Sono le invenzioni scientifiche al femminile rimaste quasi nell’ombra o peggio attribuite volontariamente agli uomini: ecco perché bisogna cambiare narrazione.
Le invenzioni di donne hanno avuto un impatto determinante sul progresso scientifico e tecnologico, anche se per lungo tempo il loro contributo è stato sottovalutato o ignorato. Dalla ricerca teorica alle applicazioni pratiche, molte innovazioni fondamentali portano la firma femminile. Tuttavia, la narrazione dominante ha spesso escluso queste protagoniste, creando una visione incompleta della storia dell’innovazione. Raccontare oggi le invenzioni di donne significa non solo restituire merito a chi lo ha perso, ma anche offrire nuovi modelli e stimolare una maggiore inclusione nel mondo scientifico e tecnologico.
Donne e invenzioni tecnologiche nella storia
Quando si parla di donne e invenzioni tecnologiche, emergono esempi straordinari: dal primo algoritmo ideato nel Diciannovesimo secolo dalla matematica britannica Ada Lovelace destinato ad essere elaborato dalla macchina analitica di Charles Babbage – che possiamo considerare “antenata” dei moderni computer – a Hedy Lamarr, più nota come attrice di Hollywood ma anche pioniera delle tecnologie wireles sviluppate nel corso della Seconda Guerra Mondiale , dimostrano come il contributo femminile sia stato decisivo nello sviluppo di strumenti che oggi consideriamo indispensabili.
Perché molte innovatrici sono state invisibilizzate
Nonostante questi risultati, molte inventrici sono rimaste nell’ombra. Brevetti registrati a nome di uomini, esclusione dai contesti accademici e barriere strutturali hanno limitato il riconoscimento del loro lavoro. Questa invisibilità ha contribuito a costruire una narrazione dell’innovazione incompleta e distorta. Si parla in questo caso di Matilda Effect che descrive la tendenza a negare o minimizzare i contributi delle donne ricercatrici, attribuendo i loro risultati ai colleghi maschi. Numerose le vittime:
- Rosalind Franklin: Il suo lavoro fondamentale sulla struttura del DNA è stato cruciale per Watson e Crick, che hanno ricevuto il Nobel senza darle il dovuto riconoscimento.
- Lise Meitner: Ha contribuito in modo determinante alla scoperta della fissione nucleare, ma il Nobel per la Chimica del 1944 è andato solo al suo collaboratore Otto Hahn.
- Jocelyn Bell Burnell: Ha scoperto le pulsar, ma il Premio Nobel per la Fisica del 1974 è stato assegnato al suo supervisore.
Donne e tecnologia oggi
Oggi il rapporto tra donne e tecnologia è in evoluzione. La presenza femminile nelle discipline STEM cresce, ma resta inferiore rispetto a quella maschile. Tuttavia, emergono sempre più figure di leadership che stanno cambiando il volto dell’innovazione, anche in ambiti complessi come l’intelligenza artificiale.
Fei-Fei Li è una delle massime esperte mondiali di intelligenza artificiale, mentre l’italiana Fabiola Gianotti guida il CERN, uno dei centri di ricerca più importanti al mondo. E che dire di Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna vincitrici del premio Nobel per la chimica ne 2020, per aver sviluppato la tecnologia di editing genetico CRISPR-Cas9.
Secondo l’Ufficio europeo dei brevetti (Epo) pubblicato in vista della Giornata internazionale della donna, l’8 marzo 2026, l’Italia è al tredicesimo posto nella classifica europea per laureate nelle discipline Stem, il 39,3% del totale nel 2023.
La narrazione dell’innovazione può cambiare?
Cambiare il racconto dell’innovazione è fondamentale per superare stereotipi ancora diffusi. Media, scuola e divulgazione scientifica hanno un ruolo chiave nel rendere visibili le storie delle donne che hanno contribuito al progresso tecnologico. Dare spazio alle storie dimenticate significa offrire una visione più equa e realistica del progresso tecnologico. Ma anche diffondere i numeri: la presenza di donne nel Paese che brevettano nelle materie Stem, sempre secondo Epo, è del 14,7%. Una percentuale ancora piuttosto bassa, è vero, ma pur sempre un punto in più rispetto alla media europea.
Una narrazione più inclusiva permette di restituire una visione più realistica della storia, mostrando come l’innovazione sia sempre stata un processo collettivo e non esclusivamente maschile. Riscoprire le figure dimenticate significa anche ampliare l’immaginario culturale e offrire nuovi punti di riferimento utili in particolare alle nuove generazioni.
Riconoscimento e modelli per le nuove generazioni
Valorizzare le invenzioni di donne non è solo una questione di giustizia storica, ma anche una leva per il futuro. Le figure femminili nella scienza diventano modelli concreti per le nuove generazioni. La presenza di role model contribuisce a orientare le scelte formative e professionali, riducendo il divario di genere nelle discipline STEM. Quando ragazze e giovani studenti vedono donne in ruoli di leadership, aumenta la percezione di accessibilità a questi percorsi. In questo senso, raccontare le storie delle innovatrici significa anche costruire un ecosistema più inclusivo, capace di valorizzare talenti diversi e favorire un progresso realmente condiviso.