Giovani: perché andare dallo psicologo non è più un tabù

Close to you


Giovani: perché andare dallo psicologo non è più un tabù

Il 59% dei giovani italiani definisce la propria generazione in difficoltà. Sanno di dover chiedere aiuto per superare ansia, depressione e migliorare la qualità dei rapporti. I risultati della ricerca Unipol Changes realizzata da Kkienn su un campione di Millennials e Generazione Z.

L’incertezza vissuta dai giovani italiani in molti aspetti della propria vita – lavoro che non si trova, precarietà, impossibilità a sviluppare progetti e a prendere impegni, e così via, con il prevedibile impatto sull’autostima, la qualità dei rapporti familiari, la relazione con il partner, ecc. – a lungo andare genera sofferenza.

Da tempo le ricerche osservano una crescente diffusione di diverse forme di disagio fra i giovani. L’isolamento sociale, imposto dalla pandemia, ha aggravato questa situazione. 

Attualmente il 47% dei giovani italiani dai 18 ai 34 anni dichiara di soffrire di un problema psicologico, contro il 53% che dichiara di stare bene.

Il disagio è così diffuso che è diventato un elemento identitario: i giovani si percepiscono come una generazione in difficoltà (59%).

Dalla descrizione del vissuto dei ragazzi, emerge un quadro poco confortante:

  • più della metà si sente teso ed affaticato: esaurito (56%), in ansia (57%), sotto pressione (58%), già stanco appena sveglio (63%).
  • circa la metà non sente di avere un controllo sulla propria vita: è in balia degli eventi (47%), fa ciò che è costretto a fare (52%), si sente insicuro o nervoso (50%), è deluso (49%)
  • un po’ meno della metà si descrive come depresso (43%) o triste (45%)

Due tipi di sofferenza

Il quadro diventa più chiaro analizzando le emozioni più diffuse: l’80% dei ragazzi indica emozioni negative, fra le quali prevalgono ansia (21%) ed incertezza (21%).

Se mettiamo in ordine le cause e gli effetti, la dinamica può essere così descritta:

  • all’origine di tutto sta una profonda incertezza su uno o più aspetti fondamentali della propria vita: il lavoro, il rapporto con i genitori, l’uscita dalla famiglia di origine e l’autonomia economica/abitativa, la relazione di coppia, il matrimonio, l’acquisto della casa, i figli, ecc.
  • la risposta individuale è l’ansia, causata dalla percezione di un pericolo (fallimento, esclusione, perdita, abbandono, ecc.), a sua volta associato a paura e talvolta a panico
  • se non risolta, l’incertezza dà origine a frustrazione e delusione
  • nel lungo periodo, soprattutto per le persone più fragili, la delusione sfocia in stanchezza, esaurimento, depressione.

Il lavoro che non c’è o che è precario e la conseguente incertezza esistenziale genera anche un altro genere di “sofferenza”: la perdita di fiducia negli altri.

Il 71% dei giovani ritiene che non ci possa fidare della maggior parte delle persone. Di chi non ci si può fidare? Dei datori di lavoro che approfittano del loro potere, della politica che non fa niente per risolvere la situazione, dei coetanei che il lavoro lo trovano perché hanno le amicizie giuste, di se stessi perché non si è saputo cogliere le opportunità, ecc.

La mancanza di fiducia negli altri è uno degli indicatori chiave di efficacia di un sistema sociale. Se le persone non si fidano degli altri riducono gli scambi, si chiudono, fanno prevalere la conflittualità e il sospetto. E questo aggiunge altra zavorra al nostro sistema.

Da un problema economico – il lavoro che non c’è o è precario – nasce un problema psicologico individuale e un problema culturale collettivo, ed entrambi aggravano il problema economico di partenza. 

Sul lettino dello psicoterapeuta

Non può stupire il fatto che la quota di giovani italiani che frequenta uno psicoterapeuta sia quasi doppia rispetto a quella degli adulti (11% contro 6%). Ciò li aiuterà a gestire l’incertezza e a stare meglio ma non migliora in alcun modo il problema di partenza.

Lo studio #Nuove Generazioni è stato realizzato per Unipol da Kkienn Connecting People and Companies

La parte dello studio trattato in questo articolo è disponibile qui.  

​E' composta da giornalisti professionisti che danno vita al magazine digitale del Gruppo Unipol, capace di proiettarsi nel futuro, raccontandolo in ogni sua forma.