AI e lavoro: trasformazione o sostituzione?

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AI e lavoro: trasformazione o sostituzione?

L’impatto della nuova tecnologia sul mondo del lavoro promette di essere rivoluzionario. Alcune professioni scompariranno ma la maggior parte subirà cambiamenti che ne muteranno il volto. L’importanza della formazione continua.

L’avanzata dell’intelligenza artificiale sta ridisegnando in profondità il mondo del lavoro. Sempre più spesso si parla di lavori che verranno sostituiti dall’intelligenza artificiale, ma il fenomeno è più complesso di una semplice “scomparsa” di professioni. Il numero di persone interessate da una trasformazione profonda è infatti enorme: secondo il rapporto Intelligenza artificiale: una riscoperta del lavoro umano della Fondazione Randstad AI & Humanities circa 10,5 milioni di lavoratori italiani sono «altamente esposti» ai rischi dell’automazione. Secondo uno studio dell’OCSE, circa il 27% dei lavoratori dei Paesi membri svolge mansioni ad alto rischio da questo punto di vista.

AI e lavoro: quali settori sono più esposti

Quando si analizzano i lavori che spariranno o che rischiano di finire nell’oblio con intelligenza artificiale, è difficile dare una risposta chiara. Più che di settori sarebbe corretto parlare di figure. Quelle più esposte all’automazione sono soprattutto impiegati nel settore informativo ovvero quelli che per anni abbiamo considerato “lavoro intellettuale di base” e che invece, sempre più spesso, si rivelano lavoro codificabile.  Per decenni abbiamo immaginato la tecnologia come una minaccia per il lavoro manuale. Oggi scopriamo che a essere più vulnerabili sono molte attività da ufficio: compilare, classificare, verificare, confrontare, rispondere, aggiornare, schedare, redigere bozze. 

In Italia, l’adozione dell’IA nelle imprese con almeno 10 addetti secondo ISTAT è passata dal 5% del 2023 all’8,2% del 2024, fino al 16,4% del 2025, mentre tra le grandi imprese è arrivata al 53,1%. È un salto netto, che fotografa una transizione ormai avviata secondo ISTAT. Ma la cosa più interessante è dove l’IA entra davvero nei processi aziendali: marketing e vendite nel 33,1% dei casi, processi amministrativi nel 25,7%, ricerca e sviluppo o innovazione nel 20%.

Il tema centrale quindi non è tanto la sostituzione, quanto la trasformazione del lavoro.

Automazione e trasformazione delle professioni

Parlare di AI e lavoro oggi significa comprendere un cambiamento strutturale: molte professioni verranno ridefinite e cambieranno caratteristiche.

L’automazione, infatti, spesso non elimina interi lavori, bensì singole mansioni. Questo porta a una redistribuzione delle attività all’interno delle professioni. Ad esempio:

  • un contabile utilizza software intelligenti per analisi predittive;
  • un medico integra strumenti di diagnosi assistita;
  • un operatore logistico gestisce sistemi automatizzati invece di svolgere attività manuali.

L’impatto sarà importante anche su professioni che nell’immaginario collettivo si possono considerare al riparo dal cambiamento: secondo i principali risultati emersi nel nuovo studio La professione docente nella scuola di domani, realizzato da EY in collaborazione con Sanoma Italia, entro il 2035, il 60% delle competenze richieste ai docenti italiani sarà ridefinito dall’impatto dell’intelligenza artificiale, della digitalizzazione e dall’evoluzione delle metodologie didattiche. Solo il 36% delle competenze rimarrà stabile. Ciò implica che la vera sfida non è difendere i lavori esistenti, ma accompagnare la loro evoluzione.

Le competenze che diventeranno centrali

Se alcune attività saranno automatizzate, altre diventeranno ancora più importanti. Le competenze richieste dal mercato del lavoro si stanno spostando verso ambiti meno replicabili dalle macchine.

Tra le più rilevanti troviamo.

  • Capacità critiche e decisionali: interpretare dati e prendere decisioni complesse.
  • Competenze relazionali: empatia, negoziazione, lavoro di squadra.
  • Creatività e problem solving: ideare soluzioni innovative.
  • Competenze digitali avanzate: gestione dell’AI, analisi dei dati, cybersecurity.

Secondo il secondo il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, entro il 2030 il 39% delle competenze core cambierà radicalmente e 59 lavoratori su 100 dovranno affrontare percorsi di upskilling e reskilling.

Rischi di disuguaglianza e polarizzazione

Uno degli effetti più discussi dell’intelligenza artificiale è il rischio di aumento delle disuguaglianze. I lavori che verranno sostituiti dall’intelligenza artificiale sono spesso quelli a bassa qualificazione, mentre le nuove opportunità richiedono competenze elevate.

Questo genera una polarizzazione del mercato del lavoro:

  • crescono i lavori altamente qualificati e ben retribuiti;
  • aumentano anche quelli poco qualificati e precari;
  • si riduce la fascia intermedia.

Politiche e formazione per il futuro del lavoro

Per affrontare le sfide legate all’AI e lavoro, servono strategie coordinate tra istituzioni, imprese e sistema educativo.

Le principali leve di intervento sono:

  • reskilling e upskilling: riqualificazione dei lavoratori attraverso formazione mirata.
  • formazione continua: aggiornamento costante lungo tutto l’arco della vita lavorativa.
  • politiche attive del lavoro: supporto alla transizione occupazionale.
  • investimenti in istruzione digitale: rafforzamento delle competenze STEM.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha previsto oltre 48 miliardi di euro per il raggiungimento degli obiettivi digitali.

Secondo la Commissione Europea, i Paesi che investono di più in formazione continua riescono a mitigare meglio gli effetti negativi dell’automazione, trasformando il rischio in opportunità.

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