Come cambia l’informazione tra social, media e algoritmi
C’erano i giornali di carta, le dirette radiofoniche e gli appuntamenti televisivi fissi quotidiani o settimanali. C’era un mondo dominato dai vecchi mass media che ora non c
Dalle centraline elettroniche ai sistemi Secure Gateway, la manutenzione delle macchine moderne è sempre più legata a software, cybersecurity e diritto alla riparazione. Una trasformazione che incide su officine, consumatori e concorrenza nel mercato dell’assistenza automobilistica.
L’evoluzione dell’automobile, da un sistema puramente meccanico a uno sempre più integrato con l’elettronica, ha reso la diagnosi dei problemi una sfida crescente. Mentre in passato i guasti erano spesso identificabili a vista (o udito) o con semplici strumenti, l’utilizzo sempre più massiccio di centraline elettroniche (ECU) per gestire motore, trasmissione e altri sistemi ha reso necessario lo sviluppo di analoghe soluzioni elettroniche per poter comunicare con queste centraline e ricavare informazioni diagnostiche da queste.
Ma le case automobilistiche sono tantissime e per poter permettere a un meccanico di poter operare su un qualsiasi modello di vettura si è reso necessario lo sviluppo di un metodo standardizzato per comunicare con queste unità elettroniche intelligenti digitali.
Per questo è nato l’OBD-II (On-Board Diagnostics II), un’interfaccia standardizzata che permette ai meccanici di connettersi ai veicoli e leggere codici di errore, accedere a parametri in tempo reale e monitorare le emissioni, semplificando notevolmente il processo di identificazione e risoluzione dei problemi che altrimenti sarebbero impossibili da diagnosticare senza strumenti complessi e specifici. In pratica la diagnosi di eventuali guasti viene affidata proprio alle centraline elettroniche, che poi la trasmettono all’interfaccia standard OBD-II, e, tramite questa, al riparatore.
Lo standard OBD (On-Board Diagnostics) è stato definito principalmente per monitorare e controllare le emissioni dei veicoli e diagnosticare eventuali problemi del motore e dei sistemi correlati.
Questo è stato il motore principale dello sviluppo dell’OBD, specialmente negli Stati Uniti. Le crescenti preoccupazioni ambientali e le normative sempre più stringenti sull’inquinamento atmosferico hanno reso necessario un sistema che potesse verificare e garantire che i veicoli rispettassero i limiti di emissione stabiliti. L’OBD è in grado di rilevare malfunzionamenti nei sistemi di controllo delle emissioni, come il catalizzatore o la sonda lambda, e segnalarli al conducente.
Oltre alle emissioni, l’OBD è progettato per monitorare una vasta gamma di componenti e sottosistemi del motore. Quando viene rilevato un malfunzionamento, il sistema genera un codice di errore (Diagnostic Trouble Code – DTC) che viene memorizzato. Questo codice può essere letto da un tecnico utilizzando uno scanner OBD, permettendo una diagnosi rapida e precisa del problema.
Un sistema che monitora costantemente le condizioni del motore può contribuire a ottimizzarne le prestazioni e l’efficienza del carburante. L’identificazione precoce di problemi può prevenire un consumo eccessivo di carburante o un funzionamento non ottimale del motore.
Nelle prime fasi (OBD-I), ogni produttore utilizzava protocolli e connettori proprietari. Questo rendeva la diagnostica complessa e costosa, poiché le officine dovevano disporre di strumenti specifici per ogni marca di veicolo. La necessità di uno standard ha portato allo sviluppo dell’OBD-II (e successivamente dell’EOBD in Europa), che ha definito un’interfaccia comune, un set di codici diagnostici e protocolli di comunicazione standardizzati.
In sintesi, lo standard OBD è nato dall’esigenza di controllare l’impatto ambientale dei veicoli e, nel tempo, si è evoluto in uno strumento fondamentale per la diagnostica, la manutenzione e il miglioramento delle prestazioni su tutti i sistemi veicolo, garantendo al contempo un approccio standardizzato a livello globale.
Lo standard OBD ha anche permesso ai riparatori “indipendenti”, cioè non legati (o autorizzati) da una casa automobilistica, di poter accedere ai dati diagnostici per poter riparare un veicolo che, avendo terminato il periodo di garanzia, viene affidato a loro per essere riparato.
Ma per riparare un veicolo spesso è necessario non solo leggere le informazioni diagnostiche, ma anche scrivere nelle centraline del veicolo delle informazioni.
Ma nascono importanti rischi per la cybersecurity: se leggendo i dati diagnostici si rischia solo di consentire a chi non è autorizzato ad accedere a dati confidenziali, se si permette anche di scrivere i rischi diventano molto gravi:
Per ridurre al massimo questi rischi le case automobilistiche hanno introdotto sui veicoli una centralina in più, un “Secure Gateway” che controlla che tutte le informazioni scambiate tra le centraline del veicolo e l’esterno, comprese le informazioni diagnostiche, siano opportunamente criptate per poter essere accessibili solo ad operatori debitamente autorizzati. Ed è qui che nasce un problema centrale: autorizzare le proprie officine ufficiali è semplice, ma come consentire l’accesso anche ai riparatori indipendenti senza aprire la porta ai cybercriminali?
Le case automobilistiche, una in particolare, hanno cercato di opporsi all’obbligo di consentire l’accesso completo al “Secure Gateway”, motivando tale posizione con i rischi di cybersecurity connessi. Questo ha portato ad un contenzioso con alcune aziende ed enti, in particolare Car Glass, azienda specializzata nella riparazione dei vetri delle vetture.
La sostituzione del parabrezza richiede infatti la calibrazione della telecamera ADAS installata sul vetro e la scrittura dei dati di calibrazione nelle centraline del veicolo. Non potendo scrivere direttamente tali dati, le officine Car Glass avrebbero dovuto portare la vettura in un centro autorizzato per completare la calibrazione, con maggiori costi e tempi di riparazione. La Corte di Giustizia Europea, a seguito di una causa avviata in Germania, si è pronunciata a favore delle officine indipendenti, stabilendo che i costruttori non possono ostacolare o impedire l’accesso ai dati agli operatori del mercato aftermarket. Altre sentenze hanno confermato che le restrizioni imposte dai produttori sono illegali, rafforzando il principio di libera e leale concorrenza nel settore della riparazione auto.
In Europa, la questione dell’accesso alle informazioni tecniche per i riparatori indipendenti è regolamentata da diverse normative. Il principio fondamentale è sancito dal Regolamento (UE) 2018/858, che stabilisce l’obbligo per i costruttori di veicoli di rendere disponibili, in modo non discriminatorio, tutte le informazioni necessarie per la diagnosi, la manutenzione e la riparazione dei veicoli. Questo include manuali tecnici, bollettini di servizio, informazioni sui ricambi e strumenti diagnostici.
Per garantire la sicurezza è stato introdotto il sistema SERMI (Security-related Repair and Maintenance Information), che regola l’accesso alle informazioni sensibili del veicolo, come quelle relative all’immobilizer. Per accedere a questi dati, i riparatori indipendenti devono ottenere una certificazione che attesti la loro affidabilità e competenza. Inoltre, il Regolamento (UE) 461/2010 e i suoi aggiornamenti hanno rafforzato ulteriormente i diritti delle officine indipendenti, vietando pratiche anti-competitive da parte dei costruttori che possano limitare la scelta del consumatore.
Le normative hanno cercato di ottenere il miglior compromesso possibile: permettere ai riparatori indipendenti di operare in modo competitivo rispetto alle officine autorizzate, garantendo al tempo stesso adeguati standard di sicurezza.
Questo significa che chi ha una officina di fiducia può continuare ad affidarsi ad essa anche per interventi complessi, come la sostituzione di una chiave o la riparazione di sistemi di sicurezza come ADAS e airbag.