Ridisegnare la mobilità sarà una delle chiavi per raggiungere l’obiettivo e in Italia, coerentemente con il cambio nome del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in Ministero delle infrastrutture e delle mobilità sostenibili (MIMS), il dicastero ha a disposizione 25,13 miliardi del Recovery Fund, che diventano 31,46 miliardi con le risorse del REACT-EU (di cui circa 27 destinati all’alta velocità), a cui si aggiungono investimenti nazionali per un totale di circa 60 miliardi di euro. Sotto la lente le nostre infrastrutture ferroviarie, la cui estensione risulta una delle più ridotte d’Europa rispetto alla popolazione, tanto che oggi il 90 per cento del traffico di passeggeri e il 54,5 per cento delle merci viaggia su gomma.

Da sempre, le situazioni di crisi sono state terreno fertile per la nascita di opportunità, visioni, tecnologie. E proprio nel settore della mobilità si sta facendo strada un nuovo progetto di mobilità che sembra fantascienza. Si tratta della tecnologia Hyperloop, che riproduce all’interno di un tubo un ambiente a bassa pressione capace di ridurre la resistenza aerodinamica che si crea a contatto con l’aria, eliminando quindi l’attrito. All’interno di questo tubo, delle capsule appositamente pressurizzate viaggiano a velocità supersoniche, consentendo il trasporto da un punto all’altro di persone e merci.

Questo sistema di trasporto è stato portato alla ribalda da Elon Musk nel 2013 con il suo White Paper, un documento in cui venivano ipotizzate e condivise con il mondo alcune idee su come sviluppare la tecnologia. Le radici sono ben più antiche, nella linea metropolitana dimostrativa costruita da Alfred Ely Beach a New York, e rimasta attiva sotto Broadway fra il 1870 e il 1873.

A dicembre 2020 la tecnologia Hyperloop è stata inclusa dalla Commissione Europea nella strategia sulla mobilità intelligente del continente e Bibop Gresta, co-fondatore nel 2013 dell’americana Hyperloop Transportation Tecnologies (HTT) e ceo di Hyperloop Italia – crede che il nostro Paese sia uno dei migliori candidati per implementarla.

La società conta un team globale di più di 800 ingegneri, creativi ed esperti in tecnologia e 50 partner tra aziende e università. La sede italiana conta una decina di dipendenti e contributor esterni e si sta concentrando sulle partnership con le imprese italiane che si stanno candidando per sviluppare il progetto.

FOCUS SULL’ITALIA

«L’Italia è stata scelta proprio per una sua particolarità che non esiste in quasi nessun altro Paese al mondo: un corridoio di 20 metri di parallelismo di autostrade e ferrovie lungo oltre 10mila chilometri, dove si potrebbe costruire Hyperloop», spiega Gresta. «Verrebbe installato proprio sopra questo corridoio già presente, così che l’energia in eccesso generata dal sistema possa essere immessa nella rete ferroviaria». 

Una linea Hyperloop dovrebbe infatti generare più energia di quella che consuma, grazie a una combinazione di solare (prima fonte di alimentazione), eolico, geotermico e sistemi rigenerativi dei freni. «È «la prima infrastruttura che ridisegna completamente il concetto di infrastruttura. Non possiamo continuare a comportarci come se le risorse del pianeta fossero illimitate, quindi siamo partiti dal presupposto che tutti gli elementi costitutivi di Hyperloop dovessero essere a impatto zero e rientrare in un disegno di economia circolare», continua Gresta. «La loro combinazione può produrre un surplus di energia fino al 30 per cento. Questo, unito ai bassi consumi – perché la capsula funziona con un sistema di levitazione passiva – è la chiave dell’efficienza».

Ci sono varie tratte allo studio e una di queste è Milano Cadorna – Malpensa. Anche se il covid ha dato una battuta d’arresto, a breve verranno annunciate novità legate al nostro Paese. «Ma abbiamo progetti in tutto il mondo: dall’Ohio ad Abu Dhabi, al Brasile. Il primo step necessario per implementare questa fantastica tecnologia sono le certificazioni. E adesso siamo in questa fase: stiamo per costruire un tracciato di certificazione che permetterà di testare in scala reale e su lunghe distanze tutti i sistemi (A Tolosa la tecnologia è stata testata con successo, ma su un tracciato di 500 metri). Ad oggi stiamo lavorando a un progetto che potrebbe consegnare la prima linea “prototipo” per le Olimpiadi invernali del 2026».    

Intanto, attraverso il Dipartimento di Tecnologie Hyperloop aperto in Italia da Silaw, l’advisor che ha seguito sin dal primo momento l’arrivo nel nostro Paese di questa startup innovativa, Gresta vuole reclutare le migliori aziende italiane per costruire la prima tratta. «Nei momenti di svolta dell’umanità gli italiani ci sono sempre stati: penso all’Impero Romano, al Rinascimento e oggi al business dell’aerospazio, una delle eccellenze del Paese. La nostra capacità di creare ha fatto sempre la differenza e questa è una grande possibilità di rilancio delle professionalità italiane e di un rimpatrio di cervelli dall’estero».

COSTI E INVESTIMENTI

Nell’arco degli studi di fattibilità realizzati in giro per il mondo, i costi di sviluppo di una linea Hyperloop variano dai 20 ai 40 milioni di dollari per km, ma Gresta tiene a sottolineare un punto fondamentale: quando si recupera l’investimento? «Il vero problema delle infrastrutture attuali è che al momento nessun privato riesce a guadagnarci, vengono quindi sempre sovvenzionate dallo Stato. Il sistema di alta velocità più virtuoso è quello andaluso, in Spagna, dove l’investimento si recupera in 100 anni, senza contare la manutenzione della linea e delle carrozze. Hyperloop ha una media di recupero dell’investimento in 8-15 anni, quindi potrebbe essere completamente finanziata dai privati». Spiega Gresta: «Questo perché negli ultimi anni stiamo assistendo a un incremento dell’efficienza dei pannelli solari e, allo stesso tempo, a un decremento del loro costo. Fra circa otto anni si raggiungerà un punto d’incontro “magico”, in cui l’energia prodotta ripagherà completamente e molto velocemente i costi di gestione, rendendo Hyperloop una gigantesca centrale elettrica che trasporta anche passeggeri».

«Hyperloop è un sistema rivoluzionario da tanti punti di vista: sostenibilità ambientale, compatibilità con il viaggio delle persone, economicità della struttura, anche se l’elemento che cattura l’immaginario comune è la velocità», aggiunge Roberto MinerdoChief Institutional Affairs and External Communication Officer di Hyperloop Italia. «Da calcoli e verifiche di laboratorio il sistema potrebbe arrivare a toccare i 1.223 km orari, ma è chiaro che non si potrà mantenerli costanti per l’intero viaggio perché l’esigenza primaria è il comfort dei passeggeri: andrà prevista un’accelerazione dolce e il grado minimo di curvatura. L’idea di toccare la velocità del suono è certamente accattivante, ma sono l’efficienza del sistema e l’esperienza di viaggio che lo rendono vincente. Per esempio, stiamo studiando i finestrini con la realtà aumentata, che permetteranno di scegliere e personalizzare il viaggio, e poltrone intelligenti con funzioni di rilassamento e check-up​ fisici».

Guardando avanti di 10 anni, al 2031 «potremmo prevedere di realizzare un network che in due ore e mezza collega qualsiasi punto dell’Europa da qualsiasi punto dell’Europ​a», conclude Gresta. «È realizzabile e stiamo guardando in questa direzione anche grazie all’approvazione del nostro framework da parte della Comunità Europea». 

I prossimi anni saranno strategici per capire se la tecnologia si tradurrà in applicazioni concrete e diffuse per la mobilità, ma di certo l’impatto che avrebbe è quello di una delle grandi innovazioni della storia umana:

seg​nerebbe un “prima” e un “dopo”.  ​

Giornalista, coordina i contenuti editoriali di How to Spend it, il mensile di lusso e lifestyle del Sole24Ore, edizione italiana del magazine del Financial Times. Scrive di sostenibilità e tecnologia, seguendo le loro ramificazioni nel design, nel food, nell'architettura, nella moda. Ha collaborato con le pagine di cultura e spettacolo de Il Giornale, il magazine della Treccani, Wired Italia, Linkiesta, EconomyUp, Polihub, l'incubatore di startup del Politecnico di Milano. È stata assistente di ricerca all'università IULM per il corso di Comunicazione Multimediale.