Brand & Reputation Day 2026: quando la promessa incontra la prova

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Brand & Reputation Day 2026: quando la promessa incontra la prova

Il percorso decennale di Unipol Reputation Program ha portato all’integrazione strategica tra ciò che il Gruppo Unipol promette e ciò che dimostra. Dai media agli investitori, fino a clienti e dipendenti, emerge una linea chiara: la fiducia si consolida solo quando la narrazione si traduce in evidenze concrete.

C’è un momento, nei percorsi che durano nel tempo, in cui misurare e mettere in relazione diventano sempre più centrali per generare valore. È in questa traiettoria che si inserisce l’evoluzione del tradizionale Reputation Day in Brand & Reputation Day nel 2026: non un semplice cambio di nome, ma un ampliamento di prospettiva.

Da oltre un decennio, l’Unipol Reputation Program osserva, ascolta e restituisce il modo in cui il Gruppo viene percepito. Quest’anno, però, la lente si allarga. Alla reputazione si affianca in modo esplicito il brand, riconoscendolo come l’altra metà di un sistema che genera valore. Se la reputazione è ciò che gli altri vedono e giudicano nel tempo, il brand è ciò che l’azienda sceglie di raccontare, la promessa che decide di fare al mondo.

Questa integrazione non è un esercizio teorico. È un passaggio strategico, perfettamente coerente con il Piano Stronger. Faster. Better., dove brand e reputazione vengono trattati come un unico asset intangibile capace di orientare le aspettative e, allo stesso tempo, di dimostrarne la credibilità. Quando le due dimensioni si allineano, accade qualcosa di potente: la fiducia si trasforma in preferenza, e la preferenza in risultati concreti. Quando invece si disallineano, si apre uno spazio fragile tra promessa e percezione, dove il valore rischia di disperdersi.
È proprio in questo spazio che si inserisce il senso profondo del Brand & Reputation Day: non solo raccontare come siamo percepiti, ma comprendere quanto siamo coerenti con ciò che diciamo di essere.

Dall’ascolto all’azione: le voci degli stakeholder

Il valore del Unipol Reputation Program prende forma concreta quando gli insight diventano azione. Non come esercizio teorico, ma come processo diffuso, in cui ogni stakeholder owner contribuisce a leggere, interpretare e orientare le scelte. Le loro voci, se lette insieme, compongono una traiettoria coerente.

Il primo tassello arriva dal pubblico generale, dove emerge con chiarezza il tema dell’allineamento tra identità e percezione. Come evidenzia Gianmaria Restelli, Responsabile External Communication and Corporate Image: «Nel 2025 la percezione di Unipol evidenzia una reputazione saldamente in area ‘strong’ e ben al di sopra della media di settore. Il General Public riconosce innovazione, affidabilità e prossimità: elementi coerenti con il posizionamento di Unipol come player “sempre un passo avanti”, vicino alle persone e concreto nelle risposte. L’insight più rilevante è proprio questo: l’allineamento tra brand e reputazione, tra ciò che promettiamo e ciò che viene percepito. Quando accade, la fiducia diventa preferenza e la preferenza diventa business».

Su questa base già solida si apre uno spazio di evoluzione: rendere ancora più incisivo il racconto su innovazione e valore, in particolare verso i segmenti più giovani, ampliando così il raggio della reputazione. Se il pubblico generale conferma la coerenza, il mondo dei media introduce una richiesta più esigente: quella della dimostrazione. Come sottolinea Fernando Vacarini, Responsabile Media Relations: «Il vero rischio non è la reputazione in sé – che resta eccellente – ma la credibilità nel dibattito pubblico. Gli Opinion Maker chiedono più accesso diretto al management, maggiore trasparenza sulle scelte e soprattutto prove concrete, in particolare su temi come innovazione ed execution del Piano. Il Gruppo è riconosciuto per la sua thought leadership e per il ruolo proattivo sui tavoli chiave, ma il successo dipenderà dalla capacità di rendere visibili i cambiamenti e i vantaggi generati per gli stakeholder».

Qui la linea si sposta: non basta essere percepiti come autorevoli, serve rendere tangibile l’impatto delle scelte, trasformando la narrazione in evidenza.
Lo stesso principio di concretezza si ritrova nella comunità finanziaria, dove la fiducia si fonda su basi misurabili e continuative. Come evidenzia Alberto Zoia, Responsabile Investor Relations: «Il Gruppo Unipol si caratterizza per un’eccellente marginalità combinata a una robusta solidità patrimoniale, fattori che consentono di sostenere un’attraente politica di dividendi e di mantenere un profilo resiliente anche in scenari di elevata volatilità. La credibilità è ulteriormente rafforzata dalla capacità storica di raggiungere e superare i target di piano. Questi elementi, insieme alla leadership nel mercato assicurativo italiano e a una crescente trasparenza nella comunicazione, costituiscono i pilastri della relazione con gli stakeholder».

Performance, execution e trasparenza diventano così un unico linguaggio, che rafforza nel tempo la credibilità e orienta le scelte future.
Dal fronte istituzionale, la riflessione si sposta ancora, entrando nella dimensione della relazione. Come sottolinea Stefano Genovese, Responsabile Institutional & Public Affairs: «Dalle Istituzioni emerge un riconoscimento della solidità del Gruppo, accompagnato da una crescente richiesta di garanzie concrete. Se la fiducia è la percezione di competenza e affidabilità nel tempo, la rassicurazione riguarda la capacità di garantire continuità, responsabilità e valore nel lungo periodo. Questo richiede un presidio reputazionale orientato alla capacità di tradurre l’ascolto in azione concreta, umanizzando i rapporti con le Istituzioni attraverso una relazione one-to-one, mediante incontri e colloqui mirati, momenti di confronto diretto e iniziative che favoriscano dialogo, ascolto e costruzione di fiducia reciproca».

La reputazione istituzionale si costruisce quindi sempre più nella prossimità: meno distanza formale, più dialogo diretto e continuativo.
Con i clienti, il racconto entra nel momento più concreto e decisivo, quello della verifica. Come evidenzia Alberto Federici, Chief Marketing & Commercial Communication Office: «Nel nostro settore il giudizio si forma spesso molto tempo dopo l’acquisto, quando si verifica un imprevisto. È per questo che è fondamentale esserci nel momento in cui il cliente ha bisogno. Non è un caso che tra le priorità emerse ci sia l’affidabilità e l’accessibilità del servizio clienti. La gestione tempestiva del sinistro è uno dei fattori più importanti ed è, per Unipol, fra quelli con le valutazioni più alte, in miglioramento rispetto al 2024. Questo dimostra la nostra capacità di mantenere la promessa fatta al momento dell’acquisto».

Qui la reputazione prende forma nella realtà: non nel racconto, ma nella risposta concreta, quando il cliente ne ha davvero bisogno.
A fare da ponte tra promessa e esperienza quotidiana è la rete agenziale, come sottolinea Domenico Siciliano, Head of Agency Network: «La rete agenziale Unipol è la più grande in Italia ed è il principale asset della Compagnia, il punto di contatto diretto tra brand e realtà. Unipol si impegna continuamente a fornire un servizio evoluto e completo di offerta, di assistenza, di formazione, di marketing ed inoltre sono numerose le iniziative finalizzate a rafforzare il senso identitario e di appartenenza degli Agenti. I risultati della survey ci consentono di mettere a fuoco la percezione verso la mandante: gli indicatori evidenziano un forte apprezzamento su prodotto, offerta e sistema remunerativo. Allo stesso tempo emerge la necessità di rendere più efficaci le azioni su temi come salute, inclusione e cambiamento climatico. È significativo anche il fatto che la percezione sia eterogenea lungo il territorio e tra le diverse fasce di età».

Questa variabilità diventa un’indicazione chiara: ascoltare, adattare, rendere la promessa sempre più coerente nei diversi contesti in cui prende forma.
All’interno dell’organizzazione, infine, il punto di vista dei dipendenti completa il quadro, come evidenzia Silvia Lazzari, Chief Human Resources Officer: «Nel 2025 l’allineamento strategico dei dipendenti resta elevato: le persone riconoscono la solidità del Gruppo, con innovazione e performance come pilastri distintivi. I dati ci dicono che la direzione strategica è chiara e compresa. Gli indicatori di orgoglio, identità e significatività del lavoro sono positivi e il brand è riconosciuto e condiviso. Gli obiettivi del Piano Stronger Faster Better vedono un forte investimento in competenze, ricambio generazionale e sviluppo delle persone, temi percepiti trasversalmente come centrali. Il capitale umano è quindi sempre forte e al centro dell’attenzione: la sfida sta nel rendere tutto ciò che facciamo pienamente leggibile nel vissuto di ogni giorno, in particolare sul tema del riconoscimento, per migliorare la chiarezza del legame tra contributo, performance e reward. Su questo vogliamo e dobbiamo lavorare: spiegare, ascoltare, rendere più visibili e comprensibili le scelte, facendo anche ulteriormente leva sul ruolo dei Responsabili».

Il punto, qui, è rendere più leggibile e tangibile ciò che già esiste, traducendo strategia e valori in esperienza quotidiana.
A completare questo percorso si inserisce infine la prospettiva della comunità, dove il tema della credibilità passa dalla capacità di costruire relazioni nel tempo. Come evidenzia Luca Giordano, Responsabile Corporate Social Responsibility: «Parlare di patrimonio relazionale non è una formula di rito nel caso di Unipol; il modo in cui il Gruppo ha costruito e coltivato nel tempo le connessioni con i propri stakeholder è frutto di una volontà radicata di conoscere, comprendere e co-costruire. Unipol adotta un modello di relazione strutturato e diffuso, di cui sono esempio i Consigli Regionali Unipol, 21 organismi territoriali che coinvolgono oltre 200 organizzazioni e favoriscono confronto e sviluppo su temi chiave per il futuro delle comunità, come bisogni sociali, sanitari e previdenziali. Portare avanti questo modello richiede coerenza con la visione del Gruppo, dedizione, strutturazione e disseminazione: rafforzare queste capacità al nostro interno è la linea di lavoro prioritaria per continuare a generare valore per e con gli stakeholder sui territori».

È proprio in questo modello che si gioca la credibilità dell’impegno per preservare nel tempo il capitale sociale distintivo del Gruppo.

Dove nasce il valore

Il Brand & Reputation Day segna quindi un passaggio importante: dalla misurazione alla integrazione, dalla lettura alla responsabilità diffusa. Perché alla fine la reputazione non è un racconto che si controlla, ma una conseguenza che si costruisce. E il brand non è una dichiarazione, ma una promessa che chiede ogni giorno di essere mantenuta. Nel punto in cui queste due dimensioni si incontrano, nasce qualcosa di più di un evento annuale: nasce un modo più consapevole di guidare il valore.

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​Sono Responsabile Corporate Reputation and Digital PR Gruppo Unipol. La reputation è il mio cup of tea da quando ho capito che si fonda sulla corrispondenza lineare tra pensiero-parola-azione, che è anche il mio mantra nella vita. Giornalista pubblicista, adoro la fantascienza, mi farei ibernare pur di esserci quando il futuro arriverà.​