Disabilità invisibili: cosa sono e quali conseguenze
Non tutte le disabilità sono visibili dall’esterno, e nonostante non siano immediatamente percepibili, influenzano profondamente la vita di milioni di persone, scontrandosi spes
Tra reunion, anniversari e nuovi tour, le band simbolo degli anni Novanta tornano al centro della scena. Non solo nostalgia: il ritorno di Subsonica, CSI, Litfiba, Marlene Kuntz e Bluvertigo racconta anche il bisogno di ritrovare una stagione culturale in cui la musica sapeva essere insieme popolare, sperimentale e controcorrente.
Uno spettro chiamato anni 90 si aggira per l’Italia, nel 2026: è quello degli anni 90. Uno spettro benigno, forse solo un po’ malinconico, che incarna l’attaccamento inguaribile della generazione dei cinquantenni di oggi nei confronti di quella che è stata, con tutte le sue contraddizioni e le sue storture, forse l’ultima epoca “felice” (tra mille virgolette) vissuta da chi era giovane allora. Sicuramente un periodo vibrante, per certi versi persino rivoluzionario, per quanto riguarda la musica nel nostro Paese. In particolare, il nuovo rock cantato in italiano, come si diceva ai tempi.
I segnali del ritorno di quel decennio, se non nello spirito sicuramente nei protagonisti, si susseguono a un ritmo che sembra quasi seguire la programmazione di un festival del 1996. Un fenomeno che sta riportando sotto i riflettori molte delle band che hanno segnato il rock italiano anni Novanta e che continuano a rappresentare un punto di riferimento per chi guarda alla musica indipendente italiana e alla controcultura italiana.
L’anno in cui, tra le altre cose, si formarono i Subsonica. La band guidata da Max Casacci nacque nella Torino effervescente e underground che aveva trovato la propria “zona liberata” lungo i Murazzi del Po. Proprio in quell’ambiente bohemienne, caotico ma estremamente creativo, fatto di locali, centri sociali e infinite nottate in riva al fiume, furono gettati i semi di una avventura musicale che ha appena festeggiato i suoi trent’anni in modo trionfale.
Torino si è infatti stretta intorno al gruppo che più di ogni altro l’ha rappresentata in questi decenni, celebrando i Subsonica con quattro concerti consecutivi andati tutti sold out alle Officine Grandi Riparazioni, una mostra e uno spettacolo teatrale a cura del music-teller Federico Sacchi che ne ha ripercorso le vicende. Qualcosa a metà tra una festa, una residenza artistica nella propria città e un rito collettivo trans-generazionale, che comunque non si esaurisce nel consolante ricordo dei bei tempi andati. La band, infatti, è più attiva che mai, ha ripreso slancio dopo qualche anno di appannamento e con il nuovo album Terre Rare, così come in parte già con il precedente Realtà aumentata, ha rilanciato decisamente in termini di ambizione artistica e capacità di stare al passo con i tempi. Nessuna resa dei conti, insomma, semmai il bilancio temporaneo di un percorso ancora aperto e un meritato momento “come eravamo”.
Se i Subsonica non se ne erano mai andati, i CSI avevano chiuso la loro storia nel 1999, là dove in un certo senso era iniziata. Nella Berlino in cui Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni si erano incontrati nei primi anni 80, dando vita a quei CCCP che dei CSI, nati ufficialmente nel 1992, furono il glorioso antefatto. La stessa Berlino nella quale i CCCP hanno dato il “la” alla reunion nel 2023, alla quale inevitabilmente fa ora seguito quella del Consorzio Suonatori Indipendenti. Pochi oggi ricordano il senso dell’arguto gioco di sigle che riprendeva la denominazione Comunità Stati Indipendenti seguita alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, elemento mitologico nella poetica di Ferretti e soci.
I CSI rappresentano forse il progetto più radicalmente politico e spiritualmente complesso di tutta la scena musicale anni Novanta. La voce ieratica di Giovanni Lindo, la scrittura densa e visionaria di Zamboni, la chitarra grattugiata di Giorgio Canali, il basso ipnotico di Gianni Maroccolo e l’elegante presenza vocale di Ginevra Di Marco avevano creato qualcosa di unico nel panorama italiano e non solo.
Dischi come Ko de mondo e Linea Gotica restano tra gli oggetti musicali più irriducibili e inclassificabili prodotti in Italia negli ultimi quarant’anni, mentre Tabula Rasa Elettrificata del 1997, che andò incredibilmente al primo posto nelle classifiche degli album, è il simbolo di una stagione irripetibile in cui “i matti avevano preso possesso del manicomio”. Il fatto che la reunion parta da Marzabotto, luogo simbolo della Resistenza e della memoria antifascista, non è casuale. I CSI sono stati a loro modo persino più politici di quanto fossero i CCCP, raccontando anche il lato oscuro di quel periodo, come la guerra civile in Jugoslavia e il dissolversi delle ideologie novecentesche.
Avendo citato Gianni Maroccolo, non si può non sottolineare come anche i Litfiba siano recentemente tornati in pista, per la prima volta dal 1989 nella formazione originaria di cui Maroccolo ha fatto parte. Gruppo cardine della new wave italiana, nei ’90 raccolsero i frutti commerciali dei semi artistici gettati nel decennio precedente. Ma i collegamenti e i fili intrecciati di quella scena sono molteplici, e passano anche attraverso la musica dei Marlene Kuntz. La band di Cuneo venne in qualche modo lanciata proprio dai CSI, che fecero la cover della loro Lieve nel 1994. Due anni dopo sarebbe uscito Il vile, disco fondamentale del rock alternativo italiano, che il gruppo di Cristiano Godano porta in tour proprio in occasione del trentennale. Sempre nel 2026, sono tornati sul palco insieme i Bluvertigo di Morgan con un concerto tutto esaurito all’Alcatraz della loro Milano. Non è la prima volta che si ritrovano, ma questa sembrerebbe quella buona e più convinta.
La nostalgia per gli anni Novanta non è un fenomeno esclusivamente italiano, né esclusivamente musicale. È un movimento globale che attraversa la moda, il cinema, i videogiochi, i social media. I quaranta/cinquantenni di oggi sono la prima generazione ad avere accesso immediato e permanente a tutto ciò che hanno amato da ragazzi. Il passato è sempre a portata di clic, sempre disponibile a essere riesumato con la nitidezza di un ricordo freschissimo. Rock band comprese. Ma è davvero solo nostalgia?
Gli anni Novanta rappresentano, per chi li ha vissuti come adolescente o giovane adulto, l’ultimo momento in cui la controcultura sembrava avere spazio e peso nel dibattito pubblico. Era un’epoca in cui le band alternative andavano in televisione su Rai 3 e su MTV, in cui si poteva essere radicali e popolari allo stesso tempo, in cui la musica italiana non si era ancora frammentata nella micro-nicchia o nella omologazione commerciale di massa che avrebbero caratterizzato i decenni successivi.
Il confronto con il presente, dominato dall’hip-hop commerciale, dalla trap, dai feat costruiti a tavolino, dalla musica come prodotto algoritmico, alimenta un senso di perdita che si traduce, quasi naturalmente, nel desiderio di risentire quei suoni, di ritrovare quei corpi sul palco. E quindi, lunga vita a Subsonica, CSI, Marlene Kuntz, Litfiba, Bluvertigo e a tutti gli altri protagonisti dell’ultimo decennio d’oro della musica alternativa.